Ripropongo un articolo di qualche tempo fa e non a caso. Il pugilato sta tentando di rimettersi in cammino dopo dopo la "stramaledetta" pandemia e ora si sente più che mai la necessità di qualcosa che possa ridare linfa ad una disciplina che nel nostro paese ha recato tanto allo sport. Pubblico, popolarità, denaro, opportunità, risonanza mediatica...D'accordo! Tutto importante. Ma prima di ciò sarebbe indispensabile poter contare di nuovo su qualche pugile bravo e carismatico in grado di rendere quasi inevitabili le altre cose citate. Un campione vero, con la "C" maiuscola e come tale riconosciuto dalla gente. Quelle che seguono sono mie semplici riflessioni e constatazioni. Probailmente servono a poco ma, come si dice, meglio di niente...
Gualtiero Becchetti

Lo sport ha una regola inderogabile: s'impara dai migliori!
In ogni disciplina sportiva senza alcuna eccezione per diventare forti ci si deve cimentare con i forti.
Però se un tempo, almeno nel pugilato italiano, il mito dell'imbattibilità era certamente tenuto nel dovuto conto ma la sconfitta non costituiva né un'ossessione, né una vergogna, né tantomeno una "campana a morto", oggigiorno essa è diventata una specie di passaporto a vita, un certificato di "salvataggio del panda", una sbarra di confine oltre la quale non si può andare.
Con un dubbio, però: per i tecnici, i manager e i promoter nostrani l'intento di conservare "vergini" da verdetti negativi gli atleti sul piatto della bilancia pesa più o meno della fiducia che si ha in loro? Ai posteri l'ardua sentenza...
Risultato: il decadimento tecnico dei match a causa del modesto livello dei competitori ingaggiati dove capita e meno costano per garantire al 95% la vittoria, con l'aggravante dell'impossibilità di migliorare, perché se non si mette alla prova caratterialmente, fisicamente e tecnicamente il prospect non si avrà mai consapevolezza reale delle sue qualità e dei suoi difetti. Anche per tale ragione poco tempo avevo scritto su queste pagine dell'importanza di mettere a confronto tra di loro i nostri pugili.
La vecchia regola di tanti maestri e tanti campioni era: "Se vuoi essere il migliore devi battere i migliori". Un passo alla volta, con tutta l'avvedutezza del caso, la carriera di un pugile dovrebbe comunque essere una quasi ininterrotta marcia in salita, una continua sfida a se stesso e all'avversario di turno, sempre almeno una briciola più bravo di quello precedente.
Se l'imbattibilità, invece di una felice condizione comunque in perenne rischio, diventa quasi il fine dell'avventura sul ring, il conto si finisce per pagarlo tutto in una volta e spesso duramente. Qualsiasi persona che segue il pugilato sa bene che molti italiani, quando arriva l'ora della verità, non é raro che purtroppo falliscano e talvolta la prima sconfitta diventa anche l'ultima o quasi, dal momento che la loro carriera termina in un batter d'occhio. Lo dimostrano numerosi record. L'esperienza, l'abitudine a superare i momento oscuri che il ring riserva, la consuetudine ad una sovrumana fatica e al dolore non le si trova nella calza della Befana...Senza tali "tesori" é un'utopia credere di arrivare in vetta alla scala che porta lassù.
Quando ci s'illude di essere invincibili per avere percorso un cammino "in carrozza", la disfatta diventa un dramma senza ritorno, un dolore insuperabile, uno spettro che compare nel buio all'improvviso mentre si dorme ancora con la luce accesa e l'orsacchiotto tra le braccia...
Per tutti i campioni veri di ogni sport la sconfitta dovrebbe essere invece una compagna di strada, la molesta e sgradevole consigliera che insegna come si fa a non inciampare di nuovo, a non perdersi, a ricordare che se non la si ascolta si porterà dietro, cammin facendo, altre sue sorelle gemelle ancora più moleste e sgradevoli.
Basta controllare, ad esempio, i palmarés di molti pugli britannici o messicani o ex sovietici o estremorientali. Con grande frequenza e regolarità giovani imbattuti vengono opposti a giovani imbattutti. Uno vince e l'altro perde. Uno va avanti e l'altro si ferma. Ma non per sempre, perché dopo avere ripassato la lezione non é affatto detto che lo sconfitto di oggi non diventi il vincitore di domani e magari persino a più alti livelli. Così come nella scuola accade spesso che lo studente svogliato e mediocre alle medie e alle superiori alla fine sia invece il primo a laurearsi e con i risultati migliori!
Mi é venuta perciò per curiosità l'idea di sfogliare i curricula dei nostri medagliati olimpici dal 1960 ad oggi.
Volevo constatare cosa essi avevano combinato nei primi tre anni di professionismo, i più delicati, quelli del "praticantato". Sono arrivato ad una conclusione: anche noi sino a pochi anni fa non eravamo molto diversi dai britannici, messicani, ex sovietici o estremorientali.
Ecco la tabella in cui ho annotato i tre avversari di maggiore rilievo incontrati, almeno secondo il mio parere, dai nostri più celebrati neoprofessionisti.
Credo che offra l'opportunità di interessanti riflessioni.
Erano, ciascuno nel proprio tempo, le migliori "speranze". Eppure guardate chi affrontavano in quei primi trentasei mesi a torso nudo...
Poi qualcuno s'é fermato, altri hanno scelto di restare dilettanti, ma non pochi sono diventati veri e collaudati campioni.
Chissà perché?
Roma 1960
Oro
De Piccoli (Buddy Turman, Frankie Daniels, Howard King)
Benvenuti (Isaac Logart, Jim Hegerle, George Aldridge)
Musso (Olli Maeki, Alfonso del Rio, Felix Serrano)
Argento
Zamparini (Christian Marchand, Alberto Serti, Federico Scarponi)
Bronzo
Saraudi (Horst Benedens, Juergen Blin, Giulio Rinaldi)
Tokio 1964
Oro
Pinto (no professionismo)
Atzori (John McCluskey, René Libeer, Octavio Gomez)
Bronzo
Ros(Billy Gray, Juergen Blin, Carl Gizzi)
Valle (Mario Lamagna, Tommaso Truppi, Giovanni Capasso)
Bertini (Giuliano Nervino, Cyclone Barth, Luis Penteado)
Mexico City 1968
Bronzo
Bambini (Paul Nielsen, Benito Penna, Tommy Sheehan)
Mosca 1980
Oro
Oliva (Giuseppe Martinese, Dave McCabe, Rafael Gutierrez)
Los Angeles 1984
Oro
Stecca (John Feeney, Farid Benredjeb, Francisco Arreola)
Argento
Damiani (James Broad, Eddie Gregg, Anders Eklund)
Bronzo
Musone (Leon Spinks, Steve Mormino, Lutshadi Mudimbi)
Bruno (René Jacquot, Richard Bankeu, Hardy Jones)
Seul 1988
Oro
Parisi (Tonito Rivera, Roberto Rubaldino, Stefano Cassi)
Atene 2004
Bronzo
Cammarelle (no professionismo)
Pechino 2008
Oro
Cammarelle (no professionismo)
Argento
Russo (no professionismo)
Londra 2012
Argento
Cammarelle (no professionismo)
Russo (no professionismo)



