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La bellissima favola di Marcela Eliana Acuna, la "Tigresa" che ruggisce sorridendo...

AcunaTigresa

“La donna più bella è quella che combatte”, recita uno slogan in voga tra le femministe sudamericane. Uno slogan che ben si adatta ad un “monumento" del pugilato mondiale: la 41enne argentina Marcela Eliana Acuna, soprannominata “Tigresa”.

Nata il 16 Ottobre 1976 a Formosa, ai confini con il Paraguay, nel remoto estremo nord-est del Paese, si avvicinò agli sport da combattimento quando aveva solo sette anni, dedicandosi al full contact e al karate, però ben presto fu attirata dal pugilato che, in uno spazio riservato della palestra, praticavano solo i maschi. Prese a frequentarlo, ma il problema principale era che nemmeno una donna, tanto meno una bambina quale lei era, si dedicava alla Noble Art. Ciò non solo a Formosa, lontana oltre 12 ore di pullman da Buenos Aires, ma neppure nel resto dell’Argentina.

Passarono gli anni, esattamente sette, aveva vinto tutto ciò che c’era da vincere negli altri sport da combattimento, ma nel pugilato non c’erano ancora atlete da imitare né regolamenti da seguire. Inconsapevole probabilmente di ciò, era proprio la futura “Tigresa” il primo germoglio del pugilato “in rosa” del Sudamerica.

“Mi allenavo con gli uomini-Ricorda Marcela Eliana Acuna-Non esisteva uno spogliato riservato alle donne, né una compagna di palestra con cui allenarmi, ma non mollavo e sognavo di scrivere un giorno una nuova pagina della boxe”.

Il tempo passava e quella giovane, tanto “folle” da abbracciare una disciplina sportiva sino a quel momento regno dei “machos”, scalpitava per vedere riconosciuta la legittimità della propria scelta e della propria passione.

”Cominciai a lottare come una “dannata”-Prosegue Marcela Eliana-Invocavo a gran voce che la Federazione Pugilistica elaborasse un regolamento, ma trovavo soltanto orecchie sorde. Oggi posso anche capirlo…nessuno sentiva la necessità di fare una cosa così impegnativa per uno sport praticato da una sola donna in tutta l’Argentina!”.

Però, il gran giorno arrivò, alla fine…Il 5 Dicembre 1997, dopo quattro anni di alti e bassi, di un passo avanti e due indietro, di speranze e delusioni, il suo sogno di bambina trovò realizzazione. Aveva vent'anni...

“Fu un avvenimento totalmente “folle”, a pensarci oggi-Confessa sorridendo la “Tigresa”-Non avevo mai sostenuto un incontro, non ero mai salita sul ring con un’altra donna in vita mia e per il mio debutto mi portarono negli Stati Uniti, a Pompano Beach in Florida…La mia avversaria? Quella che era il mio idolo di allora: l’americana 30enne Christy Marty, trentasei match e una sola sconfitta! Come finì? Male…Persi ai punti in dieci riprese”.

Tali parole sono molto significative riguardo al carattere d’acciaio della campionessa argentina. Debuttare contro una famosissima pugile di livello mondiale e perdere sulla lunga distanza ai cartellini sarebbe considerata un’impresa straordinaria per il 99,99% delle pugili in circolazione. Per l’Acuna, no. E tuttora definisce quel match “sconfitta”.

“Il fatto più importante fu un altro-Prosegue la “Tigresa”- Quel giorno non solo io sostenni il primo incontro, ma soprattutto perdendo in quel modo spinsi però la Federazione a mettere finalmente mano al settore femminile. Se io fossi finita peggio contro la Marty, forse il futuro del pugilato femminile sarebbe stato molto diverso. Sarebbe servito molto più tempo per regolamentarlo. Io parlai con Osvaldo Príncipi (Presidente federale) e lui ha rise, ma in quella risata io intuii che prima o poi l’avrebbe fatto. Sicuramente pensavano che mi sarei stancata, invece io continuai ad andare da loro ad insistere, senza mollare mai ".

La formidabile guerriera latino-americana divide la sua storia “politica” in due fasi: quella burocratica e politica per ottenere il riconoscimento e la regolamentazione della boxe femminile e la seconda, la più difficile…

“E’ stata nella seconda fase la battaglia veramente tremenda-Sottolinea infatti con impeto, ma ridendo anche di gusto la pluricampionessa-Fu un grande combattimento quello che ho condotto per convincere una società  molto più “machista” di oggi che, per salire sul ring, una donna non doveva necessariamente essere lesbica ma, anzi, poteva essere molto femminile. Quando cominciarono a chiamarmi alle varie televisioni, mi presentavo truccata alla perfezione, in minigonna, tacchi altissimi e allora, visto che si aspettavano una ragazza in pantaloni e scarpe da tennis, mi chiedevano dov’era la “Tigresa”, convinti che io fossi un’altra!”-

E invece era proprio lei, la bella ragazza dal viso simpatico e sorridente ma capace di trasformarsi in “Tigresa”, allorché il ring lo pretende! La bizzarra ragazzina che aveva in testa la malsana volontà di diventare pugile è oggi un idolo dello sport nazionale argentino. Non c’è donna con i guantoni alle mani, in ogni angolo del mondo, che non la conosca. Nell’incredibile arco di vent’anni, ha sostenuto 53 match, con 46 vittorie (16 per ko), 6 sconfitte, 1 pareggio.

E pensare che sua mamma avrebbe voluto che facesse la ballerina! Ai vertici iridati praticamente dal giorni del debutto, si è cinta i fianchi con un’infinità di cinture nazionale, internazionali e iridate, tra gallo, supergallo e piuma come pochissimi, tra maschi e femmine, hanno saputo fare nella secolare storia del pugilato.

Oggi é una donna di 41 anni, anche se sembra ancora un ragazza piena di vivacità e di sogni. Ciò significa che il domani, tra le corde del ring, per lei si sta facendo più breve. Ma è sicura un cosa: anche quando lascerà il suo testimone ad altre, Marcela Eliana Acuna continuerà ad essere sempre la “Tigresa” per tutti coloro che amano la boxe.

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