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Glauco Cappella: un non-campione che dà l'addio al ring con cuore e dignità

Cappella

(Glauco Cappella con il m.o Andrea Gabbanelli)

Abbiamo deciso di pubblicare il messaggio di addio al ring di Glauco Cappella, perché ci é parso scritto con cuore e cervello e per una volta la testimonianza del difficile momento del commiato arriva direttamente da un pugile e non "filtrata" da intermiedari che, per quanto possano mettercela tutta, non saranno mai in grado di entrare completamente nell'animo di un atleta che se ne va...Leggetelo, perché vi potete trovare tanto. La dimostrazione di quanti valori e di quanta dignità sia capace di esprimere il pugilato, anche se a rendersene portabandiera non é uno di quei campionissmi destinati a restare nella storia, ma un semplice e generosissimo guerriero che ha fatto tutto ciò che poteva e sempre a testa alta, come tanti altri. Grazie.

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Beh, ci siamo. Prima o poi doveva succedere.
A dire la verità io speravo, credevo, anzi, desideravo per me stesso di raggiungere dei bei traguardi. Sotto-clou importanti, match contro i più forti in circolazione. Vinti. Persi. Con un tifo che levati. "Quello lo conosco, c'ho lavorato insieme!", avrebbe detto qualcuno.
"Ma che cazzo... quello è Glauco?!"
Oppure, "Dai che inizia, aoh!", avrebbe detto qualcun altro a chi gli faceva fare tardi alla diretta del match...
Non ci sono riuscito.
Vorrei dire di aver tentato tutto, ma non è così; c'è sempre qualcosa che avresti potuto fare o fare meglio. Però ho tentato, con quanto più vigore ho potuto, di raggiungere quel sogno. Una cintura, la più importante. Il campione. Il campione del mondo! Fa ridere, lo so. Mi sento impacciato e un po' ridicolo anche solo a scriverla una cosa del genere, ma senza paura dico che è questo ciò che ho sognato.
Solo che quel castello, così in alto, rimane là in alto e io me lo guardo da lontano e mi giro.
Qui finisco di rincorrerlo.
Qui finisce "Italo Jackie". Sì, perché nel mio sogno c'era anche un nuovo nome italo-americano. Ve lo immaginate: "All'angolo rosso, Glaucoooo Cappellaaaaa" (che fa già schifo in italiano, figuratevelo detto con la pronuncia americana e la voce profonda di Michael Buffer all' MGM... Un “vomito!”…
A parte le battute, qui rimane solamente "Glauco", che non è nessuno di particolare e non ha compiuto nulla di notabile da poter leggere su qualche annuario sportivo.
So soltanto il fatto mio e, per quanto possa sentire l'amaro in bocca per aver fallito nei miei traguardi sportivi, voglio essere io a prendere la decisione e non la decisione che prende me.
Decido io come voglio "morire".
Decido io quando e se rimanerci sotto.
Sembra un discorso ufficiale, da conferenza stampa con tifosi e giornalisti; invece sto parlando a me stesso più che agli altri. Tanto tutti su Boxeringweb e  Facebook e molti leggeranno, così mi eviterò parte delle spiegazioni da dare a chi è "curioso" di sapere perché alla fine non ce l'hai fatta.
Non ce l'ho fatta perché non ce l'ho fatta! Fine.
Chiudo, prometto, con due versi di una poesia talmente famosa che è diventata quasi banale, ma che è il mio punto fermo, la mia guida e che ripeto spesso tra me e me. Mi dà la sensazione di non essere impantanato nella vita e mi dà il coraggio e la fermezza di decidere, quando vorrei soltanto che la soluzione giusta e risolutiva piovesse dal cielo apposta per me:

"Io sono il padrone del mio destino
Io sono il capitano della mia anima"

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