Meditate gente, meditate
Qualche tempo fa a una festa di compleanno conosco un medico, primario di un noto ospedale del Nord Italia, persona molto rispettata ed affabile, cognato del festeggiato. Gli vengo presentato anche come scrittore di boxe e lui si interessa, si comincia a parlare. Viene fuori che era un grande appassionato, che da ragazzino si è fatto tutte le nottate possibili per vedere la grande boxe dagli Stati Uniti, si parla di Ali, Foreman, Monzon, soprattutto di Marvin Hagler. Quando lo informo che The Marvellous vive vicino a Milano e non è impossibile vederlo alle riunioni di casa nostra si entusiasma e mi chiede di portarlo con me qualora sapessi della sua presenza. Gli chiedo come è possibile che un uomo della sua competenza eed entusiasmo abbia completamente smesso di seguire la boxe. La risposta è chiara e univoca: "è uno sport in cui non si capisce più niente, non ammetto che non si possa sapere chi è il migliore, chi è il campione del mondo. E' inaccettabile"
Devo lasciare una conferenza stampa di corsa per prendere un treno al volo, recupero un taxi fortunatamente presto, il tassista è anziano e mi chiede cos'era quell'assembramento fuori dal locale. Gli rispondo che era la presentazione di una riunione di boxe. Mi chiede subito: "Esiste ancora la boxe?" Mi parla di Duilio Loi, di una città intera che si fermava per un uomo solo, gli piaceva più Mazzinghi di Benvenuti ma li rimpiange tutti e due. Poi sicuro: "La boxe da noi è morta, non la si vede più, e poi non ci si capisce più niente, chi è campione di che cosa, con tutta questa fuffa di sigle WWF".
Per puro caso mi trovo in Kazakistan per lavoro proprio quando Golovkin dall'altra parte del mondo (12 ore di differenza di fuso orario con New York) combatte contro Daniel Jacobs al Madison Square Garden. Mi interesso con i locali per capire la portata dell'avvenimento nel loro paese, ascolto pareri, mi informo. Un mio giovane collega mi chiede: "ma chi è il campione del mondo?".



