
Netta vittoria del veterano messicano a Tijuana
Lo confessiamo, abbiamo avuto paura che la giuria di Tijuana combinasse un disastro, nonostante fosse la città di residenza di Humberto Soto. Avevamo paura perché sono sempre meno i giudici che, onestà o disonestà a parte, sanno interpretare bene un match di boxe, sappiano vedere se i colpi sono solo portati o se anche arrivino a segno, se sono bloccati, evitati o effettivamente presi. A farne le spese sono gli artisti del ring come Soto, a beneficiarne gli aggressori che mulinano le braccia e portano tanti colpi magari non a segno in modo pulito come accade a un pur bravo pugile come lo statunitense, anch'egli di origine messicana, Brandon Rios. E invece questa volta i giudici sono stati dalla parte dell'arte, o della scienza se preferite, pugilistica. Anvche un po' troppo sinceramente ma almeno il match ha avuto il suo giusto vincitore.
A noi Soto è sempre piaciuto moltissimo, è uno che quando smetterà (non troppo tardi per favore!) dovrebbe insegnare la boxe. Ci piace ancora adesso che non è più il peso superpiuma o leggero dei suoi anni migliori ma un welter che ha sconfinato fra i superwelter come del resto Rios. Ma, a 38 anni, dopo 22 anni di carriera e nonostante un aspetto da attempato zio, è ancora un atleta e un pugile di altissimo rango e una piccola volte del ring come indica il suo soprannome "Zorrita". Da netto sfavorito Soto, 8 a 1, ha dato una lezione accademica di boxe.
E' partito benissimo con una velocità di braccia ancora impressionante lavorando d'incontro come ha sempre saputo fare e facciamo un piccolo appunto ai telecronisti di DAZN perché Soto non è mai stato uno che veniva avanti come è stato detto ma, appunto, un superbo incontrista come del resto si è visto. Ganci, montanti, diretti, una totale supremazia a media distanza e l'abilità nella corta di scivolare sui colpi, pararli, bloccarli e usare con maestria le corde a proprio vantaggio. Rios si è a nostro avviso rifatto sotto nel punteggio a partire dal 5° round quando Soto ha perso un po' di continuità d'azione e Rios ha cominciato a mettere ganci al volto ma Soto è stato abbastanza furbo da scatenarsi sempre negli ultimi 10 secondi di ogni singolo round, cosa che Rios non è riuscito a contrastare neppure quando all'angolo glielo hanno fatto notare. Nel finale Soto è risalito e Rios, 32 anni, si è un po' affievolito ma il match è stato sempre molto intenso nonostante avesse un suo chiaro padrone. I punteggi di 119-109 e 118-110 due volte sono probabilmente esagerati ma il nostro 116-112 ci sta proprio tutto. Non sappiamo ora quale sarà il futuro di Soto, se questo rimarrà il suo canto del cigno o se avrà qualche importante ulteriore opportunità. Difficilmente l'avrà Rios che ha avuto la sfortuna di imbattersi nell'avversario meno adatto a lui.



