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Che Dio benedica i "matti", nella vita come nella boxe!

Follia

di Gualtiero Becchetti

Tommasone ha perso, Valdez é un campione e questa é la boxe.

Ecco il titolo del mio commento, su Boxeringweb, al match in Texas di sabato scorso.
Qualcuno mi ha chiesto che senso avessero tali parole: ovvie, banali, superflue. Infatti é inutile scrivere che l’acqua é acqua, un monte é un monte e il sole é il sole!

Lo sanno tutti.

Ma forse, riflettendo un momento, la frase potrebbe essere meno sciocca di quanto appaia e voglio spiegarmi.
Tommasone, quando gli é stata offerta la possibilità di giocarsi il “massimo del massimo”, ha accettato al volo. Il treno che conduce alla meta più alta passa raramente nella carriera di un pugile e quando ciò accade bisogna prenderlo al volo, perché se non ci si salta dentro in fretta, una folla di altri pugili é pronta a farlo al posto tuo. Il ragazzo irpino il balzo l’ha compiuto. Da sfavorito, da "matto". Lo sapeva lui, come tutti coloro che gli stavano vicino. Eppure non ha esitato.

Come in altre vicende più grandi e determinanti nella storia dell’uomo, non hanno avuto esitazioni i “matti” che hanno preso a spintoni il mondo, ruzzolandolo in avanti. Senza di loro, si vivrebbe ancora nella caverne e nelle palafitte e si farebbe luce con le torce. Non fosse esistito il “matto” che decise di andare al di là di dove si pensava finisse la Terra e l’altro che si lanciò da una vetta con fragili ali per tentare di volare e l’altro che tagliò e ritagliò un proprio simile per cercare di curarlo e l’altro ancora che imparò a governare il fuoco per trasformalo in forza, come sarebbe i presente? Il visionario che la gente comune spesso compatisce o deride è in verità colui che “cambia”, che dà una sterzata al reale per raggiungere l’irreale.

Nelle microcopiche vicende sportive, se paragonate agli avanti-indietro dell’umanità su questo pianeta, accade qualcosa di simile. Nel pugilato in particolare, perché una disciplina che implica lo scontro fisico, per quanto limitato da ferree regole, é facile da capire nella propria elementare semplicità e drammaticità. Immensi campioni sono diventati tali sfidando il buon senso, le paure interiori, il dolore, i rischi di finire molto male. Hanno accettato di battersi quando la gente “normale”, i fantasmi delle notti insonni, la ragione e tutto il resto, dicevano che sarebbe stato opportuno lasciar perdere. E in tal modo, talvolta hanno vinto. Più spesso, hanno perso…Ma non avrebbero vinto senza essere lucidamente “folli”. Non avrebbero vinto se non avessero preso a gomitate l’impossibile, per renderlo possibile. Se non fossero stati come il navigante che puntò la prua della sua nave verso l’ignoto, scoprendo che la terra era rotonda.

Deve valerne la pena, però! Perché una cosa é sfidare i limiti sino all’estremo per ghermire un grande sogno e altro é precipitare nel baratro per giocare all’equilibrista sul cornicione di un palazzo, di sabato notte. L’atleta, il pugile, non possono accettare di restare in un piccolo e confortante mondo se viene loro offerta l’opportunità di misurare la propria “follia” e, chissà?, magari di vincere, in un mondo sconfinato benché colmo di insidie. Egli ci prova, con cuore-cervello-forza! Ci prova sino allo stremo. Sino dove anima e corpo possono condurre e, come s’é detto, talvolta alza le braccia al cielo. Ma più spesso ingoia lacrime e sconfitta.

Ecco il titolo: Tommasone ha perso, Valdez é un campione e questa é la boxe. Carmine, come ieri-oggi-domani un’ ‘infinità di pugili, ha fatto il salto nel buio e ha perso perché stavolta la meta era molto lontana, nonostante il suo coraggio, il suo orgoglio. Ha perso perché Valdez era ed é un campione, come si sapeva. Troppo bravo, troppo potente, troppo “troppo”. Ha perso perché la logica dice che questa é la boxe, in cui quasi sempre il più forte vince e il meno forte perde.

Ma Dio benedica i “matti”!

Li benedica e ce li conservi sempre, nelle universali vicende che mutano l’umanità, nelle minuscole vicende della boxe che mutano il battito del cuore di un pugno d’appassionati. Questa é la cosa meravigliosa…“Amo coloro che cadono perché essi sono coloro che attraversano”, scrisse Friedrich Nietzsche, che dei “matti” fu il geniale cantore.

E quelli che criticano, che insultano, che sbeffeggiano, che non comprendono la sconfitta? Sono persone “normali” e vanno capite, così come i tifosi che non si rendono conto che sfidare non significa vincere, che parteggiare per il “matto” non implica necessariamente dimenticare che sta andando incontro ai ghiacci polari, alle distese sahariane, alla cima dell’Everest o alle rosse sabbie di Marte.

“Lui” si lancia. Noi lo guardiamo. E non é piccola, come differenza. E tale differenza è scritta per sempre nel marmo della memoria.

https://gualtierobecchetti.wordpress.com/

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