NELLA SECONDA SERATA TARDATA OPI SINCE 82 E MATCHROOM VINCONO SCARDINA E PRODAN. BRAVA E SFORTUNATA VISSIA TROVATO

Al Superstudio Più di Milano, il secondo appuntamento pugilistico dell'accordo tra la Opi Since 82 della famiglia Cherchi e la Matchroom di Eddie Hearn, dopo il grande successo di Firenze dello scorso 30 novembre. Grandi attese per tre incontri titolati e per alcune esibizioni di giovani talenti. Insomma, una serata importante che doveva dire quali sono le prospettive di Daniele Scardina, uno dei ragazzi italiani che ha deciso di vivere il sogno americano ma che torna in Italia per il primo titolo serio, l'Internazionale Ibf dei supermedi. Stesso discorso per l'ucraino-milanese Maxim Prodan, prodotto del team dei Cherchi, poi una vera e propria semifinale mondiale per Vissia Trovato, con in palio il Wbc Silver dei pesi piuma. Grande pubblico, molte presenze del jet-set milanese, personaggi del mondo della musica, della moda e dello sport e la prorompente bellezza e professionalità di Diletta Leotta a impreziosire una serata curata sin nei minimi dettagli.
Ad iniziare la serata in diretta tv il ventiduenne d'origine nigeriana e residente a Novara, Samuel Nmomah, che nei superwelter sulle sei riprese era opposto al polacco Cieslak. Il ragazzo guidato da Franco Cherchi dimostrava subito una grande superiorità fisica, di tecnica, di tempismo e di potenza, che però non sfruttava sino alla fine per mancanza di adeguata continuità d'azione quando l'avversario andava anche in palese difficoltà. Un Nmomah che comunque dominava tutte le riprese dell'incontro e metteva insieme la decima vittoria in dieci incontri, tre conclusioni prima del limite, e dimostrava di essere un talento sicuramente da seguire, soprattutto quando davvero prenderà coscienza dei grandi mezzi che ha a disposizione, cioè una potenza che stasera ha fatto solo intravedere. Ma il futuro può essere tutto suo.
Mirko Natalizi è al quarto match da supermedio, il secondo con diretta Dazn, il che la dice tutta su quanto si punti su questo mancino romano di ventitré anni. Il suo avversario era il serbo Dragan Cvetkovic. Il romano faceva un match di immediata aggressione, cambiava spesso guardia e alla prima combinazione, aperta con un gancio destro alla fugura, l'avversario andava al tappeto. Stessa cosa poco dopo con un destro al corpo, quindi terzo conteggio del primo round con un gancio sempre destro al viso. Il secondo e terzo round di Natalizi erano più tranquilli, l'italiano cercava lo spiraglio giusto ma il serbo stavolta si chiudeva bene. Nel quarto round Natalizi mollava la presa e Cvetkovic metteva tre buoni colpi, quindi il romano alzava di nuovo il ritmo e controllava con ordine nelle ultime due riprese per una tranquilla vittoria ai punti. Un Natalizi che ha tutto per fare una carriera importante, basta che impari ad amministrarsi con ordine e con disciplina, distribuendo meglio le energie nel corso delle riprese, il che probabilmente è ancora un aspetto in cui è deficitario. Resta comunque un nome su cui puntare con decisione. Il suo record ora è 4-0, 2ko.
Di Dario Morello, dopo l'ottimo 2017 che lo aveva visto campione italiano dei welter, si erano perse un po' le tracce dopo un'infortunio, ma tre vittorie in altrettanti collaudi lo scorso anno lo avevano rimesso in pista per un 2019 da protagonista. Galeotta la scelta di passare alla corte dei Cherchi, eccolo sul ring milanese sotto gli occhi di Eddie Hearn, con un test sulle sei riprese contro il croato Ivan Njegac. Sotto gli occhi dell'amico del cuore Fabio Turchi, Morello disputava un incontro a buona velocità, attenzione e tempismo, dimostrando tutte le doti che lo avevano fatto uno dei migliori talenti emergenti del nostro pugilato. Velocità e tecnica erano le sue armi preferire, Njegac poco poteva fare se non subire, pur in assenza di quel pizzico di potenza che Morello (ancora) non ha. Però anch'egli (ora 14-0, 2 ko) ha dimostrato di essere una risorsa per il futuro.
