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Arbachakov il primo professionista russo campione mondiale.La storia

Forse non tutti gli appassionati si ricorderanno chi sia stato il primo pugile dell'ex Unione Sovietica ha laurearsi campione mondiale tra i professionisti.
Risposta: Yuri Arbachakov (23-1 16 ko), a giudizio di chi vi scrive il miglior peso mosca di tutti i tempi, che il 23 giugno 1992 a Tokyo, battendo per KO alla ottava ripresa il thailandese Munchai Kittikasem, diventava campione WBC.
Pugile fenomenale Arbachakov, definito il "computer umano" che abbinava ad una eccellente tecnica di base, tipica della scuola russa, alla precisione e alla varietà dei suoi colpi. una grande devastante potenza nei pugni, dote non usuale tra i pesi mosca.
Arbachakov nasce il 22 ottobre 1966, a Kezes, un villaggio russo boscoso situato sulle pianure siberiane, in una regione in cui è impossibile censire con assoluta certezza il numero degli abitanti. 
Yuri è l'ultimo nato di una famiglia "allargata" formata da dieci figli. I suoi genitori venivano da precedenti esperienze matrimoniali e ognuno di loro si era portano in dote dalla precedente relazione quattro fratelli ciascuno.  
Come tutti i ragazzi ha iniziato a frequentare la scuola dell'obbligo nella vicina città di Tastagol che, nel suo programma di educazione fisica, prevedeva un corso di insegnamento dei fondamentali del pugilato, materia per la quale il piccolo Yuri dimostrò di avere una  predisposizione naturale..
Successivamente decide di proseguire gli studi iscrivendosi al "Taštagol Mining College" istituto che prepara i giovani siberiani ad inserirsi nel mondo del lavoro all'interno dell'attività economica primaria della regione, quella mineraria.
Ma la passione per il pugilato si è radicata dentro di lui e dopo l'apprendimento dei fondamentali passa a frequentare con assiduità una palestra dove alla teoria e alle figure aggiunge sempre più numerose sedute di guanti.
I suoi allenatori restano stupefatti, non credono a quello che vedono: eccellente coordinazione, tecnica impeccabile, rapidità di mani e di piedi, potenza devastante. A questo si aggiunge l'etica e la dedizione al lavoro e al sacrificio.
Si rendono conto di avere un ragazzo con le stimmate del fuoriclasse e il suo nome viiene immediatamente segnalato ai tecnici federali.
Terminati gli studi, prima di dedicarsi esclusivamente alla sua carriera pugilistica, Arbachakov deve adempiere ai suoi doveri civili dedicandosi ad un periodo di lavoro obbligatorio nell'esercito sovietico.
In quel contesto avviene la prima svolta della sua vita.
Entra a far parte della "Armata rossa"  dove ha la fortuna di conoscere il maestro e allenatore di pugilato  Vladimir Petrovic Kuregeshev.
Da quel momento i due formeranno un tandem inscindibile.
Yuri si fida di lui e Il coach lo guiderà in modo ineccepibile in tutto il suo percorso dilettantistico.
Dal 1985 inizia a partecipare ai campionati assoluti sovietici, che vincerà per la prima volta nel 1989. Numerosi saranno invece i successi sia ai campionati siberiani che in diversi tornei internazionali dove viene iscritto in rappresentanza dell'Unione Sovietica..
In proiezione giochi di Seoul 1988, Yuri, trova sbarrata la strada dall'armeno Nshan Munchyan che lo supera in diverse occasioni e soprattutto nella semifinali dei campionati nazionali del 1987, test decisivo in funzione olimpica.
Ma tra la sorpresa generale a rappresentare l'URSS a Seoul non saranno ne Arbachakov, ne Munchian bensì il moldavo Timofey Skryabin, che raggiunge le semifinale dove verrà eliminato dal coreano del sud Kwang-Sun Kim, vincitore della medaglia d'oro.
Con la vittoria ai campionati nazionali del 1989, Arbachakov diventa così titolare indiscusso della nazionale sovietica.
Proprio in quell'anno é in programma, proprio a Mosca, la quinta edizione dei mondiali dilettanti, torneo che Yuri si aggiudica battendo in finale, di strettissima misura (18-17), il cubano Pedro Orlando Reyes, ex campione mondiale, dopo aver eliminato nei preliminari il fortissimo ungherese Janos Varadi, con un terribile KO alla seconda ripresa.
La vittoria ai mondiali era stata preceduta da un altro trionfo, quello degli europei di Atene dove in finale superò proprio Varadi.
    
