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Storia e Poesia del Pugilato, secondo Valeria Imbrogno, pugile e psicologa

 

StatuaPugile

Il pugilato nasce come sport di difesa personale ed è il mezzo di difesa più antico al mondo, proprio perchè primo istinto dell'uomo nella difesa da un’aggressione. Era praticato già nell'antica Grecia e nell'antica Roma. Molti conoscono la statua del pugile a riposo che evidenzia l’importanza di questo sport già ai tempi  antichi: il soggetto è un pugile seduto, colto probabilmente in un momento di riposo dopo un incontro, con le mani protette da grossi e complessi guantoni dell’epoca. Le quattro dita sono infilate in un pesante anello costituito da tre fasce di cuoio tenute insieme da borchie metalliche. La statua è infatti basata sul contrasto fra la quiete e il contenimento del corpo quando è a riposo. Nell'Iliade di Omero, il pugilato appare come parte dei giochi funebri organizzati da Achille in onore di Patroclo: Epeo, l'artigiano che costruì materialmente il cavallo di Troia, dichiara di eccellere proprio nel pugilato, ma ammette di non eccellere parimenti nella guerra. Questi dettagli sono specificati da Omero stesso nelle sue narrazioni.

Piu’ tardi ancora, la boxe del XVIII secolo, che arriva in Inghilterra, cambia e regola la pratica: a differenza del pugilato moderno i colpi venivano portati a "martello" e il perimetro entro il quale si combatteva era delimitato dagli stessi spettatori dell'incontro, tracciando una semplice linea circolare per terra. I pugili si battevano senza mai fermarsi. Il combattimento si svolgeva a pugni nudi e si proseguiva ad oltranza senza riprese.

Infine, trova  la sua rapida diffusione negli Stati Uniti d'America con la famosa vittoria di Sullivan, categoria pesi massimi, su un colosso irlandese emigrato negli USA. Con questa vittoria, il centro d'interesse della boxe mondiale si sposta definitivamente dall'Inghilterra agli Stati Uniti.

Una delle figure piu’ poliedriche appartenute al mondo del pugilato è Arthur Cravan, pugile e poeta inglese, personaggio sopra le righe e idolo dei movimenti dadaista e surrealista; dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale lasciò Parigi per evitare l'arruolamento. Di passaggio alle Isole Canarie, riuscì a farsi organizzare un incontro di boxe con l'allora campione del mondo Jack Johnson, per finanziarsi lo spostamento negli Stati Uniti d’America. I poster parlavano di Cravan come del “campione europeo”. Cravan è stato visto per l'ultima volta a Salina Cruz, nel Messico, nel 1918, al largo delle coste dove molto probabilmente annegò.

Lo stesso Chaplin ha dichiarato piu’ volt  che il pugilato era il suo passatempo preferito e ne era spettatore competente. Tra i più riusciti dei film girati sul pugilato infatti, ne dà un'interpretazione ben poco agonistica quanto poetica con “Charlot boxeur”, conosciuto anche come Charlot eroe del ring, che fu proiettato la prima volta nel 1915.

Questo escursus in cui storia, poesia e pugilato continuano ad intrecciarsi, evidenzia gli aspetti storico/poetici della boxe, quanto sia da sempre considerato uno sport “nobile” e come tale, dunque, con una storia profonda alle spalle; quanto reale, perché è spettacolo che accade in diretta, quanto vita e quanto corpo fisico da sempre considerato come corpo di quell’eroe che, anche davanti alla sconfitta, ha la sua immensa dignità.

Per diventare un vero atleta si deve praticare una forma di ascesi sportiva nello sforzo di perfezionarsi: verranno promossi unità e armonia personali, raffinando la mente e superando i limiti corporei. In presenza di un'autentica cultura sportiva, si rimane entro il confronto, senza cadere nello scontro.

Il pugile ha l’obbligo di essere metodico e sistematico anche davanti ad un momento cosi’ difficile come un’aggressione e lo fa per la sua stessa sopravvivenza. Il suo gesto è razionale e non brutale, cerca di sottomettere l'avversario nel rispetto delle regole. La perdita di etica del gesto in se  è superata dalla valutazione complessiva del pugilato come arte che si pratica per ottenere traguardi individuali rendendo imprescindibili dei principi morali su cui si basa la pratica stessa  perché questa sia un atto umano accettabile: il principio di responsabilità, di integrità della persona, del sano agonismo, del rispetto assoluto dell'altro e del superamento di sé. Questi principi valgono come guida per valutare positivamente un'attività sportiva qual è il pugilato, in modo che sia il degno e giusto coronamento della persona.

“Il pugilato è una specie di jazz. Più è bello, meno gente lo apprezza“.

(George Foreman)

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