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Trentatré anni fa...Debuttava un "certo" Mike Tyson!

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(La prima locandina della carriera di Mike Tyson)

Era una gelida giornata invernale del 1985 quando il 37enne Bob Miller, ex modesto pugile dilettante divenuto allenatore, entrò in casa di Cus D’Amato, a Catskill. Insieme a lui c’era anche la moglie Lorraine, in possesso della licenza do organizzatrice. Entrambi venivano da Troy, un sobborgo di New York, e la ragione della loro visita al vecchio Cus era stata la curiosità che circondava un ragazzone che si allenava con lui: Mike Tyson.

In ballo c’era un evento che, a quei tempi, non poteva certo definirsi di primo piano: vale a dire proprio il debutto al professionismo di Mike, del quale si parlava abbastanza bene sotto l’aspetto pugilistico, quanto abbastanza male, anzi, molto male per quanto riguardava tutto il resto.

Già internato nel carcere per minorenni chiamato, per raddolcirne un po’ la sostanza, Tryon School, Mike Tyson godeva di referenze non troppo confortanti avendo alle spalle, sin dalla prima adolescenza, un curriculum personale da far rabbrividire e che non prometteva nulla di buono. Il fatto però che Cus D’Amato, tecnico di  eccelso prestigio e già allenatore, fra i tanti, di Floy Patterson e José Torres, avesse deciso di dedicarsi alla cura del giovane “poco di buono”, aveva incuriosito parecchio i coniugi Miller…

Cus non perse troppo tempo e disse loro che, se desideravano essere coinvolti nella crescita di un futuro campione, tanto per cominciare dovevano allestire appunto il suo debutto e quanto al resto, ci avrebbe pensato lui a raddrizzare quel teppista da strada, allevandolo, educandolo e curandolo come un figlio.

In effetti, di Mike alcuni conoscevano i primi passi nella boxe, effettuati proprio in riformatorio, e la buona ma non eccezionale carriera dilettantistica che l’aveva portato, alla vigilia delle Olimpiadi di Los Angeles 1984, a partecipare ai Trials da cui sarebbero usciti i titolari della squadra “a stelle e strisce”. Purtroppo per lui, per due volte venne battuto da Henry Tillman, il quale vinse poi l’oro e di cui ci si ricorda, in Italia, per il verdetto che gli permise con “patriottica” decisone dei soliti giudici Aiba, di avere la meglio sul nostro Angelo Musone.  Cinque anni dopo in un altro “mondo”, quello professionistico, Tyson si vendicò mettendo ko Tillman alla prima ripresa…

Quel giorno di 33 anni fa, D’Amato giocò la briscola vincente con Bob e Lorraine Miller, assicurandoli che il “selvatico” ragazzone piccolo e grosso dei vicoli newyorkesi sarebbe diventato campione del mondo dei pesi massimi e che, anche se per curarne la carriera sarebbero stati coinvolti grandi promoter, loro non sarebbero mai più stati allontanati dalla “torta”.

I Miller accettarono…

Su suggerimento e volontà del 77enne D’Amato, trovarono per la prima uscita di Mike un avversario adeguato, sufficientemente “morbido” per rompere il ghiaccio e consentire a Tyson di mettere in luce la qualità di cui gli si faceva maggior credito, la potenza.

Tra i tanti disponibili sulla piazza, venne ingaggiato per una manciata di dollari il portoricano residente nel Masachussets Héctor Mercedes, un 19enne che aveva un record di due sconfitte e un pareggio, il quale di Tyson non sapeva assolutamente nulla, anche perché allora non c’era internet a svelare qualsiasi segreto. Altrimenti, forse, qualche dollaro in più l’avrebbe preteso…Dopo quel match ne perse altri sei, vincendone soltanto uno, prima di cambiare saggiamente mestiere.

I Milleri fecero stampare 5oo manifesti dei quali D’Amato pretese la correzione quando vide che Tyson non aveva lo spazio adeguato; fece il "diavolo a quattro" affinché gli venisse inserita una foto adeguata (ma non dell’avversario…), perché la gente doveva cominciare a conoscere la sua faccia e infatti, al prezzo di 10, 12 e 15 dollari a biglietto, gli spettatori videro per la prima volta all’opera colui che sarebbe diventato uno dei massimi personaggi della boxe mondiale del dopoguerra.

I Miller e Cus D’Amato riuscirono a far intervenire alla riunione moltissimi giornalisti per visionare il futuro “fenomeno”. Tutto durò appena 1’47” e mentre il povero Mercedes tentava vanamente di rimettersi in verticale, Mike Tyson tirò un sospirone di sollievo, dal momento che tanti anni dopo confessò di essere arrivato “mezzo morto” sul ring del Plaza Convention Center, di Albany, alla periferia della “Grande Mela, per l’emozione e per le non perfette condizioni di salute.

La grande avventura era cominciata, per poi chiudersi per sempre, l’11 Giugno 2005 a Washington, sotto i pugni poco gloriosi del “carneade” Kevin McBride. ma questa é un'altra storia...

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