di Gualtiero Becchetti

Era il 29 Novembre 1971.
Il palasport di Bologna era pieno e il clou del programma furono i dieci, avvincenti round tra Carlo Duran e il duro statunitense Lonnie Harris, conclusisi con l’applauditissima vittoria ai punti del primo. Nei match di contorno, l’imbattuto Domenico Adinolfi sconfisse, al limite dei mediomassimi, il tutt’altro che “comodo” inglese Roy John, mentre il superwelter marchigiano Osvaldo Smerilli fu fermato sul pari dal “rosso” di Mirandola Walter Guerneri e Luciano De Luca ebbe la meglio sullo spagnolo José Ungidos.
Quando salì sul ring l’invitto massimo spezzino 26enne Giorgio Bambini, un bel ragazzone dal fisico imponente, la gente di Bologna l’accolse con un misto di curiosità e di diffidenza. La città delle Due Torri si considerava infatti la capitale italiana dei massimi dai tempi di Franco Cavicchi, del titolo europeo conquistato dinanzi ai 50.000 spettatori dello Stadio Comunale, delle indimenticabili sfide con Heinz Neuhaus, Ingemar Johansson, Mino Bozzano, Uber Bacilieri, ecc, e inoltre perché era la terra di un altro amatissimo colosso felsineo: Dante Cané.
Il compianto Bambini aveva conquistato nel 1968 il bronzo alle Olimpiadi di Città del Messico, cedendo per ko in semifinale ad uno statunitense che si chiamava George Foreman…Tanti anni dopo, in occasione di una rimpatriata a Punta Marina degli olimpionici italiani, quando sul ring lo speaker gli domandò come mai non s’era rialzato dal tappeto al 2° round benché desse la sensazione di poterlo fare, sollevando l’applauso degli spettatori rispose: “Non mi sono rialzato, perché altrimenti stasera non sarei qui!...”.
Ma torniamo alla serata bolognese…
Il primo a scavalcare le corde fu il 24enne canadese Billy Nielsen, nome che denotava evidenti origini scandinave, ma ancor più esse erano certificate dall’aspetto fisico dell’ospite. Con i capelli biondissimi acconciati a “caschetto”, una poderosa muscolatura e le braccia sulle quali risaltavano tatuaggi d'ispirazione marinara, aveva uno sguardo preoccupante, perché da esso trasparivano determinazione e atteggiamento di sfida. Aveva già sostenuto una ventina di combattimenti in Canada e negli Stati Uniti, con vittorie e sconfitte in numero pressoché identico contro avversari anche di discreta quotazione e i successi li aveva ottenuti quasi tutti per ko. Io ero seduto in una fila circa a metà del parterre e quando lo vidi, pensai che se avessi dovuto immaginare un guerriero vichingo non poteva che avere proprio le sue sembianze…
Poco dopo, accompagnato da Rocco Agostino, arrivò Giorgio Bambini avvolto in un accappatoio rosso. Sembrava un ragazzino rispetto al “vichingo”, anche se in realtà aveva due anni in più. La faccia “da buono”, persino un po’ timido e l’emozione di chi per la prima volta affrontava l’esame di una platea così vasta.
Quando suonò il gong, Nielsen si lanciò di corsa sul nostro pugile, tirando randellate brutali. La tecnica, il senso tattico, l’eleganza…Tutte cose che, ammesso e non concesso che il “guerriero di Odino” possedesse, aveva lasciato negli spogliatoi. Sembrava un indemoniato con l’unico obiettivo di sbriciolare Bambini, come se avesse con lui tremendi conti in sospeso. Giorgio sembrava una barchetta in piena tempesta ma lo salvava la superiorità tecnica, per cui riusciva a limitare leggermente i danni, mentre i colpacci larghi e violenti di Nielsen gli arrossavano braccia e volto e spesso fendevano per fortuna l’aria. Poi seguì la seconda ripresa, quindi la terza…Un destraccio di Nielsen lo fece volare al tappeto e l’arbitro, anch’egli in confusione per tenere a bada il biondo marinaio, con commovente patriottismo trasformò la caduta in scivolata. Il “vichingo” non la prese affatto bene e aggredì di nuovo Bambini incurante di ogni regola: testa bassa, spinte, pugni dove capitava. Una furia che infiammò, per reazione, il pubblico, tutto a fianco del nostro ragazzone…Al quinto round, incoraggiato dalle grida degli spettatori e da quelle all’angolo di Rocco Agostino, l’arbitro squalificò Nielsen.
Cominciò a volare di tutto sul ring: palle di carta, bicchieri di plastica, avanzi di panini, arance e qualsiasi cosa risultasse utile al bombardamento…
Il verdetto fu frettoloso e rischioso perché Billy Nielsen, probabilmente avvezzo alle roventi risse nelle bettole dei porti, voleva picchiare chiunque fosse a tiro.
Allorché scese dal ring, eravamo tutti in piedi e il lancio sul diavolo biondo aumentò ancora. Quando passò accanto alla fila dov’ero seduto, accanto a me c’era un esagitato ometto di mezza età che in dialetto bolognese gliene diceva di tutti i colori. Non appena ebbe Nielsen “a tiro”, il "cretinotto" ebbe una geniale pensata! Si chinò verso terra e raccolse un pacchetto vuoto di “Nazionali”… Intuii immediatamente cosa stava per fare, ma non ebbi il tempo di sconsigliarlo! Lanciò il “proiettile”, come tanti altri, verso il canadese. Ma ebbe due “sfighe”! La prima fu quella che proprio in quel preciso istante il rissaiolo si voltò dov’era lui e purtroppo pure io e vide benissimo chi era il colpevole dell'affronto; la seconda fu che con incredibile precisione lo centrò in pieno viso!
Passò un decimo di secondo e Billy Nielsen partì all’attacco scavalcando ad una ad una le fila di sedie, mentre la gente se la dava a gambe. Vidi il "cretinotto" impallidire come un cencio e farsi ancora più piccolo, mentre il cappello di un carabiniere volava in aria e due spettatori cadevano come fuscelli sulle poltroncine, buttativi dal vichingo che non aveva occhi che per il mio vicino e forse (inquietante sospetto!) anche per me, credendoci probabilmente “compari”. Il "cretinotto" per arretrare prese a lavorare di gomito cercando di passarmi dietro e io, intuita la sua strategia, a gambe e braccia larghe facevo ostruzione per impedirglielo, perché non avevo nessuna voglia di trovarmi ad essere proprio io, per altro innocente, a fornire per primo spiegazioni al vichingo.
Sembravamo Gigi Riva e Mario Bellugi durante un corpo-a-corpo calcistico dell’epoca!
Ormai Nielsen era a due soli passi e il "cretinotto" era rimasto davanti a me nonostante le gomitate, predestinato ad una complicata esperienza, quando avvenne il miracolo!
Come nei film western, arrivarono i “nostri” sotto forma di ulteriori rinforzi di carabinieri e addetti alla sicurezza che letteralmente s’aggrapparono in gruppo a Billy Nielsen, bloccandone a stento l’avanzata e rimediando sicuramente pure diversi lividi.
Non feci in tempo a ringraziare il cielo, che il mio vicino era già scomparso come un anguilla inseguita da uno squalo. Secondo me, era già arrivato sotto le Due Torri!
Fu quello l’ultimo match nella carriera dello sfortunato e indimenticabile Giorgio Bambini.
E Billy Nielsen? Nessuno lo ricorda: uno dei tanti passati e caduti nell’oblio…
Anzi, no!
Due lo ricordano: il sottoscritto e l’ometto che, credo, da quella sera la boxe la vide soltanto in TV!
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