Ma in quegli anni sono in corso avvenimenti storici-politici epocali.
La caduta del muro di Berlino, la Perestrojka di Mikail Gorbaciov e la conseguente dissoluzione dell'impero sovietico, cambiano il corso della storia.
Per lo sport in generale e per il pugilato nello specifico, si aprono scenari sino ad ora inesplorati per gli atleti dell'Europa dell'est, dove il professionismo, salvo qualche rarissima eccezione (Laszlo Papp, Mate Parlov e Slobodan Kacar), era bandito.
Le grandi organizzazioni mondiali iniziano a interessarsi a quell'enorme bacino d'utenza quale è l'ex Unione Sovietica.
Tra queste compagnie vi è la Giapponese Kyoei Promotion che, in primis, ingaggia il s.leggero Vyacheslav Yanovskiy, medaglia d'oro ai giochi di Seoul, incaricandolo di presenziare ai mondiali di Mosca per individuare e reclutare potenziali campioni.
Pochi giorni dopo il suo trionfo Arbachakov viene avvicinato da Yanovskiy che gli propone di traferirsi in Giappone dove gli verrà garantito dal Kyoei uno stipendio mensile di 2.200 $, oltre le borse. Una cifra considerevole per un cittadino sovietico in quel periodo.
Dopo essersi consultato con il fido Kuregeshev e considerando che non avere certezze tra tre anni di essere il titolare ai giochi di Barcellona, Yuri, assieme ai compagni di nazionale Olzubek Nazarov, Ruslan Taramov, Ramzan Sabiev e Vyacheslav Yanowsky decide di accettare l'offerta del Kyoei Gym e di emigrare nel paese del sol levante. Alexander Zimin sarebbe stato il loro coach e il loro punto di riferimento.  
Con la classica valigia di cartone, piena di sogni Arbachakov arriva in Giappone, iniziando come sua abitudine a lavorare a testa bassa con serietà in palestra.  
Il 1 febbraio del 1990 sul ring della Kokugikan Arena di Tokyo, Yuri fa il suo esordio senza maglietta contro il filippino Allan Tanaka, che viene fermato dall'arbitro nel corso della terza ripresa.
Il debutto del pugile russo è stato un successo. Pubblico e critica sono entusiasti. Anche da professionista In lui si intravedono le stimmate del fuoriclasse, del predestinato al successo. 
Dopo altre vittorie di routine, tutte prima del limite, il suo staff ritiene che si possa alzare l'asticella del grado di difficoltà e al sesto incontro da pro Arbachakov viene messo di fronte al filippino Rolando Bohol, ex campione IBF che subisce un terribile KO alla seconda ripresa.
In questa occasione, oltre alle doti tecniche e alla potenza nei pugni già conosciute, il campione russo mette in mostra una notevole intelligenza pugilistica che gli ha permette di mandare fuori misura gli attacchi sconsiderati del filippino contrattaccando a sua volta con grande efficacia sino al momento del KO.
      
