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Anthony Dirrell: ha battuto Yildirim, ma prima aveva battuto cento Yildirim!

 

 

Dirrell reclaims WBC title with technical decision over Yildirim

di Gualtiero Becchetti

La vita é una favola. Non sempre però finisce bene. Ma neppure sempre male. Qualche ora fa ho riportato su queste pagine la drammatica vicenda del giovane pugile britannico Lee Noble, la cui clessidra della verdissima esistenza si sta inesorabilmente esaurendo sotto i maligni colpi di un male crudele. Ma la lotta per l'esistenza, per quando dura e imprevedibile, riserva anche esiti che aprono il cuore alla speranza, al coraggio di lottare sino all'ultimo secondo, perché si può vincere anche quando la paura di perdere incombe.

Ieri sera, a Minneapolis, il 34enne Anthony Dirrell, fratello del forse più celebre Andre, ha riconquistato la cintura mondiale Wbc dei supermedi contro il 26enne turco Yildirm per DT.

Campione del mondo? Una grande impresa, ma cosa volete che fosse Yildirim, rispetto all'avversaro battuto nel 2006? Anthony, allora 22enne, era agli ultimi giorni d'allenamento prima di combattere nella propria cittadina di Flint, nel Michigan, contro il modesto collaudatore James Hopkins. Avvertì un dolore al petto e pensò si trattasse di una banale infiammazione intercostale e infatti salì sul ring egualmente e vinse per kot al 1° round. Però, nonostante i medicinali, il dolore non passava e dopo tre giorni andò dal medico che, insospettito dai sintomi, lo sottopose ad accurati test. Cancro...

A quell'età si ha il diritto di cadere nella diperazione più nera e nello stesso tempo si ha il dovere di combattere allo stremo. Il ragazzone del Michigan, a cui molti già pronosticavano un grande avvenire tra le sedici corde, all'istante si mise in guardia, come rialzandosi vacillante da un tremendo kd, per lottare sino alla fine...E' un momento breve e decisivo, quello. E' il momento in cui ci s'arrende o si combatte. Non ci sono altre alternative.

Lo spirito guerriero di Dirrell, la sua straordinaria voglia di vivere, il pugile dal luminoso futuro, tutto lo spinse a scegliere il combattimento!

"Quando pensi al cancro, pensi alla morte-Ha detto Anthony tornando a quel "buco nero" di 12 anni orsono-Subii un intervento chirurgico di sei ore al quale seguirono otto mesi di radiazioni e chemioterapia. Sentire per quattro o cinque ore la medicina che ti gocciola dentro, ti priva di ogni forza per giorni e giorni; Il corpo non t'appartiene più e non obbedisce a ciò che gli ordini".

Poi, insieme alle cure, ecco che sotto gli occhi del giovanissimo atleta si presentò qualcosa di simile ad un piccolo miracolo, ad una lucina accesa in mezzo al buio più cupo.

"Lessi per caso di una signora ammalata come me-Ha ricordato Dirrell-Non si era mai curata, eppure dopo diversi mesi era guarita...In che modo? Leggendo cose divertenti, circondandosi di persone che le volevano bene, parlando di argomenti spensierati! Ecco. In quel momento ho capito che anch'io avrei vinto, perché avevo attormo la medesima situazione e in più i medicinali!".

Dopo quasi un anno, lentamente, faticosamente, Anthony Dirrell riprese a muoversi. Prima a camminare, poi a corricchiare appena, perché ci voleva molto poco ad esaurire le modeste energie fisiche che cercava di riportare in superficie. Gli esami cominciarono a dare segnali meno preoccupanti, poi qualche speranza, infine s'aprirono all'ottimismo. La grande guerra era vinta!

Millimetro dopo millimetro, una goccia di sudore dopo l'altra, il pugile del Michigan tornò ad essere pugile!

Il 10 ottobre 2008, tra le scintillanti luci di Las Vegas, il rientro sul ring contro Andy Mavros e un modesto, tribolato e sofferto successo ai punti in sei riprese. L'ascensore era ripartito dal punto più basso dell'inferno verso l'alto. Un miracolo? No. A meno che miracolo non si possano effettivamente definire le cure, l'amore dei propri cari, il coraggio e la forza di sapere sorridere comunque. 

La lunga cavalcata era ripresa e ha trovato poche ore fa la meta agognata. Un insegnamento e un esempio, il suo, anche per tante persone che non scavalcano le corde del ring: il match finisce solo all'ultimo gong! 

Immaginatevi quanto difficile fosse il compito di Avni Yildirim contro di lui...Poteva mai Anthony Dirrell temerlo, dopo l'avversario che aveva sconfitto a soli ventidue anni?

Quello valeva cento Yildirim!

 

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