di Salvatore Sergio Costa
Giacobbe facciamo un selfie, Giacobbe una foto con mio figlio in braccio, Giacobbe sei un grande, Giacobbe ti ho visto all’Isola, ciao Campione, Giacobbe scusa un’altra foto, Giacobbe, Giacobbe. Lui è Giacobbe Fragomeni, campione del Mondo WBC dei pesi massimi leggeri, un elenco di titoli vinti da dilettante e da professionista e per ultimo una partecipazione, con vittoria finale anche qui, all’Isola dei famosi edizione 2016.
La vittoria sembra essere nel dna di questo pugile dal fisico imponente ricoperto da tatuaggi che ripercorrono con parole e immagini una vita vissuta per un certo tratto tra dolori profondi, disperazione e voglia di farla finita. Ma dal baratro Fragomeni è riuscito a riemergere, grazie al pugilato ma soprattutto grazie alla sua grande determinazione, come lui stesso racconta nel libro-biografia “Fino all’ultimo round”. E ora, a quasi 49 anni, sta pensando di mettere definitivamente davanti alla sua carriera di pugile la parola ex. Giacobbe Fragomeni, nato e vissuto a Stadera, periferia popolare e popolosa di Milano, è l’ospite d’onore di una riunione di boxe organizzata dalla pugilistica Quero-Chiloiro di Taranto a Tricase, provincia di Lecce, estremo lembo della penisola e terra calorosa e ospitale. Giacobbe Fragomeni, il campione del mondo dei pesi massimi, il naufrago che ha conquistato il pubblico dell’Isola, ha un fare gentile, accogliente, a dispetto di chi si aspetterebbe nei suoi modi quelli che improvvisamente assumono le celebrità dello sport e dello spettacolo non appena hanno un attimo di visibilità. Fragomeni è l’esatto contrario. E piace.
Giacobbe, programmi per il futuro?
Mi piacerebbe fare l’ultimo match per salutare il mio pubblico, perché mi sembra doveroso nei confronti di chi mi ha sostenuto durante la mia carriera di pugile. E questa volta, al contrario di tutte le altre, è arrivato veramente il momento di mettere la parola fine all’attività agonistica. Non sarà un incontro vero e proprio ma una sorta di riunione mediatica per salutare i miei sostenitori.

E dopo l’addio al ring, cosa farà Fragomeni?
Insieme a mia moglie sto aprendo una palestra a Milano (Fight Club Fragomeni, via San Vito 10 Milano ndr), quindi intraprenderò questa strada, insegnerò tutto quello che hanno insegnato a me, metterò la mia esperienza al servizio di chi si vuole avvicinare al pugilato. Per adesso inizierò con gli amatori, poi se si presenterà l’occasione di seguire qualche pugile che ha le caratteristiche di emergere valuterò il da farsi.
Cosa può rappresentare oggi il pugilato per chi decide di avvicinarsi a questa disciplina?
In base alla mia esperienza chi si avvicina si innamora. Purtroppo ancora oggi, e siamo quasi nel 2019, c’è gente che pensa che il pugilato sia uno sport violento. Oggi c’è chi si avvicina prima con il fitness, poi decide di provare e non vuole smettere, vuole provare l’emozione del ring, di indossare i guantoni, di mettere in atto tutti i sacrifici fatti in allenamento. Capisce quanto sia importante l’essere sé stessi, lavorare duro, sudare. Provano un’emozione che non si riesce a descrivere. Forse neanche io, ancora oggi, riesco a descrivere la sensazione che si prova da quando si sta negli spogliatoi, sino a quando si sale sul ring e sino al suono del gong. Emozioni così non le ho provate mai. Sono emozioni che ti rafforzano, che ti fanno crescere.
Qual è stato il momento più importante della tua carriera?
Il momento più grande è stato quando sono diventato Campione d’Europa da dilettante. Lì è cambiata la mia vita, è cambiato tutto. Ero ancora nella fase in cui dovevo conoscere me stesso, facevo ancora i conti con i miei trascorsi, con le mie paure, con le mille sfaccettature della mia vita. Ricordo ancora la telefonata con mio nonno prima della finale; mi disse di non pensare a nulla, di pensare solo a divertirmi, come se stessi facendo un allenamento. E così ho fatto, ed ho vinto. Quando ho vinto poi la mia vita è cambiata completamente, sono diventato più sicuro, sono diventato più uomo e sono diventato quello che sono oggi. Questo è stato il passaggio fondamentale della mia carriera. E sono diventato campione del mondo. Tutto quello che ho fatto l’ho fatto perché volevo diventare campione del mondo.
Ma non c’è solo questo, vero Giacobbe?
Sì, grazie al pugilato mi sono tirato furi da situazioni mentali difficili che grazie a questo sport sono riuscito a superare, mi ha dato la forza di venirne fuori, di raccontare attraverso il mio libro-biografia tutta la mia vita, tutto quello che ho vissuto, facendolo con grande coraggio.
E oggi chi è Giacobbe Fragomeni?
E’ un ragazzo tranquillo, uno che ha perdonato tutto e tutti. Ho perdonato me stesso, ho perdonato mio padre che sicuramente a sua volta avrà avuto le sue fragilità ed io non posso certo stare qui a giudicare. C’è sempre una spiegazione a tutto e questo lo capisci negli anni e con le esperienze di vita e lo capisci ancora di più quando a tua volta diventi genitore. Sono contento di tutto quello che ho fatto, della mia carriera, anche se manca la ciliegina sulla torta delle Olimpiadi, ma quella è un’altra storia. Per il resto non mi posso lamentare, posso solo dire di aver lavorato duro per arrivare dove sono arrivato. Devo ringraziare chi mi ha seguito, chi ha lavorato insieme a me, anche quelle persone che si sono dimostrate sbagliate e che grazie alle quali ho potuto capire altre sfaccettature della vita. Adesso è arrivato il momento di smettere e di iniziare un altro percorso, quello della palestra. E se dovessi avere l’occasione di allenare qualche giovane promessa ben venga. Sarò al servizio di chi ha voglia di mettersi in gioco, di non tirarsi indietro, perché nessuno ti regala nulla. Per arrivare in alto bisogna lavorare, specialmente nel pugilato; devi fare sacrifici, perché nel pugilato si devono fare sacrifici se si vuole arrivare in alto.