Dopo la successiva, ennesima vittoria per KO sul coreano del sud, Hyun Ki Lee, Yuri si è talmente ambientato al punto di sentirsi giapponese a tutti gli effetti, anche se non all'anagrafe.
In onore del paese che lo ospita e della compagnia che lo ha scoperto e ricoperto di dollari, Arbachakov assume l'appellativo di "Yuri Ebihara", in memoria di Hiroyuki Ebihara, primo pugile del Kyoei Gym, nel 1969, a laurearsi campione mondiale tra i mosca WBA.
Dopo aver preso la residenza in Giappone, nel 1991 Yuri da l'assalto al titolo nazionale della categoria ottenendo l'ennesimo successo, anche questo prima del limite, a spese di Takahiro Mizuno, titolo che difenderà in una occasione battendo Shun Hazama.
Seguono altre due vittorie sui thailandesi Samanchai (primo avversario che gli resiste in piedi) e Suvatchai Chalermsri che completano il processo di maturazione del pugile russo che ora è pronto ad dare l'assalto al titolo mondiale.
Campione in carica per la versione WBC, quella più prestigiosa, è il thailandese Muangchai Kittikaem, già campione tra i mini mosca IBF, ostico avversario dello statunitense Michael Carbajal a cui lascerà la cintura, detentore del titolo dal 91 quando sconfisse il connazionale Sot Chitalada, altro magnifico elemento, titolo in seguito difeso contro Jung Koo Chang, Alberto Jimenez e in rivincita con lo stesso Chitalada.
Kittikasem viene convinto, dietro pagamento di una lauta borsa e l'impegno a concedere un eventuale rivincita, ad accettare la trasferta in terra giapponese.
L'incontro viene così programmato per il 23 giugno 1992 alla Kokugican Arena di Tokyo.     
Davanti ad un impianto gremito all'inverosimile, Arbachakov inizia il match all'attacco, mettendo in mostra una tecnica impeccabile, un ritmo elevato, con il continuo utilizzo del jab, tattica studiata a tavolino per sondare l'efficacia della difesa del campione in carica che appare teso e agitato.
Dopo una seconda ripresa dominata del russo, nel terzo round Kittikasem centra il volto dello sfidante mettendolo a terra. Arbachakov, pur scosso, si rialza immediatamente. Passato il momento difficile il russo riprende in mano il match colpendo in più di un occasione con efficacia Kittikasem che dopo aver visibilmente accusato un montante subisce anche lui un atterramento.  
Il match termina praticamente qui. Nelle riprese successive continua il dominio del siberiano che alla ottava ripresa quando Kittikasem, oramai stremato, viene messo KO.
Yuri Arbachakov Yuri Arbachakov
Yuri Arbachakov diventa così il primo pugile dell'ex Unione Sovietica a laurearsi campione mondiale tra i professionisti, titolo che difenderà in dieci occasioni.
La Kyoei Promotion gioisce per l'investimento tecnico-economico vincente.  

A quattro mesi di distanza dalla conquista del titolo Arbachakov sale nuovamente sul ring, questa volta in veste di campione mondiale.  Il 20 ottobre 1991 alla Korakuen Hall di Tokyo, viene messo di fronte al sud coreano Yoon Un Jin che si presenta al cospetto del neo campione mondiale, imbattuto e con un record con un alta percentuale di successi prima del limite, 27-0,18 KO.

Pur con tutta la sua buona volontà e con tutte le buone intenzioni, il nativo di Seoul nulla può al cospetto del fuoriclasse siberiano che mette in mostra un repertorio completo dove schemi offensivi e difensivi, oltre che alla risputa potenza nei pugni, si integrano in   un intreccio armonioso. 

Arbachakov ha letteralmente bombardato il suo avversario per tutta la durata del match alternando colpi al corpo e al viso e bloccando sul nascere, con l'uso sistematico del jab, le iniziative del coreano. Solo il coraggio e la determinazione permetteranno a Yoon di terminare il match in piedi.

Archiviata la pratica coreana è arrivato il momento per Yuri e il suo staff di onorare l'impegno preso al memento della firma del contratto, concedendo la rivincita a Kittikasem.

Bisogna andare a combattere in Thailandia, a Lop Buri, paese dove il solo modo per uscire vincitori è quello di mettere fuori combattimento il pugile locale.

C'è molta apprensione nel clan del giapponese, ma anche in questa occasione Arbachakov dimostra di avere oltre le già note qualità anche la personalità per andare ad imporre il proprio pugilato in trasferta.

Anche e sopratutto in questa difficile occasione Yuri è fantastico. Un autentico carrarmato che chiude il match alla ottava ripresa imponendo tre atterramenti al malcapitato Kittikasem.

Cinque mesi più tardi, tocca ad un altro combattivo coreano, Nam-Hoon Cha, affrontare a Kyoto il campione in carica. Anche per lui destino segnato. La sola determinazione non può essere un arma vincente da opporre ad un campione come "Yuri Ebihara" che si impone ai punti per decisione unanime.

Dopo una vittoria per KO alla nona ripresa si Hiroshi Kobayashi, in un match senza titolo in palio, è la volta dell'arrembante argentino Hugo Rafael Soto, (39-1-2, 25 KO), match fissato per il 1 ° agosto del 1984, sul ring del Ariake Colosseo di Tokyo. Anche per lui niente da fare. Nonostante qualche buona combinazione messa a segno. alla fine della ottava ripresa, Soto, privo di volontà e di energie, deve arrendersi al cospetto del mostro siberiano, e al suo pugilato scientifico.

