
Macchina piena, borse stipate e pugili ammassati.
Come al solito, era quella del maestro l’auto che ci avrebbe portati a combattere.Un mezzo senza sponsor, senza pubblicità e senza soldi, finanziata da qualche benefattore momentaneo.
I chilometri che saremmo andati a macinare sarebbero stati parecchi, considerando che in un solo giorno, ne percorremmo più di mille! E non fu di certo la nostra trasferta più lunga, ragazzi!
Come chiunque pratichi la boxe ad un certo livello, intendo agonisticamente e non “tanto per stare in forma”, le cose più impensabili sono la routine quotidiana di atleti e maestri.
Quel giorno ci aspettavano dei bei match in quel di Taranto e per essere sicuri di arrivare in orario partimmo con un bell’anticipo, tanto che arrivammo senza intoppi, con la palestra che ci doveva accogliere ancora chiusa.
Fa niente! Decidemmo di cercare un bar per prendere un caffè, andare in bagno (visto che qualche grammo in meno è sempre ben accetto) e riposarci un po’.
Tutti in tuta, verde e bianca, i colori di Castelfidardo, “Castello” per gli amici, incominciammo a camminare alla ricerca di 'sto bar, ridendo e sparando cazzate di tanto in tanto, come ogni squadra che si rispetti. Camminavamo, camminavamo, ma sembrava che tutti i bar o almeno quei pochi che avevamo avuto la fortuna di incrociare lungo la strada, fossero chiusi apposta per farci camminare. Alla fine, trovammo un circolo privato che era aperto e chiedemmo dove potevamo berne uno, visto che lì caffè non ne facevano; l’unico bar disponibile, ci dissero, sembrava fosse quello dello stadio, dove quel giorno il Taranto giocava con una squadra che, alla fine, scoprimmo essere il Monopoli.
Tutti fuori di nuovo e di nuovo a calpestare la strada accompagnati, per fortuna, da una giornata di sole spettacolare. Non distava molto lo stadio: un paio di chilometri "ad occhio", ma forse erano meno. Quella che sicuramente non passava inosservata era la lunga fila di macchine che si dirigeva appunto alla partita e una chiassosissima marea di tifosi tutti ammassati ai cancelli.
Pareva proprio che fosse quello il nostro unico punto di accesso all'ormai "benedetto" bar, con noi che volevamo solo un maledettissimo caffè e pisciare in pace!
Man mano che ci avvicinavamo, però, notammo che la gente che ci passava accanto era interessata a noi in maniera molto particolare. All’inizio non ci facemmo troppo caso, ma poi era sempre più insistente nel guardarci, nel girarsi per guardarci ancora e nel rigirarsi di nuovo per fissarci ancora un po’.
"Ma che cazzo vogliono questi?", iniziò a dire qualcuno di noi, mentre lo stadio si avvicinava sempre di più. "E ancora?!"... Cominciammo ad alzare i toni, senza prendercela con nessuno in particolare, ma il sangue aveva preso a scaldarsi come il sole che ci batteva sulla testa.
Ad un certo punto una macchina accostò qualche metro avanti a noi, ma noi non ci facemmo caso subito, perché eravamo intenti a fissare gli ennesimi passanti che si giravano per guardarci, con occhi un po' inquietanti.
Un paio di bambini scescero di corsa dalla vettura ferma e ci osservarono senza ritegno in maniera palese. Due uomini uscirono dalla stessa macchina e andarono dietro ai bambini per riprenderli, buttandoci gli occhi addosso e se ne andarono...
Dopo qualche passo, però, uno dei due si voltò, ci soppesò ancora con espressione strana e poi... "Scusate!"...
“Ci siamo”, pensammo talmente forte nelle nostre teste, che fu come se tutti ci sentissimo a vicenda...
"Ma voi...di che squadra siete?", ci chiese quel tipo. "Noi non siamo di nessuna squadra-Rispondemmo-noi siamo della boxe!".
Uno di noi si voltò e mostrò la scritta “Boxing Club Castelfidardo” sulla schiena.
"Aaaah!", esclamò l’uomo..."I bambini vi volevano lanciare un petardo!", aggiunse, sorridendo.
"Andate allo stadio?", chiese il maestro. "Sì, giochiamo contro il Monopoli–Rispose–Ma vestiti con quei colori non vi conviene entrare…".
Ci guardammo un po’ divertiti e un po’ increduli. "Ma perché?…Che colori ha il Monopoli?..." Ci guardò ghignando: "Bianco e verde!".
Ci facemmo una risata di cui ancora oggi si sente l’eco!
Eravamo tutti pugili, ma quel giorno se fossimo entrati allo stadio da quell’ingresso, la palestra di Taranto avrebbe avuto molti avversari in meno da affrontare!
Qualche volta, il culo è stato dalla nostra!



