
(Il drammatico ko di Mundine contro Horn, un anno fa)
di Gualtiero Becchetti
Il 44enne medio aborigeno australiano di Melbourne, Anthony Mundine (48-9-0; 28 ko), proprio non ce la fa a starsene in pace...oggi a Brisbane, esattamente nello stesso giorno e nella stessa ora di un anno fa, quando il connazionale Jeff Horn gli impose un rapidissimo, malinconico e preoccupante ko al 1° round con in palio cinture Wba e Wbo di insignificante valore, tornerà infatti sul ring. Dopo diciannove anni di professionismo e un declino iniziato ormai da lungo tempo, davvero non si capisce perché voglia farlo. Nostalgia? Rifiuto della realtà misurata dal tempo? Il fantasma di una gloria che non potrà mai più tornare come negli anni belli? Tutto umanamente comprensibile.
Meno comprensibile invece l'atteggiamento di chi asseconda un'avventura come minimo inutile e nel peggiore dei casi pericolosa.
Affronterà un "signor nessuno" quarantatreenne e connazionale del Queensland, tal John Wayne Parr (10-3-0; 10 ko), inattivo da 16 anni.
Insomma, un avversario che a sua volta rischierà la salute.
Mundine é figlio di quel Tony che fu uno dei più grandi talenti giovanili dei pesi medi nei primi anni "70 nonché in grado di affrontare e battere pugili di altissimo livello mondiale quand'era appena ventenne; venne però incredibilmente e precocemente "bruciato" tanto da arrivare di fronte a Monzon a soli 23 anni, finendo ko al 7° round, quando per gli appassionati era già considerato un pugile in declino!
Il figlio Anthony, pur di classe infinitamente inferiore a quella del padre, é stato guidato con ben maggiore prudenza e professionalità e infatti é stato, nel primo decennio del nuovo secolo, ripetutamente iridato Wba dei supermedi. Cosa vuole di più? Cosa rincorre vanamente?
Ma questa é ormai storia.
Per sabato una sola cosa é importante davvero: che nè lui né il suo rivale si facciano male e finalmente si ritirino definitivamente perché, come dice un vecchio aforisma della boxe, il pugilato "non é una partita a tennis"!



