
Ad appena 34 anni d’età è dura dare l’addio al ring, quando ti senti ancora in perfetta efficienza fisica. E’ dura soprattutto quando dal 1999 scavalchi le corde per inseguire un sogno e quel sogno lo senti sfuggire tra le dita come la sabbia, un giorno dopo l’altro…Si chiama Vittorio Parrinello l’ultima “vittima” volontaria di un pugilato che non sa ormai più rispondere ai sacrifici e alle sofferenze degli atleti in maniera almeno rispettosa. Centosettanta incontri da dilettante e dieci da professionista. Una lunga storia con la canottiera azzurra, tante vittorie e le inevitabili sconfitte attraversando in lungo e in largo l’Italia, l’Europa e il mondo, guidato da una passione infinita, da una dedizione commovente.
Lo troviamo mentre sta per recarsi in palestra ad aiutare in allenamento un ragazzo in preparazione per i prossimi Assoluti dilettanti, che si svolgeranno a Gorizia.
BRW: Perché questa improvvisa decisione?
Parrinello: La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la proposta di combattere il 26 Dicembre per una cifra irrisoria. Mi sono chiesto perché avrei dovuto sacrificare il mio Natale insieme alla famiglia, in cambio di nulla…Ho fatto un bilancio e ho deciso di appendere i guantoni al chiodo.
BRW: Sotto accusa, quindi, le borse e la scarsa attività?
Parrinello: Sì, proprio così. Ho disputato dieci match in quattro anni. Ridicolo. Un tempo avrei pagato io per andare sul ring, ma oggi sono un uomo con responsabilità famigliari e non posso sopportare le improvvisazioni, la mancanza di pianificazione, l’assenza di progetti. E’ tutto affidato al caso. Se chiedo ai miei cari di sacrificarsi insieme a me, deve valerne la pena. Ma così è impossibile andare avanti.
BRW: Qual è il tuo lavoro?
Parrinello: Sono militare dell’Esercito Italiano. Per anni e anni ho fatto di tutto per conquistare il mio sogno. Uscivo dal lavoro e andavo direttamente ad allenarmi, poi rientravo a casa alle 21 e così ogni giorno. Mi dicevano che dovevo combattere, poi il titolo UE, quello italiano e altri ancora, ma poi i match svanivano…Mi facevo forza e il giorno dopo ricominciavo a faticare…Non c’erano feste, week-end, ferie. Mi sacrificavo io, ma si sacrificavano pure i miei cari. Ci ho provato e non ce l’ho fatta! I sogni sono rimasti sogni purtroppo…
BRW: Il ricordo più bello della tua avventura e il rimpianto piò doloroso?
Parrinello: La partecipazione alle Olimpiadi è un’esperienza indimenticabile. Quando si entra nel villaggio si vive in un mondo a parte. Si viene catapultati in mezzo a campioni incredibili e a sconosciuti, ma si è tutti uguali, tutti amici, tutti uniti anche se si praticano sport diversi. Meraviglioso. Il rimpianto che non riuscirò mai a cancellare riguarda la sconfitta (secondo me ingiusta), subita negli Ottavi delle Olimpiadi di Londra 2012 contro l’inglese Campbell. Ero in forma strepitosa e se avessi vinto, forse quel giorno la mia vita sarebbe cambiata in meglio e anche la carriera professionistica sarebbe stata diversa. Peccato…
BRW: Che farai ora?
Parrinello: Passerò dall’altra parte dell'angolo, cioè comincerò ad insegnare. Collaborerò con il mio maestro Corbo, a cui devo tanto, nell’allenamento dei pugili eppoi chissà che un giorno non possa creare una palestra tutta mia. Non lascerò mai il pugilato. Mi ha dato tanto e lo devo ringraziare sempre. Resta un amore immenso.
BRW: Cosa manca alla boxe italiana per impedire a pugili ancora in gamba come te di doversi ritirare?
Parrinello: C’è una gran confusione, improvvisazione e incompetenza. Tutto è affidato al caso e il pugile è sempre l’ultima ruota del carro. Viene persino avvisato all'ultimo secondo dei match che deve combattere. Come minimo dovrebbe esistere una struttura, un’organizzazione che permettesse a noi pugili di avere i servizi per praticare il professionismo almeno senza perdere denaro. Ci si deve pagare tutto, come le visite mediche, il nutrizionista, gli esami che tutelino la salute. Alla fine, molto spesso ci s’accorge che è uscito dalle tasche più di quanto vi è entrato. Non mi pento affatto di avere tentato la strada del professionismo, ma ne deve valere la pena…
BRW: Ma qual era il tuo sogno?
Parrinello: Fin da bambino m’illudevo di salire un giorno su un ring americano. Questo avrei voluto: combattere almeno una volta negli Stati Uniti e non importa per quale titolo e in quale dimensione. Purtroppo non ci sono riuscito. Ma rifarei tutti daccapo! Troppo grande questa passione. Però oggi non posso più permetterla. Pazienza. La vivrò comunque in modo e con ruolo diverso. Almeno io ci ho provato!
BRW: Ciao, Vittorio! Buona Natale a te e alla tua famiglia. E tanta fortuna per la vita futura…
Parrinello: Grazie, altrettanto a voi e un grande abbraccio!



