
A quattro mesi di distanza dalla conquista del titolo Arbachakov sale nuovamente sul ring, questa volta in veste di campione mondiale. Il 20 ottobre 1991 alla Korakuen Hall di Tokyo, viene messo di fronte al sud coreano Yoon Un Jin che si presenta al cospetto del neo campione mondiale, imbattuto e con un record con un alta percentuale di successi prima del limite, 27-0,18 KO.
Pur con tutta la sua buona volontà e con tutte le buone intenzioni, il nativo di Seoul nulla può al cospetto del fuoriclasse siberiano che mette in mostra un repertorio completo dove schemi offensivi e difensivi, oltre che alla risputa potenza nei pugni, si integrano in un intreccio armonioso.
Arbachakov ha letteralmente bombardato il suo avversario per tutta la durata del match alternando colpi al corpo e al viso e bloccando sul nascere, con l'uso sistematico del jab, le iniziative del coreano. Solo il coraggio e la determinazione permetteranno a Yoon di terminare il match in piedi.
Archiviata la pratica coreana è arrivato il momento per Yuri e il suo staff di onorare l'impegno preso al memento della firma del contratto, concedendo la rivincita a Kittikasem.
Bisogna andare a combattere in Thailandia, a Lop Buri, paese dove il solo modo per uscire vincitori è quello di mettere fuori combattimento il pugile locale.
C'è molta apprensione nel clan del giapponese, ma anche in questa occasione Arbachakov dimostra di avere oltre le già note qualità anche la personalità per andare ad imporre il proprio pugilato in trasferta.
Anche e sopratutto in questa difficile occasione Yuri è fantastico. Un autentico carrarmato che chiude il match alla ottava ripresa imponendo tre atterramenti al malcapitato Kittikasem.
Cinque mesi più tardi, tocca ad un altro combattivo coreano, Nam-Hoon Cha, affrontare a Kyoto il campione in carica. Anche per lui destino segnato. La sola determinazione non può essere un arma vincente da opporre ad un campione come "Yuri Ebihara" che si impone ai punti per decisione unanime.
Dopo una vittoria per KO alla nona ripresa si Hiroshi Kobayashi, in un match senza titolo in palio, è la volta dell'arrembante argentino Hugo Rafael Soto, (39-1-2, 25 KO), match fissato per il 1 ° agosto del 1984, sul ring del Ariake Colosseo di Tokyo. Anche per lui niente da fare. Nonostante qualche buona combinazione messa a segno. alla fine della ottava ripresa, Soto, privo di volontà e di energie, deve arrendersi al cospetto del mostro siberiano, e al suo pugilato scientifico.

Come i suoi precedenti sfidanti anche il messicano Oscar Arciniega, classico e lineare combattente messicano si presenta in Giappone armato dei migliori propositi, mostrando coraggio e determinazione, doti che gli permetteranno di terminare in piedi il match.
Il prossimo avversario sarà per Yuri un osso durissimo da masticare.
Sulla sua strada appare infatti il thailandese Chatchai Sasakul, n. 1 della classifica, olimpionico a Seoul 1988 dove nei quarti di finale venne eliminato dall'ungherese Robert Isasgezi.
L'incontro conferma i timori della vigilia, Sasakul è uno sfidante fortissimo, ma Arbachakov dimostra ancora di essere l'imbattibile campione, imponendosi con un verdetto unanime ai punti (116-112, 116-114 e 117-113). Grazie a questo successo il campione russo compare per la prima volta, al sesto posto, nella classifica dei migliori P4P compilata dal mensile specializzato "The Ring magazine".
L'anno 1996, si rivelò un punto di svolta, purtroppo negativo, nella carriera del russo-giapponese. Dopo aver difeso il titolo con successo in ben due occasioni, superando ai punti il messicano, Raul Juárez e con un KO tecnico alla nona ripresa il giapponese Puma Toguchi, arrivano le cattive notizie.
Arbachakov si rompe la mano destra nel momento di portare il colpo del definitivo KO sul malcapitato Toguchi
L'infortunio richiede due interventi chirurgici difficili e dolorosi e un lungo periodo di riposo e di riabilitazione. Oltre a questo il siberiano inizia a risentire del peso di oltre 20 anni di attività, tra dilettantismo e professionismo. Il campione dei pesi mosca è stanco, fisicamente e mentalmente e vorrebbe porre fine alla sua carriera. Anche il suo allenatore (Alexander Zimin) si rende conto dello stato di saturazione del suo allievo, ma riesce a convincerlo a difendere il suo titolo per l'ennesima volta.
Ad un anno di distanza dall'ultimo match disputato, il 12 novembre 1997 a Sapporo, sede dei giochi olimpici invernali del 1972, concede la rivincita a Sasakul, che nel frattempo, nel periodo di inattività del siberiano, aveva conquistato la cintura "ad interim".
Quello che sale sul ring è la brutta copia dell'Arbachakov che conoscevamo. La mano è perfettamente guarita, ma non sprigiona più la potenza dei giorni migliori. L'anno di inattività si fa sentire e Sasakul ha gioco facile ad imporsi ai punti. Yuri dimostra anche in questo caso la sua intelligenza e al suono dell'ultimo gong, senza dover aspettare il verdetto, sa già di aver perso.
Un buffetto amichevole al volto del rivale sancisce il passaggio di consegne.
Qualche mese più tardi Yuri nel corso di un intervista dichiara che Sasakul è stato l'avversario più forte che ha affrontato nel corso della sua carriera sia dilettantistica che professionistica.
La carriera di Yuri Arbachakov si chiude qui, con questa sconfitta che poteva essere evitata, con.un record amatoriale di 165-21 e professionale di 23-1, con 16 KO, lasciando nella memoria degli appassionati il ricordo incancellabile di un campione dalla tecnica impeccabile e dalla potenza micidiale con la precisione e l'efficacia di un laser.
A modesto giudizio di chi vi scrive il miglior peso mosca di tutti i tempi.
La vita di Yuri è naturalmente continuata. Egli, insieme alla sua moglie giapponese Kayok, intraprese, con scarsi risultati come capita purtroppo a molti sportivi una volta terminata la carriera,una attività imprenditoriale in Giappone.
Successivamente si è trasferì con la famiglia a San Pietroburgo in Russia dove è diventato uno dei funzionari della Professional Boxing Federation e dove svolge l'attività di allenatore.
Occasionalmente fa visita alla sua regione di nascita del Kemerovo Oblast, dove, in suo onore, dal 1993 si tiene un torneo di pugilato dilettantistico.
Il suo villaggio di Kezes gli ha invece intitolato una strada, giusto riconoscimento ad un campione che ha lasciato nei suoi concittadini un impronta ed un ricordo indelebile.
Max




