
Oggi cercherò di spiegare la sensazione, se riesco, di come il ring a volte ti fa sentire sull’orlo del baratro sia fisico che mentale. Non ci sono scappatoie tra quelle sedici corde o, come diceva una canzone di Robert Tepper, “There’s no easy way out” (Non c’è una via d’uscita facile). Da certi istanti, che sembrano durare dieci volte tanto, non c’è infatti nessuna via di fuga.
Devi accettare che può capitare anche a te…E reagire!
Suona la campana. Inizia il match. Hai "tirato" i liquidi per il peso e hai gestito alla grande la dieta, alla bilancia sei ampiamente nella categoria e ti sei scaldato bene. Prendi subito il centro del ring e inizi la tua ricerca dell’avversario. Scambi i colpi, schivi, ti sposti e cerchi un buon rientro.
Il ritmo è già alto e sei tu ad imporlo, passando sotto i suoi ganci, parando con la mano aperta i suoi jab, cercando di deviarli e tagliandogli la strada. Sei fuori casa e sai che devi avere una condotta molto convincente, se ti vuoi aggiudicare il match.
Il maestro ti incita all’angolo con le sequenze che avete provato e riprovato in palestra, con gli sparring, al sacco, alle figure… Sposti il piede alla tua destra abbassandoti, spingi con la punta contro il tappeto mentre la gamba dietro non compie nient’altro che un passo normale, ma il corpo ruota grazie all’avampiede avanzato, che aggrappato al suolo ti fa compiere un perno in entrata. Il tuo avversario è davanti a te, leggermente defilato verso sinistra. Passi sotto al suo jab che per un attimo ti copre la visuale.
Sei vicino ora, alla distanza giusta, le gambe spingono all’unisono in avanti cercando di vibrare un…
“Ma che diavolo?!”
I tuoi guanti toccano il tappeto…
Le gambe sono piegate con le ginocchia entrambe a terra…
Guardi dritto davanti a te e vedi un colore azzurro che occupa l’intero campo visivo…
Sei a terra!
«One…two…».
Ti giri verso l’arbitro.
«Three…four…».
Un gancio alla tempia. L’hai preso in pieno e non l’hai nemmeno visto.
Pieghi un ginocchio spingendo con la mano corrispondente su di esso, per cercare di alzarti.
«Five…six…».
Sei sulle tue gambe di nuovo e cerchi una posizione eretta abbastanza convincente.
«Seven…eight…».
L’arbitro interrompe il conteggio e ti afferra per le mani. «Stai bene?».
Domanda di routine. Fai cenno di sì con la testa, alzando i bene guanti come ti viene chiesto.
L’arbitro si mette al centro. Tu non stai capendo nulla. «Boxe!».
Il tuo avversario ti assale. Tu stai chiuso come puoi, ma qualche colpo passa lo stesso…Non ci vedi bene e le gambe sembrano due pezzi di legno. Ti accasci ancora «One…two…».
Non sei lucido per niente e non senti nemmeno la voce del tuo maestro, in questo momento. Pensi che non ce la farai, non oggi. Ti devi arrendere.
«Three…four…».
Due figure ti si parano davanti nella mente e il tempo sembra non scorrere più. Due pugili…più grandi di te…più forti di te…che però soffrono come te!
“Match dell’anno – pensi – loro non si sono arresi”…«FIVE…SIX…».
Nemmeno lo senti il conteggio adesso. Sei in piedi! Davanti agli occhi hai Arturo Gatti e Micky Ward…Loro hanno conquistato il loro posto sul ring. Hanno sofferto molto più di te…
Non ti arrenderai.
Non oggi. Non qui.
Non contro questo pugile.



