
Ha 26 anni, è alto 1.80, milita tra i pesi welter, ha disputato 17 match vincendoli tutti (11 per ko), è nato a Cincinnati ma vive in Florida ed è considerato una grande speranza.
Il suo nome è Miguel Cruz e basta questo a fare capire perché egli, pur essendo statunitense a tutti gli effetti, senta pulsare forte dentro di sé il sangue portoricano. Professionista dal 2012, ha già sconfitto rivali di buone credenziali e guarda al futuro pieno d’ottimismo, sia dentro che fuori dal ring.
E’ un ragazzo che sfugge completamente allo stereotipo del pugile di radici latine che si batte per uscire dal ghetto e dalla miseria. Suo padre è infatti un medico e sua madre infermiera, ha positivamente superato gli studi liceali ed è iscritto all’ “Universidad Interamericana de Puerto Rico”. Dichiara di avere amato la boxe sin dall’infanzia, quando i suoi idoli erano Felix Trinidad, Miguel Cotto e ‘Indio’ Quintana e di essere orgoglioso, oggi, di avere raggiunto già una buona popolarità, un certo benessere personale e di poter godere del sostegno dei portoricani.
Suo padre, per convincerlo a non praticare il pugilato, l’iscrisse ad una palestra di Karate. “Vediamo se gli passa la “febbre”,disse allora il genitore. Ma Miguel, dopo avere raggiunto la cintura nera, "sconfisse" il papà dicendo che il ring era il suo obiettivo nonostante tutto e a 13 anni entrò in un gym di boxe, raggiungendo buoni risultati con 65 vittorie e 15 sconfitte, tra Stati Uniti e Portorico.
“Quando sono diventato professionista, ho capito che tutto era difficile, come sempre succede quando nella vita si vuole raggiungere qualcosa di spettacolare e al di fuori della normalità-Confessa ora Miguel Cruz-Ho combattuto match molti difficili, ma ringrazio Dio di poter fare ciò che amo, nonostante i momenti difficili…Non mi piace lavorare nel chiuso di un ufficio o di una fabbrica”.
Quando gli si chiede se, per iniziare, aspira a qualche titolo minore, risponde: “In verità, voglio combattere per il titolo mondiale perché sono già nelle alte posizioni delle graduatorie e ho sconfitto diversi avversari più forti di parecchi detentori di cinture “regionali”. Spero di arrivare ad un match iridato realisticamente nel 2019, quando avrò 28 anni…”.
E intanto forse completerà gli studi universitari per fare contenti papà e mamma e per dimostrare loro che nella vita si può essere felici procedendo anche per le strade più incomode.



