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Manuel Lancia: il titolo europeo rimane in cima ai suoi progetti

INTERVISTA A MANUEL LANCIA: TRA I SUOI PROGETTI UN NUOVO TITOLO EUROPEO

 Lancia Manuel in B Nero

Di Simone Sambucci

Abbiamo incontrato l’ex campione italiano dei pesi leggeri, nonché ex campione dell’Unione europea di categoria, Manuel Lancia. E’ un ragazzo di Guidonia (RM), di 30 anni, semplice, che ha, da sempre, dedicato la sua vita al pugilato e che oggi ne parla come chi si sente già soddisfatto dei bei traguardi raggiunti, ma ha ancora la giusta “fame” di chi vorrebbe conquistare la vetta del pugilato europeo. Questo è quanto ci siamo detti:

1) Manuel, sei salito l'ultima volta sul ring il 17 dicembre del 2016, ad Helsinki, per il titolo europeo contro Edis Tatli. Cosa ricordi di quell'esperienza?

Per me quella è stata un'esperienza importantissima, il match più importante della mia carriera. Al di là del titolo che stavamo disputando, il palcoscenico è stato qualcosa di incredibile. Lo ricorderò per sempre: c'erano 14.000 spettatori, eravamo in diretta in tutta Europa su Sky. E' stato qualcosa di molto, molto emozionante, di forte.

2) Dall'ultimo incontro contro Edis Tatli sono trascorsi ormai due anni, e tutti ci chiediamo quando tornerai a combattere. Puoi dirci qualcosa a riguardo?

Il match contro Edis Tatli è stato per me devastante a livello fisico, perché ho subito una frattura dell'occhio, e già in preparazione mi ero infortunato alla spalla, quindi mi presentai al match da "semi-infortunato", e durante il match la situazione peggiorò: mi si allentò la cuffia, ed infatti dopo l'incontro dovetti subire un'operazione chirurgica. Questa non è certo una scusa, ma comunque giunsi al match non al massimo della condizione fisica, per via di questo brutto infortunio alla spalla. Ora sono guarito e sarei dovuto tornare sul ring l'11 di maggio, ma a 5 giorni dall'incontro, tutto è saltato per infortunio del mio avversario. Il prossimo obiettivo, dato che sono pronto ed ho voglia di combattere, è quello di gareggiare in una riunione che stiamo organizzando noi a Guidonia, dove tornerò sul ring. In quella riunione  combatterà anche  mio cugino (al suo terzo match da professionista), e altri pugili dilettanti.

3) Fai il pugile professionista ormai da quasi 7 anni. Che periodo sta vivendo, secondo te, oggi il pugilato in Italia?

Penso che il pugilato italiano sia in fase di "lutto", ma anche di "nuovo inizio". Dopo aver passato un bel periodo negli anni '70 ed '80, un calo epico fino a qualche anno fa, adesso secondo me la situazione è in ripresa, o meglio sta per riprendersi. Se si passa al professionismo tardi, ad esempio a 30 anni, la carriera di un pugile sarà senza dubbio una carriera di breve durata. In questo periodo invece sto vedendo molti ragazzi puntare sul passaggio al professionismo in età giovane e quando un pugile passa al professionismo in età giovane, poi ha molte più possibilità di fare una carriera lunga e promettente. In questo io vedo una grande speranza.

4) Quale è stata la tua vittoria più bella sul ring, quella che ricordi con maggiore piacere?

Sicuramente il primo titolo italiano.

Ne parlavo qualche giorno fa con la mia ragazza, e le dicevo di essere indeciso su quale fosse stata la vittoria che ricordassi con maggiore piacere. L'indecisione era sul primo titolo italiano contro Di Silvio ed il titolo dell'Unione europea che ho disputato in casa, a Roma, contro il belga Jean Pierre Bauwens. Ma la decisione, alla fine, è ricaduta sul primo titolo italiano: le emozioni che ho vissuto in quel match sono state indescrivibili. Ancora oggi dico che quello è stato il giorno più bello della mia vita.

5) In Italia, ultimamente, abbiamo avuto diversi pugili molto validi arrivare, però, a giocarsi possibilità mondiali ad età ormai troppo avanzata (Leonard Bundu è uno di questi). A cosa pensi sia dovuto questo?

Secondo me il problema è che si inizia a fare tardi il pugilato. Perché all'estero passano al professionismo a 18 anni o a 20 anni? Perché il pugilato viene insegnato nelle scuole. Si inizia ad 8 anni a fare la boxe, ed a 10 anni già combattono, noi invece dobbiamo aspettare almeno i 13 anni per salire sul ring, perché ci sono delle leggi differenti, per la salvaguardia dei bambini. Ed è una cosa giusta, per carità, sono d'accordo su questo, però dico anche che con le dovute accortezze e le necessarie precauzioni si potrebbe iniziare già da prima, anticipando i tempi. Non vedo perché se all'estero fanno combattere già all'età 10 anni, da noi ciò non potrebbe essere possibile.

