di Gualtiero Becchetti

Manuel Jimenz? E chi è costui? Un pugile…Ma quale pugile? Chi l’ha mai sentito nominare?
Credo che stavolta nemmeno i più accaniti “talebani” pugilistici di Facebook sarebbero in grado di ragguagliare la gente su tale remoto supergallo dominicano, che iniziò e terminò la carriera in un battito di ciglia. O quasi. Tra il 1968 e il 1969 debuttò, combattè e scomparve. E sì, perché l’oggi più o meno settantenne latino-americano non era proprio nato per avere un futuro sul ring. Disputò appena sei match, perdendone cinque (quattro per ko) e ottenendo il punto più alto della carriera pareggiando con Rigoberto Riasco che, un giorno lontano, sarebbe diventato addirittura campione del mondo.
Allora, perché parlare di Manuel Jimenez dopo cinquant’anni?
Forse per coincidenza, per curiosità o per amore verso semplici e sconosciute storie di boxe che profumano (o ci piace pensare che profumino...) di fiaba, avvolte nel buio del passato…
Esattamente oggi, il 15 Giugno di mezzo secolo fa, nell' "anno domini" 1968, immaginiamo il timido, emozionatissimo, debuttante Manuel salire la scaletta che lo conduceva tra le sedici corde del “Gymnasio Neco de la Guardia” di Panama City. All’angolo opposto, un ragazzino non molto alto, con gli occhi vivacissimi e impertinenti che trasmettevano una sicurezza unica, i capelli corti e neri come la pece e l’atteggiamento di chi si sentiva un re quand’era ancora uno scudiero. Di lui si diceva già un gran bene.
Manuel aveva la testa piena di sogni allora e il fatto che l’avversario, il quale aveva già vinto due match, avesse soli 16 anni gli dava un certo conforto…Un bambino o poco più, che proprio l’indomani avrebbe compiuto i 17. Un bambino o poco più che sperava di battere, per mettere in bacheca la prima vittoria, la più importante per iniziare a percorrere la strada giusta.
Ma quando suonò il gong, il debuttante non fece nemmeno in tempo a frenare almeno un po’ il cuore che gli batteva a mille, a respirare profondamente e a mettersi in guardia come Dio comanda, che ebbe la sensazione di trovarsi nel mezzo di una tempesta a Capo Horn e senza salvagente; di essere una margherita investita da una frana…Di essere, purtroppo, un pugilino di poco conto finito tra le mani di qualcuno nato con pietre al posto delle mani! Divenne rapidamente tutto buio per lui, anestetizzato da un ko che gli aveva tolto persino il dolore. I suoi secondi provarono a rincuoralo, come sempre succede al cospetto delle disfatte più dure. Tutto era appena cominciato e già finito. In pochi secondi…
Non ricordava nemmeno il nome di quel “bambino o poco piu” che l’aveva demolito con facilità irrisoria. Glielo ricordò il suo maestro: “Roberto Duràn…tiene las manos de piedra ese chico!..” (Ha le mani di pietra questo ragazzino).
Sì, proprio lui! Il leggendario, indimenticabile, immenso “Mano de Pedras” Duràn, campione di tutto e di più…Ci piace, oggi, mandare gli auguri per i suoi 67 anni a colui che è uno dei più grandi della storia della boxe. Ma ci piace ancora di più immaginare, che da qualche parte, un certo Manuel Jimenez stia pensando a quel lontanissimo giorno in cui, finendo ko contro Duràn, diede però un senso ad un sogno di gloria pugilistica svanito prestissimo e che comunque aveva condotto lui, proprio lui, a vantare il privilegio di evere incrociato i guantoni con uno degli dei dell’Olimpo della Noble Art.
Ai nipotini, agli amici, ai vicini di casa forse racconterà questa piccola e umile storia.
Chissà se gli crederanno!



