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Luca Messi: nessun risveglio, poi, è stato più così bello.

PugileFumo
Nessun risveglio è stato come quello nel quale, appena aperti gli occhi dopo l'ennesima vittoria, 
al solo sorridere qualche sconosciuto muscolo facciale mi doleva..
 
Nessun risveglio è più stato come quello in cui, mentre mamma si complimentava per l'ennesima vittoria baciandomi, scopriva ancora quelle solite macchie di sangue lasciate sulla federa del cuscino appena cambiata e s'arrabbiava, intimandomi la puntualità per l'abbondante pranzo domenicale che tante avevo dovuto saltare per il peso.
Nessun risveglio ha più goduto del piacere della prima doccia nella quale, finalmente, riuscivo a togliermi di dosso tutta quella dannata vaselina mista all'olio canforato che, poche ore prima, inebriava lo spogliatoio di quella palestra di uno sconosciuto paese, della bassa Pianura Padana. Chissà dov'ero? Forse in provincia di Bologna oppure di Ferrara o forse Parma; non me ne ero reso conto perché avevo fatto finta di dormire, mentre il maestro guidava, per non ascoltare le sue vecchie storie, ancora una volta.
E sotto la doccia, però, scoprivo tutti segni della lotta e anche allo specchio nell'asciugarmi e capivo che l'avversario aveva fatto davvero male, osservando i diversi lividi  sparsi dovunque e ti chiedevi se molti di quelli che avevi sulla schiena erano per colpi subiti oppure per quelle dannate corde del ring, che non erano state ricoperte completamente.
Nessun risveglio ha più avuto il sapore di quando solo l'uscire di casa ti dava gioia per i compimenti dei compaesani e allora correvi al bar per leggere subito il gazzettino provinciale, sperando di trovare il tuo nome ma, come al solito, il giornale era (ahimè!) inevitabilmente nelle mani del solito vecchio che ci leggeva persino tutti i necrologi e allora  correvi in edicola e "investivi" mille lire per comprartelo, scoprendo che di vittoria in vittoria il tuo nome iniziava a precedere gli altri sport, addirittura prima di quello della squadra di calcio del paese e allora ti gonfiavi il petto ancor di più.
Poi c'era lui, il solito vecchio Piero che, con il calice in mano e naturalmente in dialetto stretto, ti chiedeva il risultato del match senza peraltro poi nemmeno ascoltare la mia risposta, iniziando ancora una volta a raccontarti la sua solita falsa storia di quando aveva smesso di combattere perché aveva paura di uccidere gli avversari, oppure perché il padre lo mandava a lavorare nei campi alle 5 del mattino o perché in palestra c'era anche il figlio del sindaco del paese, che era della stessa categoria e allora, volevano far fare carriera a lui, per poi scoprire da un altro testimone, cioé da quello a cui Piero quarant'anni prima aveva rubato la fidanzata, che lui aveva sempre fatto solo il bidello nelle scuole elementari del paese e in palestra c'era entrato solo una volta...Piero!
Nessun risveglio sarà mai più così bello, perché pieno di sogni, ma sopratutto del tempo e degli anni per coltivarli, inseguirli e realizzarli.
Un ex-pugile felice

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