
Può essere interessante e curioso leggere quanto è stato pubblicato sul sito della Federazione Francese di Boxe, riguardo al match svoltosi sabato scorso a Levallois-Perret, tra il nostro Domenico Scarpa e Frank Petitjean, valevole per la vacante cintura UE dei superleggeri. Ecco come l’ha visto e interpretato il giornalista Alexandre Terrini.
"Il 20 Gennaio, a Levallois, il francese ha riconquistato la cintura dell’Unone Europea dei superleggeri superando, ai punti, per l’unanimità dei giudici (115-113, 117-111, 116-112), il longilineo italiano Andrea Scarpa, che nutriva legittime ambizioni.
Si poteva prevedere che il torinese avesse le caratteristiche per far brillare il parigino. Nettamente più alto e quindi dotato di un allungo superiore ma un po’ lento, Scarpa era lo specchio opposto delle qualità del tricolore, rapido, dotato di una bella coordinazione gestuale e astuto tattico. In effetti, l’ospite boxava in maniera piuttosto monotona, in linea e approssimativo sul piano tecnico, lanciando colpi insufficientemente “girati” con l’interno dei guantoni. In queste condizioni, era Frank Petitjean molto spesso ad accorciare la distanza e a rientrare, colpire ed uscire. In sostanza, non lavorava che su uno o due colpi, senza mettere veramente in pratica le direttive più elaborate del proprio angolo.
“Il lavoro al corpo si farà sentire! Continua ad usare il jab! Forzalo a lavorare e contralo! Cambia il ritmo con le gambe e sarà perduto! Non lasciarlo organizzarsi!”, gli ordinava il suo allenatore Youssef Barit. Soprattutto il francese aveva il torto di mancare un po’ d’attenzione in uscita e si faceva sorprendere nella terza ripresa da un destro pieno di forza. Allora faceva “l’ascensore”, ma riusciva comunque a recuperare. Per fortuna, l’italiano mancava di potenza e i suoi jab sinistri e le sue reazioni non procuravano danni all’ex-campione di Francia.
Dal canto suo, Youssef Barit insisteva con le proprie direttive, domandando al suo pugile di anticipare e uscire dai colpi immediatamente, con un ordine preciso: “sorprendere” il rivale.
Petitjean s’impegnava e cominciava a prendere un netto vantaggio nella seconda parte del match. Soffocava ancora di più l'italiano e i suoi ganci da vicino, al volto, cominciavano a piegarlo in modo chiaro, anche perché molto provato fisicamente. Faceva anche la differenza alla media distanza, imponendo la propria forza per entrare nella guardia sempre più aperta e statica dell’azzurro. A suo merito, la capacità di Petitjean di combattere contro-natura prendendo l’iniziativa, lui che è molto più abile quando può colpire di rimessa.
Tuttavia, con il suo aspetto dinoccolato, il piemontese si mostrava ancora pericoloso approfittando dei cali di concentrazione del francese che, non alzando la sua mano sinistra al momento giusto, si faceva inutilmente toccare. Tuttavia, la sua abilità e il suo costante pressing lo portavano verso una vittoria incontestabile che potrebbe spalancargli la strada verso nuove opportunità, soprattutto verso il Campionato d’Europa.
Youssef Barit sa che c’é ancora da lavorare in quest’ottica: “Sono sollevato. Non è stato facile perché abbiamo affrontato un buon avversario esperto che ha saputo controllare alcune fasi del combattimento. Il desiderio di Franck di mettersi alla prova e di cercare lo scontro a volte ha preso il sopravvento sul piano della battaglia, com'era stato previsto. Ora possiamo andare avanti. Ci vorranno match molto più ravvicinati per Franck perché abbia certezze, specialmente sulle sue capacità di sopportare gli scontri duri. Sarà necessario ancora un po’ di tempo per lui affinché acquisisca più abilità durante le fasi difensive, dal momento che non ha ancora le armi per fare lo scontro duro, viso a viso”.



