
Chiunque si avvicina al mondo della boxe, superati i primi match di rodaggio in cui si fa mente locale e ci si rende conto di dove ci si trova, si convince di avere un punto di forza, un aspetto in cui è avvantaggiato rispetto agli altri e cerca di puntare su quello.
C’è chi “ha il tempo”. Una categoria che io ho odiato. Sembra sempre che tu li possa colpire, che li possa chiudere all’angolo. Niente di più sbagliato! Hanno sempre quel mezzo passo di gestione, di controllo. Si espongono ai colpi, per poi far valere quel palmo di distanza e rientrare. Una volta ho finito un match, dove l’unico segno che avevo in viso era frutto di uno scontro tra teste involontario, tra l’altro per colpa mia che cercavo di chiudere a tutti i costi la distanza. Match frustrante, dove io non ho combattuto, praticamente. Non avevo nemmeno il fiatone al termine delle 6 riprese.
Poi c’è chi è “sporco”, sempre borderline, al limite della regolarità e che usa tutto che ha a disposizione per farti trovare in svantaggio. Piccole trattenute dietro ai gomiti quando sei troppo vicino, per non farti lavorare; ti tocca con il ginocchio all’interno della coscia per crearti disagio, oppure all’esterno, quando vuole uscire con un perno dalla corta distanza; ti pesta per un momento il piede, quando fa uno spostamento per non farsi inseguire…Molte volte ho preso spunto da questa categoria. Ottimi nel gestire le riprese anche se non sono al top della condizione e farti esprimere il meno possibile, senza tuttavia sfociare mai in scorrettezze vere e proprie.
Poi ci sono gli “scazzottatori” o se vogliamo parlare come chi sta sul pezzo, gli “in-fighter”. Questa categoria, insieme a chi boxa di rimessa, é la più comune. Diciamo che sono i due punti di partenza dai quali poi si sviluppano i vari stili di pugilato. Il primo, sicuramente più generoso e sofferto. Chiunque assista ad un match tra due in-fighters, difficilmente si renderà conto del passare del tempo durante i round. Poi ovviamente le caratteristiche personali fanno sì che ogni categoria sia implementata.
Io, ad esempio, sono stato un in-fighter con la caratteristica di avere molto ritmo. Il mio punto di forza era il ritmo. Tutti i pugili che ho incontrato, tutti quanti, mi hanno detto che hanno sofferto il mio ritmo e non lo dico per autocelebrazione (perché nessuno mi stende un tappeto rosso per averlo scritto).
Una volta, dopo un match quando avevo ancora la canotta, i miei stessi compagni di squadra dopo qualche pacca per aver vinto, mi fanno: «Che rottura di palle che sei, Cappè!». Credo che in quel match non ci sia stata mai una pausa da parte mia e loro, ridendo, volevano dire che ero stato una specie di zecca attaccata all’avversario. Ridemmo tutti quanti, ma poi quell’espressione l’hanno usata molte altre volte, anche durante gli sparring in palestra…E io che li consideravo amici (Scherzo ovviamente…)!
Infatti ero avvantaggiato quando, preparando i match, facevo sessioni di sparring con i round a riposo ridotto, oppure con round di quattro, cinque o sei minuti.
Anche la testardaggine era un mio punto di forza.
Entrambe le cose le ho capite durante la preparazione con l’altro mio maestro Daniele, che mi apriva la palestra anche al mattino per farmi fare questi lavori specifici. Gli devo tanto.
Una volta, in un match considerato rischioso visto il palmarès del mio avversario, stavo provando in fase di preparazione un doppio montante al fegato. Il mio maestro, Andrea stavolta, dopo diversi giorni che mi vedeva provare quella sequenza, si avvicina e mi dice: «Ma vuoi provare anche altre cose oltre a questa?». E ovviamente non era una vera domanda, ma una direttiva: «Può darsi che tu non abbia modo di doppiare quel montante, visto l’avversario, non credi?». Provammo altre sequenze.
La sera del match, quando ero da solo nello spogliatoio già preparato, con bendaggi fatti, guantoni legati e vaselina messa, io provavo quel doppio montante.
Avevo quaranta match all’attivo. Il mio avversario centoquaranta. Questo era il motivo delle parole ammonitrici del mio maestro.
Persi il match ai punti, ma doppiai quel cazzo di montante sinistro!
Magari avrei avuto qualche altra peculiarità in futuro, ma non lo sapremo mai.
E tu, amico, hai capito qual è il tuo punto di forza, la tua marcia in più?



