di Gualtiero Becchetti
Una squallida, angosciante bidonville nei sobborghi di Lagos, in Nigeria. La pandemia, anche se non si conosceranno mai i numeri precisi, vi sta ancora seminando innumerevoli vittime. Lo scenario é quello consueto, visto e rivisto mille volte. Da sfondo le baracche di latta, fango e cartone, i miseri panni stesi ad asciugare, rottami dovunque. Poi un bimbo di cinque anni elegantissimo, per dove si trova. Canottiera biancorossa, pantaloncini in tinta con tanto di frange e persino scarpe sportive nuove ai piedi. Esibisce i guantoni azzurri con impressionante disinvoltura, perché ha solo cinque anni. Sì. Cinque anni! Viene pure da pensare che buona parte delle modestissime risorse familiari siano state spese proprio per attrezzarlo e vestirlo dignitosamente.
Si chiama Ayomide Adeyemo. Si muove con un'agilità, una coordinazione, una prontezza di riflessi che sconcertano. Quando suo padre Olawiyola l'allena, parecchia gente della baraccopoli va a vederlo.
Alla sua età i nostri bambini generalmente pedalano sulla bici con le rotelline, però usano già telecomandi e telefonini e al massimo frequentano i primi corsi di nuoto o giocano al parco con gli amichetti, sempre che le vigili mamme ritengano (purtroppo hanno tanti motivi pr diffidare!) il luogo privo di rischi e insidie.
Il bimbo, che non dimostra neppure un mese in più della propria verdissima età, ascolta il padre, ne segue le indicazioni come un soldatino.
Negli ultimi mesi ha imparato tanto. Le scuole sono infatti chiuse per il corona virus e quindi le sue giornate sono scandite solo dagli impegni "pugilistici".
Ho guardato più volte un filmato che lo ritrae mente esibisce le proprie qualità.
Pensavo di divertirmi a vederlo in azione. Pensavo che mi avrebbe donato allegria.
Non é stato così.
Tanti, troppi ne ho visti di bambine e bambini ricchi di talento trasformarsi in adulti con poco talento. Potenziali campioncini di varie discipline sportive o artisti in miniatura o "primi della classe" con impressionanti doti d'apprendimento che hanno dato il meglio di se stessi quando erano appena dei boccioli, per doversi poi accontentare di diventare donne e uomini "normali" tra tanti "normali". Anonimi e lontani mille chilometri dai ruoli di protagonisti a cui tutti li predestinavano.
Ma diventare "normali" da noi é sopportabile perché questo pur imperfettissimo nostro mondo offre comunque opportunità. Diverso é diventare "normale", dopo tanti sogni ed illusioni, nella parte sbagliata del pianeta dove lo sfondo di baracche e rottami a cui ho accennato prima spiega meglio di ogni parola cosa potrebbe attendere il piccolo Ayomide.
O magari, tra dieci-quindici anni, ammucchiato con altri dentro qualche barcone da biechi mercanti di giovane carne umana, correrà il rischio di venire destinato a qualcosa comunque di poco buono nelle nostre periferie o in quelle di qualche metropoli europea.
Io gli auguro con tutto il cuore di diventare invece un campione del ring, uno dei tanti che quella terra meravigliosa e disgraziata ha regalato alla boxe, primo fra tutti l'indimenticabile Dick Tiger, il "monumento" del pugilato africano. Ma per arrivare lassù manca ancora tanto tempo e la strada da percorrere é lunghissima. Ha ancora occhioni grandi e trasparenti, pieni di fiabe e sogni aperti su un mondo di cui non si rende ancora conto di come davvero sia. Ha mani piccole e tenere, gambette più da passeggino che da ring, braccia mosse velocemente da muscoli tuttora invisibili.
Spero che la sua meravigliosa fragilità non venga messa a repentaglio, che le sue esili spalle non siano gravate di responsabilità e attese troppo pesanti, che non gli venga inchiodato in un angolo del cervello il pensiero che la sua vita é tutta e soltanto lì e che se fallisse le luci si spegnerebbero per sempre.
E' un bimbo e come un bimbo va guidato, rispettato e fatto crescere. Talvolta i grandi generano molto male per eccesso di amore. Mi auguro che papà Olawiyola ne sia consapevole.
Il gigante franco-camerunense Francis Ngannou, un popolare campione di Ufc, ha sentito parlare del piccolo, l'ha visto e adesso lo vuole aiutare. Ha detto che potrebbe diventare il nuovo Floyd Mayweather. Ecco. Il primo aiuto sarebbe proprio quello di non dire queste cose. Gli consenta invece di nutrirsi bene, di andare regolarmente a scuola, di avere adeguato supporto sanitario, di allenarsi e divertirsi nel migliore dei modi e in maniera conforme ai suoi anni appena cominciati. Di questo ha bisogno oggi e per i prossimi anni il "piccolino" nigeriano.
Tra qualche lustro si trarranno i bilanci.
Che la vita ti sorrida, Ayomide!




