
Divario netto sul ring di Glasgow
Questi sono gli articoli difficili da scrivere. Sapevamo benissimo che il 26enne scozzese Kieran Smith ( foto sopra ) fosse favorito nella sfida contro il nostro Vincenzo Bevilacqua per un titolo minore che lo stesso Smith detiene. Ma speravamo in una sorpresa, in un salto di qualità, in una prestazione con il cuore oltre l'ostacolo come era stata quella che aveva premiato Grandelli contro l'inglese Bellotti qualche settimana fa a Trento. Invece ciò che si è visto sul ring di Glasgow non ha fatto altro che confermare il notevole gap che l'Italia pugilistica deve ancora colmare se vuole davvero raggiungere i livelli della box britannica o quantomeno tentare di avvicinarvisi.
Intendiamoci, è facile parlare guardando un match fuori dal ring, ma in questo caso è anche il nostro mestiere e non possiamo onestamente non sottolineare che Kieran Smith difficilmente diventerà un pugile di livello mondiale, forse nemmeno europeo. Ha un grande vantaggio, questo sì, perché come superwelter è molto alto e ha un allungo smisurato di cui ovviamente si serve abbondantemente. Ha anche varietà di colpi che distribuisce diligentemente un po' sotto e un po' sopra ma nessuno sprazzo che faccia spalancare gli occhi dalla meraviglia, non è potente e ha una fragilità sopraccigliare che sicuramente ne ostacolerà la carriera tanto che da un match tranquillissimo di 10 riprese ha riportato tre tagli, due dei quali abbastanza brutti. Nè si è dato da fare per ottenere una vittoria prima del limite.
Bevilacqua, chiamato tutta la sera Belivacqua il che dimostra poco rispetto da chi dovrebbe informarsi meglio (persino scritto Belivacqua nelle sovraimpressioni televisive), ha avuto il torto di rassegnarsi presto a un destino che sembrava già scritto. Il commentatore inglese ha presto detto che l'italiano non avesse il talento necessario per impensierire Smith e aveva, da quel che si è visto, ragione. Il romano ha accettato un ritmo dopolavoristico dove l'iniziativa era sempre dell'avversario quando invece l'ultimo round ha dimostrato che, pur con Smith infastidito dal sangue che colava dall'ultima ferita riportata, lasciare andare finalmente le mani e prendere maggiormente l'iniziativa poteva almeno dare al pubblico un match meno noioso e ai nostri colori qualche speranza. Forse non era così, ma a noi Bevilacqua ha dato soprattutto l'impressione di non crederci abbastanza limitandosi a cercare di mettere qualche destro d'incontro e portando quasi solo colpi isolati e singoli.
I giudici Sergio Silvi e Francisco Alloza Rosa avevano avanti Smith 98-92, Victor Loughlin aveva, come noi, lo scozzese vincitore 99-91.



