
Rimpatriata del superpiuma messicano
"Carneade, chi era costui?" è una celebre frase dei Promessi Sposi che Alessandro Manzoni mette in bocca a un Don Abbondio ignaro dell'esistenza del filosofo dell'Antica Grecia. Da quel momento in Italia il termine carneade è stato usato per indicare qualcuno di cui nulla si sa. In termini sportivi, e nel nostro caso pugilistici, con il termine si può indicare un pugile che proviene più o meno dal nulla, di cui poco o nulla si sa ed è destinato quasi sempre a ritornare nell'anonimato. A volte qualche carneade, molto raramente però, combina uno sconquasso. Un amico di chi scrive, che non aveva mai infilato i guantoni e si trovava in palestra per fare un po' di movimento, una sera fu convinto ad aiutare un pugile dilettante di buon livello regionale: avrebbe dovuto solo cercare di colpirlo senza che questi reagisse. Dopo una serie lunga di colpi a vuoto, infastidito dai risolini e dagli "sfottò" del presuntuosissimo pugile, il mio amico preso da lucida furia portò un perfetto gancio al volto spaccandogli il naso.
Che qualcosa di simile possa accadere a Michael Berchelt sul ring di Cancun questa notte è molto, molto improbabile. C'è da solo da sperare che il superpiuma mancino ghanese Maxwell Awuku non sia uno come Habib Ahmed, il collega e compatriota messo di fronte a Gilberto Ramirez, fortissimo supermedio messicano come Berchelt. Quest'ultimo è una delle rivelazioni del 2017 e secondo il Transnational Boxing Rankings Board è il secondo superpiuma al mondo alle spalle nientemeno che di Vasyl Lomachenko e scusate se è poco. E' un uomo che ha vinto prima del limite 28 incontri su 32 vinti e ha battuto gente come Francisco Vargas e il giapponese Takashi Miura, il quale dopo averci perso ha deciso di dedicare la sua vita ad altro. Unica sconfitta subita contro il connazionale Luis Eduardo Florez nel 2014 quando quest'ultimo era una promessa ,peraltro promessa poi non mantenuta.
Se guardiamo invece il record di Awuku troviamo su 44 incontri vinti a fronte di 3 persi e no pareggiato, i soli nomi noti dell'inglese Liam Walsh quando era a inizio carriera e dell'indonesiano Daud Jordan che lo hanno nettamente battuto. Perché dunque questo match? Tenete presente che Berchelt è di Cancun e che detiene il titolo di sigla WBC, ente messicano che ha fatto storicamente ogni nefandezza possibile per difendere gli interessi dei pugili di quel Paese. Una rimpatriata insomma per il 26enne Berchelt, uno dei pugili più “caldi” del Messico, che esprime potenza ma sa anche boxare come pochi altri.
Resta quindi da vedere se Awuku perderà ai punti o prima del limite. E quando l’interesse maggiore è questo la boxe perde sempre, comunque.



