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Sport italiano: se la nave affonda non é colpa dei gabbiani!

 

di Gualtiero Becchetti

 

Naufragio

Credevo che scoppiassero sommosse, dopo l’eliminazione dell’Italia (Italia?...Diciamo Italietta) dai Mondiali di Calcio. Invece, per fortuna, niente! Neppure la più grande tragedia che potesse attraversare la penisola pallonara dalle Alpi a Lampedusa ha smosso il popolo, talmente abbacchiato, disormonato, sconsolato, depresso e scoglionato da anni e anni di sfiga, che nemmeno le scarponate e le corsette asfittiche dei nostri molto “ventilati” campioni l’hanno fatto incazzare…Ai tempi che furono, quando i problemi esistenziali erano minori e la gente poteva permetterselo, per una leggendaria staffetta Rivera-Mazzola in Messico nel 1970, in occasione di Brasile-Italia 4 a 1, per poco non scoppiava la rivoluzione! Altre epoche, altro mondo, incubi diversi.

Così, tra gli imbarazzanti e immotivati fischi di San Siro all’inno della Svezia e l’ennesima figura, della compagine azzurra, da vecchia zitella ad un concorso di miss universo, la miliardaria squadra se n’è andata via alla chetichella, tra i sorrisi di compatimento degli scandinavi che, se avessero voluto e saputo farlo, avrebbero potuto salutarci con una pernacchia lungo un quarto d’ora.

Così, con la squallida sconfitta della disciplina dai tanti zeri in banca ma soprattutto in campo, in un certo senso il bluff è finito. Adesso non solo l’Atletica Leggera di Livio Berruti, Sara Simeoni e Pietro Mennea piange sul nulla in cui è piombata o il Tennis di Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta o il Pugilato di Primo Carnera, Nino Benvenuti e Duilio Loi, ma tanti altri sport che furono immensi e ora sono ai minimi termini, come superbe querce trasformate in bonsai. E le rare eccezioni rendono ancora più evidente il drammatico volo dei più nel precipizio.

E’ lo sport nella sua interezza che è in ginocchio. Quello esaltante dei campioni e quello giocoso dei bambini, quello tenace degli anziani e quello ostinato delle donne. E non si venga a dire che in fin dei conti ci sono altre cose ben più importanti…Da sempre, sin dalla notte dei tempi, l’attività agonistica e quella semplicemente ludica ha occupato una parte fondamentale in ogni civiltà, per ragioni sociali, educative, formative e soprattutto culturali e politiche.

Da sempre.

Se così è stato ed è tuttora, non è per superficialità e infantilismo! Se n’è parlato un’infinità di volte ed è inutile ripeterlo ancora. Molto semplicemente e sintetizzando al massimo, l’essere umano è fatto così e lo sport, in qualsiasi modo e a qualsiasi livello venga praticato, è radicato in maniera indissolubile con parti profonde e fondamentali del nostro corpo e della nostra anima. Dalla gara di bocce in spiaggia alla grande finale olimpica.

E’ per questo che se le cose vanno male, anzi malissimo, non si può banalizzare il disastro dicendo che in fin dei conti ci sono cose più importanti a cui pensare. Sarà pure vero, ma anche questa è importante! E’ il semplice e desolante specchio di tanti altri mali, di tanta crescente decadenza. E soprattutto, non si punti il dito esclusivamente su coloro che nei campi, sulle piste o tra le corde di un ring ci mettono la faccia! Avranno certamente le loro responsabilità, ma tante, tante, tante di più sono le responsabilità di chi ha il timone in mano. Più alta è la carica e maggiori sono i meriti e i demeriti perché, gira e rigira, la nave va a sbattere per colpa di Schettino e non dei marinai! Se uno non ha gli attributi per reggere le pressioni derivanti, se ne stia a casa a guardare la Tv! Facile fare passerelle accanto ai vincitori per tenersene lontano quando perdono! Le federazioni sportive, più obsolete e clientelari entità di piccoli e grandi interessi che di intenti sociali e agonistici, stanno sprofondando una dopo l’altra come foglie autunnali nelle pozzanghere di pioggia. Pateticamente incollati alle poltrone, i comandanti dei vascelli e i loro sottufficiali incolpano tutto e tutti, assolvendo soltanto se stessi. Ma non è il tempo né il mare, non è la malasorte né il colore delle vele, non è l’indisciplina del singolo marinaio o il volo dei gabbiani a fare affondare la nave. E’ l’inadeguatezza di chi dovrebbe dare gli ordini e coordinare l’equipaggio, scegliendo la rotta giusta verso il porto. Un tempo, come ben si sa, il comandante che aveva errato affondava insieme al suo veliero. Per fortuna oggi ci si accontenterebbe che si ritirasse in terra ferma e si dedicasse all'orto. Ma non è così. E mentre egli continua a maledire il mondo crudele sulla tolda della nave insieme ai suoi graduati, la burrasca prende il sopravvento e la tragedia incombe…

https://gualtierobecchetti.wordpress.com/

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