
La storia edificante di un profugo liberiano
In un weekend avaro di riunioni interessanti ben venga una storia di quelle edificanti che, assieme a quelle assai poco edificanti, fanno la storia della boxe. È il caso di Toka Khan Clary, un peso piuma mancino di 25 anni che è nato in Liberia, stato africano che non vive moment tranquilli. All’età di 6 anni Khan Clary ha lasciato l’Africa ed è stato portato a Filadelfia dove però poco dpo suo padre è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco. Rimasto orfano è stato poi adottato da una famiglia di Providence, nel Rhode Island, dove è stato preso sotto l’ala protettrice di Peter Manfredo Jr, il pugile che raggiunse notorietà e sfida mondiale grazie soprattutto al reality “The Contender”.
Manfredo sostiene che nella sua palestra non si è mai visto un talento come quello di questo ragazzo liberiano e solo il futuro potrà dare una risposta certa anche se il percorso dilettantistico di Khan Clary è stato buono. Professionista dal 2012 ha quasi sempre combattuto sulla costa est degli Stati Uniti. A dir la verità non ha mai battuto avversari di una certa qualità pur mostrando pugno pesante ma al contrario è finito lui K.O. una volta preso a freddo da certo Jhon Gemino.
Sabato sera ad Atlantic City, nella mitica Boardwal Hall, Toka Khan Clary proverà l’assalto a un titolo nordamericano riconosciuto dalla WBA e lo fa contro il 24enne messicano Emmanuel Dominguez, un buon professionista che un fulmine di guerra non è.
Verificheremo se le parole di Peter Manfredo Jr hanno un reale fondamento o se il tutto è parte di un battage pubblicitario che fa leva sui buoni sentimenti per una storia che comunque ha già avuto per Toka Khan Clary uno sviluppo importante e felice.



