Verdetto sbagliato, match da dimenticare.
1) Aveva vinto la Braekhus. 2) Match bruttissimo. 3) Se Simona Galassi fosse nata qualche anno dopo e pesasse un po' di più queste due se le mangiava a colazione.
Non vogliamo essere troppo severi con la Braekhus che ha 38 anni ed è probabilmente a fine corsa e qualcosa per il pugilato femminile ha fatto ma da rimproverarsi ha il fatto di non essere stata in grado, o di non esserlo più, di tenere lontano una ruda scazzottatrice come la McCaskill con il jab e le gambe. Poi ha trovato dei giudici evidentemente influenzati dalla storia di questa ragazza dal difficile passato, agli americani piacciono tanto queste storie, se poi una combatte come fra due carri in un film western gli interessa meno.
E si trattava di giudici ignoti di uno stato dove la boxe non è certo ai suoi massimi. Un po' come se Juventus-Inter venisse diretta da un pincopalla che arbitra in Interregionale.

Si è detto che molte riprese sono state equilibrate e questo è vero per le prime cinque-sei che certamente non potevano comunque andare tutte dalla stessa parte. La McCaskill accorciava e sparava ganci e qualche discreto uppercut, la Braekhus come detto faticava a scrollarsela di dosso e a mettere dentro i suoi colpi più puliti. Però non si può non aver visto che dal 7° round in poi la americana non ne aveva più, gambe rigide come trampoli, colpi a vuoto imbarazzanti sparati alla cieca. E' qui che la Braekhus ha ritrovato un po' di raziocinio e si è portata avanti coi suoi colpi puliti. La McCaskill si è data un gran da fare nell'ultimo round ma anche qui è discutibilissimo che l'abbia vinto.
Adesso si parla di opporla a Katie Taylor o a Delfine Persoon che sabato prossimo disputeranno la loro rivincita. Boxando così non avrebbe speranze, sempreché non prendano i giudici in Oklahoma.



