
Nel prossimo Dicembre in giorno non ancora definito, a Villa de María de Río Seco, in Argentina, rientrerà sul ring Rodrigo “La Hiena” Barros, il quale é riuscito ad avere il nullaosta dalla Federazione, dopo lunghe e ostinate insistenze. L’ex-iridato ha 42 anni e divenne professionista 22 anni orsono da superpiuma, divenendo in breve tempo un idolo del pubblico, il quale non poteva non ammirare un guerriero che sul ring gettava una carica agonistica, una fame di vittoria, una resistenza al dolore che andavano quasi oltre i limiti dell’umano.
Rimase imbattuto per sette anni e solo l'invitto "bombardiere" brasiliano Acelino Freitas, campione del mondo Wba/Wbo della categoria, con 33 vittorie di cui 30 per ko, riuscì a sconfiggerlo per kot al 12° round all’Arena di Miami nel 2004. Ma Barrios non mollò, facendo propria la corona Wbo nel 2005, sempre in Florida, ai danni dello statunitense Mike Anchondo, finito kot alla 4^ ripresa e la difese fulminando nello stesso anno il portoricano Victor Santiago in due round a Cordoba e quindi in un round, a Los Angeles nel 2006, il magiaro Janos Nagy. Poi fu battuto ai punti dal dominicano Joan Guzman, il 16 Settembre dello stesso anno a Las Vegas, con una split decision che definire discutibile é poco. Provò ancora a riprendersi la cintura, nel frattempo tornata vacante. Erano trascorsi esattamente due anni, ma nella rovente Houston, in Texas, trovò all’angolo opposto quasi la sua fotocopia: il locale guerriero Rocky Juarez, che gli impose il kot all’11^ ripresa.
Barrios aveva 32 anni. Non molto per la boxe moderna. Ma la sua non era mai stata boxe moderna, bensì una guerra totale condotta con i guantoni alle mani e aveva già speso tanto, tanto…forse troppo. Vinse ancora tre combattimenti, l’ultimo dei quali il 1° ottobre 2010 contro il mancino colombiano Wilson Alcorro, a Corrientes, dove l’Argentina, l’Uruguay e il Paraguay si toccano.
Ma la sua vita era divenuta nel frattempo un inferno…
Jorge Rodrigo Barros, infatti, alle 15.30 del 24 gennaio 2010, a Mar del Plata, aveva provocato la morte della ventenne Yamila Vanesa González, al sesto mese di gravidanza, e il ferimento di altre sei persone in un incidente stradale, provocato dall’altissima velocità con cui viaggiava ma, ad aggravare ulteriormente il tragico evento, la successiva fuga…Nell’aprile 2012 venne riconosciuto colpevole e condannato a quattro anni di carcere, ma pochi giorni, versando una cauzione, riacquistò la libertà condizionata. Nell’ottobre 2014, la Cámara de Casación di Buenos Aires ridusse di sei mesi la condanna, però stabilì che Barrios avrebbe dovuto passare almeno i due/terzi della pena tra le sbarrre e così avvenne. La libertà arrivò nel febbraio 2017. Oggi ci riprova, sbandierando il suo grande record di 50 vittorie (35 per ko), 1 pareggio e sole 4 sconfitte. Sono trascorsi ben otto anni dall’utima volta che ha scavalcato le corde del quadrato e sono accadute per lui tante e terribili cose. Gabriel “la Garza” Funes, ex-pugile oggi organizzatore, ha detto che “La Hiena” é in allenamento da tre mesi sotto le sue cure a Cordoba e pesa 65 kg. e che l’avversario per il rientro, sulle 6/8 riprese, sarà probabilmente un brasiliano. Nella medesima serata si cimenterà anche Mauro (4-1-0; 1 ko), figlio di Barrios e soprannominato “La Hienita”, professionista da un anno, il quale solo ora si é riavvicinato al padre...
E’ chiaro che il vecchio campione sta cercando di ridare un senso alla propria vita, in cui ha perso tutto ciò che poteva perdere. E’ comprensibile anche che ricominci dal ring, il luogo delle battaglie indimenticabili che lo resero felice. Ma purtroppo il tempo non torna indietro.
Potrà combattere ancora qualche match eppoi...eppoi sarà daccapo e nel frattempo rischierà di farsi male, perché i colpi che si ricevono a oltre quarant’anni e dopo otto anni infernali d'inattività lasciano cicatrici assai più profonde che a trenta.
Ciascuno é libero di fare ciò che vuole. Anche di mettere repentaglio la propria integrità fisica. Ma una riflessione è doverosa per chi ama il pugilato: quando sul ring accade qualcosa che non dovrebbe mai accadere o che comunque lascia tracce pesanti sul fisico di un atleta, non é solo il protagonista a pagarne le conseguenze, ma il pugilato nella sua interezza. E il pugilato, soprattutto oggi, non può permettersi di farsi del male da solo.