6) Nell'attuale scenario internazionale dei pesi leggeri, c'è qualche pugile che ti entusiasma particolarmente? E se sì, perché?

Sicuramente, anche se non è proprio dei pesi leggeri al 100%, quello che mi entusiasma particolarmente è colui che io considero il dio del pugilato odierno: Vasyl Lomachenko. Lo dico da quando era dilettante, secondo me diventerà il pugile più forte della storia. Quando lo guardo combattere penso di essere contento a poter vivere in questo momento storico. Qualche tempo fa andai a Las Vegas ad assistere ad un incontro di Floyd Mayweather ed uno dei miei prossimi progetti è proprio quello di andare a vedere anche un incontro di Vasyl Lomachenko. Non vederlo combattere dal vivo è un rimpianto che non potrei sopportare. A parte lui, un pugile che mi piace davvero molto, anche se è più  un rapporto di "amore-odio", è Gervonta Davis, il mancino di Mayweather. Lo stesso Edis Tatli mi piace tantissimo da un punto di vista pugilistico, anche se, a dire il vero, è un "peso leggero" solo sulla carta, fisicamente non lo è per niente, alto 176 cm, sembra un pugile di una categoria superiore.

7) Qualche giorno fa Vasyl Lomachenko ha sconfitto Jorge Linares, per il titolo mondiale WBA SUPER dei pesi leggeri. Quale è la tua opinione, da un punto di vista tecnico, sull'incontro?

E' stata la dimostrazione che anche lui è un umano. Ha subito un atterramento che ha lasciato tutti a bocca aperta. Ma il fatto che si sia rialzato e abbia continuato, riuscendo poi a chiudere prima del limite un match contro un pugile espertissimo e preparato come Linares, mi ha fatto salire ancor di più il grado di apprezzamento che avevo nei suoi confronti.

Lancia in giallo mani su

8) Torniamo a te. Nel tuo record pugilistico compaiono, su un totale di 17 incontri (e 14 vittorie), soltanto due sconfitte. Una di queste l'hai subita contro Massimiliano Ballisai (a Roma), mentre la seconda da Edis Tatli (ad Helsinki). Se fosse possibile, contro chi dei due vorresti avere una rivincita, e per quale motivo?

Vorrei la rivincita contro Massimiliano Ballisai, perché vorrei affrontarlo al massimo della mia forma fisica. La sera in cui combattemmo, non ero io. Forse, per carità, anche giocandomela al massimo della forma avrei perso ugualmente, però vorrei scontrarmici al top della mia condizione fisica. Avrei potuto combattere molto meglio di come feci in quella sera. Ad esempio, quando gareggiai contro Edis Tatli, mi resi conto subito di quanto lui fosse più forte di me. Edis Tatli mi è superiore, lo riconosco sinceramente. Contro Ballisai, invece, sono sicuro che andandoci a combattere al meglio della mia condizione atletica, potrei, non dico vincere, ma sicuramente giocarmela meglio.

9) Hai rimpianti nella tua carriera di pugile? Sogni nel cassetto?

Da quando ho iniziato a fare il pugilato, ho dato sempre il 100%, quindi non so se avrei potuto conquistare qualcosa di più. L'unico rimpianto che potrei dirti di avere, è di avere iniziato un po' tardi con la boxe. Ho iniziato all'età di 16/17 anni. Sarei voluto entrare in palestra prima, verso i 13/14 anni, per anticipare i tempi. Per quanto riguarda, invece, i miei sogni nel cassetto, vorrei avere un'altra possibilità per il titolo europeo.

10) Come ti vedi fra qui e qualche anno? Speri di essere ancora in attività?  

Mi sono sempre dato come limite quello dei 34/35 anni. Questo perché io sono cosciente che le botte fanno male. Quindi, mi sono sempre detto: sino a quando riuscirò a mantenermi ad un livello alto, gareggiando per titoli importanti, continuerò ad allenarmi e a salire sul ring. Non voglio arrivare a gareggiare in un match di contorno in una riunione dove altri combattono per le cinture che contano. Voglio essere io a combattere per il titolo. Ho visto, pochi giorni fa, il match di Domenico Spada per il titolo italiano dei pesi medi, e quello, secondo me, è un esempio di quanto sto dicendo. Domenico Spada è stato senza dubbio un buon pugile, ma dico anche che bisognerebbe capire che c'è un tempo per tutto. E la stessa cosa la si può dire di ogni grande pugile, da Roy Jones che io amo, a Bernard Hopkins. Il tempo, purtroppo, è tiranno e bisogna capire quando smettere. Io tengo sempre bene a mente questo concetto: salirò sul ring sino a quando sarò competitivo. Quando il livello scenderà, mi farò da parte.

- Grazie Manuel, alla prossima.

Alla prossima, e grazie mille a voi per lo spazio.

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