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Come i suoi precedenti sfidanti anche il messicano Oscar Arciniega, classico e lineare combattente messicano si presenta in Giappone armato dei migliori propositi, mostrando coraggio e determinazione, doti che gli permetteranno di terminare in piedi il match.

Il prossimo avversario sarà per Yuri un osso durissimo da masticare.

Sulla sua strada appare infatti il thailandese Chatchai Sasakul, n. 1 della classifica, olimpionico a Seoul 1988 dove nei quarti di finale venne eliminato dall'ungherese Robert Isasgezi.

L'incontro conferma i timori della vigilia, Sasakul è uno sfidante fortissimo, ma Arbachakov dimostra ancora di essere l'imbattibile campione, imponendosi con un verdetto unanime ai punti (116-112, 116-114 e 117-113). Grazie a questo successo il campione russo compare per la prima volta, al sesto posto, nella classifica dei migliori P4P compilata dal mensile specializzato "The Ring magazine".

L'anno 1996, si rivelò un punto di svolta, purtroppo negativo, nella carriera del russo-giapponese. Dopo aver difeso il titolo con successo in ben due occasioni, superando ai punti il  messicano, Raul Juárez  e con un KO tecnico alla nona ripresa il giapponese Puma Toguchi, arrivano le cattive notizie.

Arbachakov si rompe la mano destra nel momento di portare il colpo del definitivo KO sul malcapitato Toguchi 

L'infortunio richiede due interventi chirurgici difficili e dolorosi e un lungo periodo di riposo e di riabilitazione. Oltre a questo il siberiano inizia a risentire del peso di oltre 20 anni di attività, tra dilettantismo e professionismo. Il campione dei pesi mosca è stanco, fisicamente e mentalmente e vorrebbe porre fine alla sua carriera. Anche il suo allenatore (Alexander Zimin) si rende conto dello stato di saturazione del suo allievo, ma riesce a convincerlo a difendere il suo titolo per l'ennesima volta.

Ad un anno di distanza dall'ultimo match disputato, il 12 novembre 1997 a Sapporo, sede dei giochi olimpici invernali del 1972, concede la rivincita a Sasakul, che nel frattempo, nel periodo di inattività del siberiano, aveva conquistato la cintura "ad interim".

Quello che sale sul ring è la brutta copia dell'Arbachakov che conoscevamo. La mano è perfettamente guarita, ma non sprigiona più la potenza dei giorni migliori. L'anno di inattività si fa sentire e Sasakul ha gioco facile ad imporsi ai punti. Yuri dimostra anche in questo caso la sua intelligenza e al suono dell'ultimo gong, senza dover aspettare il verdetto, sa già di aver perso.

Un buffetto amichevole al volto del rivale sancisce il passaggio di consegne. 

Qualche mese più tardi Yuri nel corso di un intervista dichiara che Sasakul è stato l'avversario più forte che ha affrontato nel corso della sua carriera sia dilettantistica che professionistica.

La carriera di Yuri Arbachakov si chiude qui, con questa sconfitta che poteva essere evitata, con.un record amatoriale di 165-21 e professionale di 23-1, con 16 KO, lasciando nella memoria degli appassionati il ricordo incancellabile di un campione dalla tecnica impeccabile e dalla potenza micidiale con la precisione e l'efficacia di un laser.

A modesto giudizio di chi vi scrive il miglior peso mosca di tutti i tempi.

La vita di Yuri è naturalmente continuata. Egli, insieme alla sua moglie giapponese Kayok, intraprese, con scarsi risultati come capita purtroppo a molti sportivi una volta terminata la carriera,una attività imprenditoriale in Giappone.

Successivamente si è trasferì con la famiglia a San Pietroburgo in Russia dove è diventato uno dei funzionari della Professional Boxing Federation e dove svolge l'attività di allenatore. 

Occasionalmente fa visita alla sua regione di nascita del Kemerovo Oblast, dove, in suo onore, dal 1993 si tiene un torneo di pugilato dilettantistico.

Il suo villaggio di Kezes gli ha invece intitolato una strada, giusto riconoscimento ad un campione che ha lasciato nei suoi concittadini un impronta ed un ricordo indelebile.  

Max

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