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Il tunnel buio del pugilato professionistico cubano

Rigondeaux

(L'espressione "sconfitta" di Rigondeaux contro Lomachenko)

Gli ultimi tempi hanno stimolato qualche riflessione sul pugilato professionistico cubano, il quale è passato in pochi mesi da un momento d’oro ad un altro ben diverso. Le ricorrenti sconfitte ai massimi livelli dei fenomeni caraibici non devono ovviamente essere drammatizzate. Probabilmente si tratta dei segnali di un inevitabile cambio generazionale ormai incombente e di una buona sorte attualmente un po’ avara verso i “fenomeni” latinoamericani.

Il grande bacino di talenti troverà presto nuova linfa anche a torso nudo e forse c’è già chi, con indosso la leggendaria canottiera della nazionale, tende le orecchie (con le valigie ben nascoste) alle “sirene” professionistiche che cantano in varie parti del mondo per ingaggiare pugili destinati ad un prestigioso futuro e a produrre lauti guadagni.

Ciò non toglie che comunque le recenti disfatte dei cubani stiano destando sconcerto tra gli appassionati, forse troppo abituati a considerarli praticamente imbattibili quando invece si tratta di formidabili atleti ma soggetti come tutti gli esseri umani, purtroppo, all’usura del tempo, della carriera e talvolta al richiamo di “vizietti” difficilmente conciliabili con la durezza del ring.

A dare il via all’oscuro tunnel delle sconfitte è stato il 37enne Guillermo Rigondeaux, sul finire dello scorso anno, quando ha alzato bandiera bianca in maniera davvero ingloriosa e del tutto imprevedibile contro lo straordinario iridato Wbo dei piuma, l’ucraino Vasyl Lomachenko, venendo poi quasi “degradato  sul campo per disonore” anche della sua cintura Wba dei supergallo.

Il connazionale detentore del titolo mondiale Wba dei massimi-leggeri, Yunier Dorticós, ha subito a sua volta un pesante ko per mani del campione Ibf della categoria, il russo Murar Gassiev, nel corso del torneo World Boxing Super Series.

In marzo è stata poi la volta del veterano dall’età “misteriosa”, Luis Ortiz, a cedere a Deontay Wilder per ko alla decima ripresa, in questo caso però dopo avere sostenuto un combattimento superiore alle attese.

Sempre in marzo, medesima sorte per Sullivan Barrera, nel match iridato dei mediomassimi Wba, contro il russo Dmitry Bivol e nello stesso “maledetto” mese pure Rances Barthelemy si è arreso con unanime verdetto ai punti dinanzi al bielorusso Kiryl Relikh, per la vacante corona Wba dei superleggeri.

Infine, sabato scorso, l’ultima foglia a cadere è stata quella di Erislandy Lara, che ha ceduto il titolo Wba dei superwelter allo statunitense Jarrett Hurd, di misura ma evidenziando i maligni segnali del tempo che avanza.

Insomma, un periodo difficile e travagliato per i talenti cubani. Come si è detto, anch’essi sono fatti di carne e ossa al pari di tutti i mortali…Però, c’è da scommetterci senza correre troppi rischi, che tra non molto tempo gli appassionati di boxe avranno già altri idoli provenienti dalla solatia Cuba a cui guardare con l’ammirazione di sempre.

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