Il primo match titolato era quello del Wbc Silver dei pesi piuma femminile, una sorta di semifinale al mondiale vero e proprio, tra la lombarda Vissia Trovato e la messicana Erika Cruz Hernandez. La Trovato, già campionessa europea che ha diviso la sua attività tra Italia e Svizzera, aveva una grande occasione per dare una svolta a una carriera nata per gioco già in età abbastanza avanzata e inserita in mezzo ad altre attività, tra cui quella di cantante di jazz. E visto di come si dice che a qualcuno, il jazz,piace caldo ecco che la Trovato iniziava il match alla sua maniera, con un pressing asfissiante e un gran mulinare di braccia. Davanti però aveva un'ottima avversaria che accettava la battaglia e la metteva al tappeto con due grandi sinistri, una volta nella prima ripresa, l'altra nella seconda. In quest'ultima occasione l'arbitro Barrovecchio non si avvedeva che il kd era favorito da una testata. Il match però proseguiva a ritmi altissimi, la Trovato cacciava fuori un coraggio e una resistenza da vera leonessa e cercava di ribattere colpo su colpo. La strategia, disperata ma spettacolare, dava i suoi frutti quando la Hernandez calava il ritmo dopo la quinta ripresa, così che dal sesto all'ottavo round l'italiana riusciva a strappare qualche preferenza. Serviva però un finale straordinario per raddrizzare un match nato male, magari anche almeno un atterramento, ma proprio sul più bello Vissia perdeva un po' la lucidità e ovviamente accusava la stanchezza. Era quindi la più giovane Cruz Hernandez (ora 10-1, 3 ko) a finire meglio questa incredibile guerra, sostenuta proprio la sera della festa delle donne, e ad aggiudicarsi il titolo con punteggi fin troppo larghi: un doppio 98-90 e forse un più giusto 97-91. Per Vissia Trovato (ora 12-2, 5 ko) una sconfitta a testa altissima e certamente la curiosità di rivederla ancora sul ring come sinonimo di spettacolo.
Nonostante i soli ventisei anni, chi si giocava moltissimo era Maxim Prodan, ucraino da diversi anni a Milano, dove ha finora vissuto quasi tutta la sua carriera professionistica attirando l'attenzione di un vasto pubblico per il ko facile, soprattutto quello che affolla le serate dei Cherchi al teatro Principe, che aveva di fronte un buon avversario nel belga Steve Jamoye e la prospettiva di vincere il primo titolo, l'Internazionale Ibf dei pesi welter. Il match era il tipico contronto tra un picchiatore abituato a caricare senza sosta ogni singolo colpo e a tenere il centro del ring, Prodan, e un tecnico veloce e preciso che si faceva rincorrere a agiva preferibilmente d'incontro, Jamoye. Il match scorreva così su questo canovaccio per quattro riprese equilibrate e di difficile assegnazione, prima che Prodan riuscisse finalmente a chiudere alle corde il belga e a beccarlo con un paio di ottimi destri, prima alla figura poi al mento, che ne provocavano il conteggio. Il match allora si incanalava bene, Prodan continuava nella sua azione senza però dare la giusta continuità e non trovava se non raramente lo spiraglio per far valere la sua potenza. Jamoye si faceva valere anche quando accettava lo scontro a corta distanza e fino alla fine della decima e ultima ripresa l'incontro si manteneva godibile e incerto. La parola passava ai giudici, che con un esagerato 98-91 e dei più veritieri 97-93 e 96-93 davano vittoria e cintura a Prodan, rendendo chiaro che la differenza vera l'avesse fatta quell'atterramento. Un Maxim Prodan (ora 16-0-1, 14 ko) quindi da rivedere, ma che certamente dovrà molto lavorare sulla continuità d'azione se vorrà ritagliarsi qualche altra soddisfazione.
Il protagonista assoluto della serata doveva essere Daniele Scardina, non ancora ventisettenne rozzanese, supermedio dal pugno pesante, che i sogni di gloria hanno portato da qualche anno a fare la scelta americana, tanto che vive e si allena a Miami sotto gli ordini del maestro Dino Spencer. Scardina, professionista dal 2015 con tanta attività sostenuta nella Repubblica Dominicana, aveva alternato qualche esibizione nel milanese e otenuto quasi tutte le vittorie prima del limite, tanto da diventare la star assoluta di questa serata. A contendergli la vittoria era chiamato il finlandese Henri Kekalainen, uomo sulla carta abbastanza abbordabile, che poi sul ring si è rivelato essere duro e resistente. E solo un pugile così poteva resistere in piedi per tutte le riprese all'autentico show che Scardina ha messo in mostra deliziando la platea, e corredando lo spettacolo con un atterramento alla seconda ripresa e un campionario insospettabilmente e vasto a livello tecnico, tra cui un grande uso del montante destro al mento e qualche discreto sinistro al fegato. Scardina viveva solo un paio di momenti di difficoltà, al terzo e al quarto round, centrato da qualche buon colpo del finlandese che certo non ci stava a fare la comparsa, ma il palcoscenico era tutto suo. Se si vuol proprio andare a cercare il pelo nell'uovo, al tatuatissimo rozzanese è mancato solo il ko. Alla fine giustissimi erano i verdetti che parlavano di un triplo 98-91 che portavano il record a 16-0, 14 ko. Insomma, Daniele è un bel ragazzo, ha lo sguardo magnetico di chi sa il fatto suo, dà spettacolo e ha il pugno pesante. In sostanza una grande scoperta per chi non lo conosceva, una conferma per chi sapeva che il ragazzo ha tutto per essere uno delle punte di diamante della boxe italiana.
Andrea Bacci



