Match combattuto ma poco interessante a New York
Chissà se la sigla IBF si è resa conto di cosa ha perso in credibilità destituendo Terence Crawford, attualmente considerato il miglior pugile pound for pound del mondo, dal proprio titolo assoluto dei pesi superleggeri. Noi sì, lo sapevamo del resto anche prima, ma il match del Barclays Center fra il kazako Sergey Lipinets e il giapponese Akihiro Kondo lo ha confermato, come dire, coram populo. Ha vinto Lipinets chiaramente ai punti, cosa che era la soluzione più pronosticata e attesa, ma nemmeno lui è avvicinabile alla qualità di Crawford. Il kazako è sicuramente un buon pugile con un jab di ottima qualità, saettante e preciso, svolge un buon lavoro al corpo e ha una scelta di tempo certamente lodevole, ma nulla di trascendentale. Di fronte aveva questo Kondo, che come tutti i giapponesi è un combattente nato, discendente dalla stirpe di coloro che, isolati in una isoletta del Pacifico, vi sono rimasti 25 anni credendo che la seconda guerra mondiale non fosse finita e loro fossero ancora in combattimento. Kondo difatti non ha smesso un attimo di provarci ma è un pugile prevedibile che raramente varia le proprie azioni. Ciononostante ha trovato la strada per portare dei buoni destri sfruttando l'abitudine che Lipinets ha di tenere il sinistro troppo basso e c'è da dire che se qualcuno ha accusato qualche colpo questi è stato proprio Lipinets mentre Kondo non ha mai fatto, come si dice, una piega. Il giapponese ha combattuto due terzi del match con un taglio sulla parte alta del naso mentre Lipinets è uscito da un involontario scontro di teste al 6° round con una ferita alla fronte comunque ben controllata dal suo angolo. Match in ogni caso non esaltante e verdetto di 118-110 e 117-111 due volte per Lipinets che si è appunto aggiudicato il vacante titolo di sigla IBF. Noi avevamo 116-112 per il kazako ma nulla cambia nella sostanza.



