Titoli, Battistutta, donne pugili e allenatori

Qualche settimana fa su Fox combatte da Manchester Katie Taylor e la sua avversaria è una bulgara, Milena Koleva, a cui il telecronista attribuisce un tentativo di conquista di titolo definito mondiale della IBF senza provare la minima vergogna. La Koleva è una mestierante di livello piuttosto basso con un record mediocrissimo ed è vero che quell'incontro lo ha disputato e perso, ma come si fa a definirlo "mondiale"? Serve a vendere il prodotto? Ma per piacere!
Nel sottoclou del mondiale (quello sì un mondiale) Benvenuti-Griffith I di cui si celebra il 50esimo in questi giorni combatteva un altro pugile italiano. Sembra una domanda da Rischiatutto ma a me piace ricordare così Aldo Battistutta, friulano coetaneo di Benvenuti che è scomparso meno di 2 anni fa. Battistutta è stato campione italiano dei superwelter e al Madison battè ai punti Freddie Martinovich, un pugile ungherese capitato chissà come negli Stati Uniti. C'erano parecchi italiani quella sera al Madison. Battistutta era sul ring.
Il pugilato femminile continua a stentare, ci sono 3 o 4 ragazze ben conosciute da chi si interessa di boxe (dagli altri nemmeno una) e altre famose localmente a macchia di leopardo nel mondo. Il problema è che non c'è una via di mezzo, o sono campionesse o ragazze che non sanno fare pugilato, ma soprattutto ci sono quasi più titoli che donne pugili. Così avviene che troppi incontri sono squilibrati anche in modo pericoloso. Bisognerebbe fare qualcosa prima che succeda qualcosa.
L'altra sera il commentatore designato per la riunione di Glasgow continuava a citare il cartellino di Dave Coldwell, che appariva in sovraimpressione, come quello "del nostro collega inglese". Peccato che Coldwell non sia un telecronista ma un ex pugile di discreto livello ora apprezzatissimo allenatore. Com'erano belli i tempi in cui i telecronisti si documentavano! E dire che al giorno d'oggi basta avere un computer, che dico, uno smartphone, a portata di mano e digitare nome e cognome che si sanno vita, morte e miracoli di chiunque. Pensate se un telecronista di calcio definisse "parere di un collega" l'opnione di Pep Guardiola o Jose Mourinho...



