Immarcescibile, provocatore, ha sempre preferito la sciabola al fioretto e ribattuto ogni sfida (in particolare quelle verbali), colpo su colpo. E' l'immagine australiana della boxe, quella dell'esacerbata energia di un personaggio-mito. Mundine è un'icona che muove l'attenzione dei media qualunque cosa faccia e sono decine di migliaia le persone che corrono a vederlo, quando combatte. Ora che ha compiuto 43 anni, il 21 maggio, ha scelto come trampolino di lancio Jeff Horn, il connazionale che è stato campione per meno di un anno, ma rimarrà nella storia per aver battuto Pacquiao.
Viene da un paio di mesi molto burrascosi in cui ha scelto di separarsi dal manager
di lunga data, Khoder Nasser, dopo oltre 20 anni di lavoro insieme. Nasser ha sempre messo Mundine davanti a tutto, ma ha fatto l'errore di consigliarlo a scendere dal ring definitivamente e "The Man" si è inferocito e l'ha lasciato.
"Khoder voleva che andassi in pensione-Ha detto Mundine al Daily Telegraph-Ora cerco qualcuno che creda in me e se non lo troverò, andrò avanti da solo. Questa sfida mi catapulterà di nuovo sul palcoscenico mondiale. Battendo Horn avrò la strada spalancata verso l'America. Sono ancora in grado di battermi per un mondiale e di vincerlo. Tornando a Jeff, voglio fermarlo nei primi sei round, più velocemente di quanto ha fatto Terrence Crawford. Non avete idea di quanto mi sent bene. Sono travolgente. Per Horn sarà un bel giorno di paga. È un giovane con una giovane famiglia e un po' di soldi fanno comodo. Per quanto mi riguarda, non combatto per denaro; sono già ricco di mio, ma voglio un mondiale e devo passare sopra Horn per averlo".



