
Un altro "articolino" riciclato, come faccio abbastanza spesso quando vado a "ripassare" me stesso per verificare a distanza di tempo quante sciocchezze ho scritto o quanto di decente mi é uscito dalla penna. Ripubblico ciò che non mi sembra sorpassato; ciò che speravo sarebbe stato risolto e invece é ancora irrisolto. Come appunto le parole che seguono. Un piccolo inno alla malinconia e alla speranza, fedeli compagne di viaggio di chi sale sul ring.
Gualtiero Becchetti
(15 Luglio 2015)- Ringrazio la natura di avermi fatto dono di qualche talento: muscoli elastici, cuore solido e sopportazione al dolore.
Ma non basta per diventare un pugile vero.
Ho bisogno di te, affinché mi insegni tutto; a colpire e soprattutto a non essere colpito; a gestire il fuoco del coraggio con la freddezza della ragione; a non temere troppo l’avversario ma a diffidarne sempre e a rispettarlo pur nell’asprezza dello scontro; a non contare le ore d’allenamento; ad evitare le notti senza fine per potere così abbracciare le albe; a non essere mai soddisfatto di me per tendere costantemente al meglio; a sopportare talvolta gli insulti e i rimproveri con cui mi dimostri affetto; a trovare da te consolazione anche se non la chiedo e incitamento quando tutti credono che non ce ne sia necessità; a restare solo quando sono circondato dalla gente e a volerti accanto quando vicino a me non c’é nessuno; a spegnere i miei sogni quando si trasformano in utopia e a riaccenderli quando impallidiscono nella disillusione; ad indicarmi con lo sguardo la strada sul ring e a fermarmi se la sofferenza prima o poi dovesse andare oltre…
Per questo ho bisogno di te, maestro.
Ma ho bisogno anche di voi, affinché tracciate una mappa del mio complicato domani. Dovrete farmi combattere non solo per i soldi, ma almeno per compensarmi di uno spettacolo meritevole del giusto premio; decidere gli ostacoli che dovrò superare e quelli che dovrò evitare; ringraziarmi nei momenti felici e difendermi in quelli bui; rischiare denaro, come io rischierò me stesso, perché insieme si possa godere di buoni frutti; ricordare che io non sono soltanto un nome e un peso, ma un uomo che a casa ha qualcuno che l’aspetta; rispettarmi e ricordarmi nella vittoria, nella sconfitta e soprattutto nel momento dell’addio; regalarmi la tranquillità che concima i successi, ponendovi come miei compagni di viaggio e non come controparti; sigillare con il marchio dell’onore un rapporto in cui talvolta voi rischiate tanto, ma io rischio tutto…
Per questo ho bisogno di voi, manager e organizzatore.
Se io, il maestro, il manager e l’organizzatore non saremo chiusi solo in noi stessi, ma formeremo una piccola falange in cui ognuno sarà fondamentale per l’altro, allora forse ce la farò a diventare un pugile vero. In caso contrario, rimarrò uno dei tanti destinati alla frustrazione e ai rimpianti, buono solo per raccontare un giorno le mie avventure giovanili agli attempati e distratti amici del bar.
Se la dea bendata non mi sarà nemica e voi mi aiuterete, sì, ne sono convinto: ce la farò…
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