
(Dalakian sta per concludere il match contro Thaiwornkahan)
I pesi “piccoli” nel pugilato hanno sempre pagato il fatto di non essere appunto “giganti”. Spesso, anche se veri campioni, non sono stati tenuti nella medesima considerazione dei colleghi “grandi”, non hanno goduto della stessa popolarità e non hanno guadagnato quasi mai borse di uguale consistenza. Ma l’immagine più frequente che gli appassionati hanno del pugile é quella di un atleta grande, forte, grosso e pieno di muscoli. E’ un dato di fatto che esiste da sempre e che probabilmente mai verrà superato.
Mi é venuto spontaneo porre tale premessa dopo che, sabato scorso a Kiev, ho visto all’opera per la prima volta un peso mosca di 31 anni, nato a Baku (Azerbaijan), ma oggi ucraino residente nell’impronunciabile città di Dnipropetrovsk, non lontano dalla capitale. Si chiama Artem Dalakian, é imbattuto (19-0-0; 14 ko), cinge la cintura iridata Wba della categoria.
Non é un pugile qualsiasi ma, se non ho avuto le “traveggole”, é a mio parere uno dei migliori “pound for pound” dell’attuale pugilato europeo e un potenziale rivale temibilissimo per qualsiasi campione delle altre maggiori sigle, se un giorno si dovesse mai giungere ad un torneo di riunificazione.
Professionista dal 2011 dopo una lunga carriera dilettantistica di alto livello, ha cominciato il proprio percorso in punta di piedi e seppure in Ucraina gli appassionati già ne intuivano le potenzialità, all’estero quasi nessuno sapeva chi fosse, forse proprio per colpa dei 50 kg. distribuiti su 164 cm. di altezza dei quali si é accennato sopra.
Per sua fortuna, ha trovato nell'attivissima Union Boxing Promotion di Yuri Ruban e Dmitry Elissev l’organizzazione che ha creduto in lui e gli ha fatto da trampolino di lancio.
Messe in bacheca le cinture International e Continental Wba, é “esploso” sulla grande ribalta mondiale appena un anno fa battendo nettamente ai punti, in California, l’hawayano 38enne Brian Viloria (38-6-0; 23 ko), un grandissimo della categoria per almeno quindici anni, giunto al capolinea di una straordinaria carriera. Probabilmente molti si sono stupiti di tale verdetto e solo da quel momento hanno cominciato a tenere d’occhio Dalakian, il quale ha poi difeso la cintura contro il tailandese Thaiyen e il dominicano Lebron, entrambi arresisi prima del limite. E il campione arrivato silenziosamente sulla cima del mondo, ha ribadido di quale livello egli sia appunto qualche giorno fa, allorché sul ring del Parkovy Convention Centre della capitale ucraina ha letteralmente sbaragliato il giovane e indomito tailandese n°1 della Wba, Sarawut Thawornkham (19-1-0; 15 ko), per kot al 10° round, dopo avere vinto tutte le riprese.
Artem Dalakian mi ha un po’ ricordato nelle movenze, nei spostamenti a destra e sinistra sulle gambe, nella varietà dei colpi e nel tempismo, il connazionale Lomachenko. Se se si considerano la sua velocità di braccia, la padronanza del ring, la pesantezza dei colpi, la freddezza, l’abilità difensiva e la determinazione offensiva, la precisione e la lucidità tattica, ebbene forse se si prendono una alla volta tali qualità si potrà anche trovare al mondo qualcuno che gli é superiore. Ma il fatto é che Dalakian le ha tutte tali qualità, per cui é forte in ogni momento e in ogni circostanza il ring lo richieda. E non a caso sabato scorso lo sfidante tailandese, nonostante la classifica e il record di indiscutibile prestigio, é sembrato quasi un ragazzino alle prime armi alle prese con un ostacolo insormontabile.
Insomma, chi non l’avesse ancora fatto, si annoti il nome dell’uzbeco ucraino….E spero di avere dato un buon suggerimento.




