La Matchroom sta proteggendo troppo il pugile inglese?
Anthony Joshua, che detiene tre titoli di sigla fra i pesi massimi se non contiamo la IBO, combatterà il 13 aprile 2019 allo stadio di Wembley ma contro chi? Questa situazione del 29enne pugile inglese, che boxa per la Matchroom di Eddie Hearn, comincia a ricordare a chi scrive quella di Floyd Patterson che ricorderete combatteva per l'allenatore e manager Cus D'Amato. E' un paragone giusto o sbagliato? Si rischia la stessa situazione? Facciamo un po' di storia per chi è giovane o non ricorda.

Floyd Patterson divenne campione del mondo, non certo di sigla, dei pesi massimi il 30 novembre del 1956 battendo lo stagionato fuoriclasse Archie Moore nella finale di un torneo che doveva trovare il successore di Rocky Marciano che si era ritirato improvvisamente, o quasi, nella primavera precedente. Patterson aveva 21 anni e rimase a lungo il più giovane campione del mondo dei pesi massimi della storia fino a quando Mike Tyson gli tolse questo primato. Aveva vinto a 17 anni il titolo olimpico dei medi a Helsinki nel 1952 ed era passato professionista sotto le cure tecniche e manageriali di Cus D'Amato, allora 44enne. La prima difesa di Patterson fu contro Tommy "Hurricane" Jackson, lo stesso avversario che aveva battuto nella semifinale del torneo. Patterson vinse per K.O.T al 10° round e l'arbitro Ruby Goldstein fu severamente criticato per non avere interrotto prima l'incontro. Anche se Patterson aveva già superato Jackson l'incontro ci poteva stare. Ciò che seguì invece no. Dal 22 agosto 1957 al primo maggio 1959 Patterson incontrò e battè prima del limite Peter Rademacher, Roy Harris e Brian London. Rademacher aveva appena vinto l'oro alle Olimpiadi di Melbourne del 1956 ma non aveva mai combattuto da professionista! Harris era imbattuto ma non certo uno degli uomini più pericolosi in circolazione e, come dicono gli inglesi, non rompeva un uovo e infatti la sua percentuale di vittorie prima del limite era bassissima. Quanto a London fu addirittura squalificato dal British Board of Control per avere combattuto anche se gli era stata negata l'autorizzazione in quanto la Federazione lo riteneva inadeguato al compito! Tutti e tre persero prima del limite ma sia Rademacher che Harris misero al tappeto il campione, già noto non solo per la sua bravura, innegabile, ma anche per la mascella di vetro.
In circolazione c'erano pesi massimi molto più pericolosi, da Eddie Machen a Zora Folley, da Nino Valdes a Cleveland Williams, soprattutto c'era Sonny Liston, ma non vennero neppure presi in considerazione. La versione ufficiale era che costoro fossero legati in qualche modo al crimine organizzato che reggeva le sorti della boxe sia pure andando incontro alle condanne della giustizia. Versione che non teneva conto del fatto che anche D'Amato, che ne faceva una crociata ufficiale, non era del tutto estraneo a contatti con quel mondo. La verità era invece proprio nella fragilità di Patterson. E' possibile, se non probabile, che D'Amato abbia poi sottovalutato le possibilità di Ingemar Johansson, lo svedese che prima mise Machen fuori gioco in un round e poi tolse il titolo a Patterson. Lo svedese non era un grande pugile ma possedeva un gran destro e lo mise all'opera. Fra rivincita, in cui Patterson fu il primo della storia a riconquistare questo titolo, e bella, si perse quasi un altro paio d'anni, e se ci aggiungiamo la farsa contro Tom McNeeley anche di più, prima che la pressione dell'opinione pubblica sportiva e, va detto, dello stesso Patterson, portassero ai due brevissimi match perduti con Liston e alla perdita definitiva del titolo mondiale da parte di Patterson.

Se guardiamo alla carriera di Anthony Joshua anch'egli è un olimpionico (sarà bene ricordare che olimpionico è colui che vince la medaglia d'oro e olimpico solo chi ha partecipato) anche se la vittoria sul nostro Cammarelle nella finsle di Londra 2012 fu un autentica rapina. Anche Joshua, come Patterson ha battuto in Wladimir Klitschko un grande avversario al tramonto (Moore proprio al tramonto dimostrò di non essere ancora) ma le sue difese sono avvenute francamente contro avversari battuti in partenza come avvenuto anche prima di battersi con Klitschko. E se prima era comprensibile che, battuto l'inconsistente Martin, Joshua incontrasse Breazeale e Molina, dopo il match con Klitschko è molto meno comprensibile abbia incontrato Joseph Parker, Carlos Takam (sia pure un sostituto) e Alexander Povetkin, quest'ultimo molto meno pericoloso di qualche anno fa.
Che un promoter/manager difenda gli interessi del proprio amministrato e non quello dello sport e degli appassionati è anche giusto se non si supera un certo limite. E non va dimenticato che si dice che Joshua sia finito per terra in allenamento più di una volta, una delle quali con il giovane connazionale Dubois. Possono essere chiacchiere, certo, ma qualche dubbio c'è. E' da troppo tempo che il match con il tremendo picchiatore Deontay Wilder non si fa. Joshua è un pugile molto migliore di Wilder ma quel destro del nero dell'Alabama rappresenta un terribile pericolo e la tecnica e personalità di Tyson Fury pure. Per questo temiamo che il prossimo avversario di Joshua sia un altro, forse Dillian Whyre che ha un buon pugno ma che Joshua ha già battuto prima del limite e può farlo ancora.
Quello che è certo è che se prima la percezione generale era che Joshua fosse il vero campione del mondo dei pesi massimi ora lo è molto meno. Quasi come ai tempi di Floyd Patterson.



