di Adriano Cisternino

(Cardamone attacca Jackson)
“Ci voleva un pugile della Campania per dare una scossa di interesse alla boxe italiana!”. È il commento di Patrizio Oliva all'avventura di Carmine “the wolf” Tommasone che nella notte fra sabato 2 febbraio e domenica 3 (diretta su Dazn, ore 4) sfiderà il messicano Oscar Valdez per il titolo mondiale dei pesi piuma versione Wbo.
Un'impresa difficilissima, che nel 1995 tentò un altro “lupo” irpino, Agostino Cardamone, chiamato a Worchester, provincia di Boston, da Don King per sfidare Julian Jackson. In palio il mondiale dei medi Wbc.
Cardamone, già campione d'Europa, sfiorò il grande colpo che lo avrebbe collocato fra i pochissimi pugili italiani capaci di conquistare un titolo mondiale di boxe negli States, la patria dei pugni: Carnera, Benvenuti e Rosi, punto. La lista finisce qui.
Cardamone (che poi conquistò in Italia il titolo Wbu) sfiorò l'impresa clamorosa, la ebbe a portata di pugno, e il ricordo ancora gli fa rabbia.
A bordo ring quella sera, nel settore stampa, tre giornalisti, Franco Esposito, Dario Torromeo e chi scrive, venuti dall'Italia con la segreta convinzione che quell'impresa non fosse affatto impossibile per Cardamone, che aveva trascinato fin laggiù anche una cinquantina di tifosi personali da Montoro, sindaco Izzo in testa. E c'era anche Elio Cotena e famiglia, in vacanza... di lavoro.
Cardamone partì come un fulmine al primo gong. Era uno che non andava tanto per il sottile Agostino, peso medio di Montoro, mancino, un guerriero del ring, aveva portato il suo titolo europeo in giro per l'Europa pur di guadagnare un po' di soldi e si era fatto rispettare: all'estero – si sa – o stravinci o lasci il titolo.
Julian Jackson, nero delle Isole Vergini (conterraneo di Emile Griffith), un fuoriclasse, pugno pesante, già campione del mondo dei superwelters e dei medi, cercava il ritorno ai vertici mondiali. Ma il “martello di Montoro” (così avevano battezzato l'irpino) non era tipo da lasciarsi impressionare dai titoli: picchiò subito, una tempesta di pugni, proprio come uno che non si perde in preamboli inutili. Jackson se la vide brutta, un occhio subito chiuso dai colpi di Agostino, cercava di ripararsi col mestiere da quella tempesta di pugni. Il gong alla fine del primo round come una liberazione per l'americano. Nell'intervallo sale il medico sul ring per controllarne lo stato fisico: ti do al massimo un'altra ripresa, l'ultimatum del dottore.
Seconda ripresa, Ago riparte con decisione, vuole chiudere il match, picchia spavaldo e si apre di quel tanto che consente ad un fuoriclasse come Jackson di infilare un terribile gancio destro. Già, il destro, il classico colpo ammazza-mancini, e sfortuna vuole che Ago lo becchi proprio lì, alla punta del mento: lui che aveva dominato per una ripresa e mezza finisce a terra e Jackson a fare salti di gioia per quel successo insperato per come si era messo il match.
“Ho avuto la gloria a portata di mano, anzi di più, e me la son lasciata sfuggire!” Ancora oggi si morde le labbra dalla rabbia, Ago, al ricordo di quella sera: “Chissà, forse– azzarda, magari esagerando –non sarei tornato più dall'America: un match vinto ormai, e poi perduto per un pugno. Ho beccato proprio il colpo della domenica. Forse se dall'angolo avessi avuto qualche consiglio in più...”
Sabato tocca a Tommasone, irpino come lui. Ago lo conosce bene: “L'ho visto crescere – racconta –, ci allenavamo insieme nel '98, prima del mio mondiale con Branco. Lui era alle prime armi, ma si vedeva che aveva grinta e voglia di arrivare. Infatti ha compiuto un percorso molto positivo”.
Una grande chance, sia pure con i rischi del caso. Ed è già tanto – con l'aria che tira – che i rapporti internazionali della OPI di Salvatore Cherchi and sons sia riuscita a procurargli questa opportunità.
“Intanto è una soddisfazione che un altro pugile irpino come me – sottolinea Cardamone – sia stato chiamato negli Usa per un titolo mondiale. Spero ardentemente che riesca nell'impresa che io ho solo sfiorato. Certo, è un'impresa difficilissima. L'avversario è tosto e picchia duro, il record parla chiaro. Carmine dovrà stare molto attento, guai a distrarsi un istante, e soprattutto stargli lontano, braccia sempre alte, difesa accortissima, insomma, un match all'insegna del tocca e scappa. Purtroppo anche lui, come me, il mondiale ha dovuto andare a disputarlo in America. Sono certo che farà comunque bella figura, come l'ha fatta alle olimpiadi di Rio. Intanto gli mando un grande in bocca al lupo”.



