
Trentasette anni sono volati. Eppure, per chi c’era o comunque per chi del pugilato ama e studia la storia, è assolutamente vivo e incancellabile il match che vide di fronte, il 12 Novembre 1982 all’Organge Bowl di Miami, due immensi campioni che oggi non ci sono più. Tra il nicaraguense Alexis Arguello e lo statunitense Aaron Pryor ebbe luogo una delle più attese, drammatiche ed entusiasmanti sfide mai disputate su un palco cordato.
Arguello, un signore tanto sul ring quanto fuori, sognava di conquistare la terza corona iridata, quella dei superleggeri Wba, ma all’angolo opposto l’attendeva una tremenda macchina pugilistica “da guerra”, l’invitto colored statunitense Aaaron Pryor, reduce dalla sua sesta difesa della corona conquistata il 2 Agosto 1980 ai danni di una altro immortale “marziano” della Noble Art, vale a dire il colombiano Antonio Cervantes, il mitico “Kid Pambelé” che dinanzi a lui crollò ko al 4° round, di fronte alla folla del Riverfront Coliseum di Cincinnati.
Alexis Arguello scavalcò quella notte le corde con i favori dei pronostici e degli allibratori, ma i semplici tifosi nutrivano invece molti dubbi sull’esito del confronto, poiché lo "spaventoso" Pryor aveva vinto tutti i 31 match disputati, dei quali ben 29 per ko!
Al suono del primo gong Aaron si lanciò contro Arguello come una furia e lo fece vacillare. Fu il segnale di cosa sarebbe successo in seguito… Nelle riprese successive l’infernale ritmo di Pryor non ebbe tregua e i suoi colpi impastati di dinamite piovvero sul latino-americano come gocce di pioggia durante un furioso temporale tropicale. Solo l’indomito coraggio, la classe immensa e un orgoglio che solo i grandi possiedono permisero ad Alexis di resistere.
Con saettanti rientri e improvvise serie Arguello contenne il progressivo e inarrestabile vantaggio ai punti di Pryor in termini comunque sempre rimediabili. Lo centrò con alcuni destri che avrebbero abbattuto un muro, ma questi per un brevissimo battito di ciglia tentennava per poi ripartire più forte e cattivo di prima.
Alla quattordicesima ripresa Aaron Pryor e il suo angolo intuirono che un verdetto ai punti poteva forse essere meno scontato di quanto il ring aveva mostrato e decisero che bisognava chiudere a tutti i costi, magari esponendosi anche ai mortiferi rischi di esporsi ai pugni del nicaraguernse (62 ko in carriera!). Ebbe ragione lo statunitense…Con un devastante destro fece centro sulla mascella dell’avversario…Alexis arretrò sulle corde nella parte opposta del ring come se fosse stato sospinto da un tornado. Aaron Pryor non attendeva altro! Sapeva di avere sparato il proiettile decisivo e fatale. Rincorse Arguello e affondò un infinità di colpi che fecero temere il peggio. La testa dell’ormai indifeso fuoriclasse volò da una parte all’altra più volte e finalmente l’arbitro sudafricano Stan Christodoulou pose fine allo scempio.
In quel momento due cartellini erano a favore di Pryor e uno a favore di Arguello…ridicolo!
Un anno dopo si incontrarono di nuovo al Cesar’s Palace di Las Vegas, ma stavolta la gente aveva capito che la gloriosa avventura di Alexis Arguello era ormai al tramonto e l’attesa non fu nemmeno paragonabile a quella che aveva circondato la prima sfida.
Aaron Pryor vinse di nuovo e con facilità assai maggiore per kot al 10° round.
La storia dell’immenso Alexis Arguello era finita e dal ring e passava alle pagine che ricordano e ricorderanno per sempre i più grandi campioni che ci è stato regalato il privilegio di vedere in azione.



