
di Gualtiero Becchetti
Come tanti di coloro che seguono il pugilato, ho sempre considerato i "Fantasy Match" un semplice, inconcludente e innocuo passatempo per discutere sul nulla; un modo come un altro per trascorrere qualche minuto dibattendo su ciò che ti piace come se ci si trovasse alla fermata dell'autobus o al bancone del bar in attesa che ti servano il caffè. Tanto alla fine, per ovvie ragioni, nessuno é in grado di dimostrare niente e ciascuno prende l'autobus e beve il caffè fermo sulle proprie opinioni, dimenticando dopo cinque minuti l'argomento stesso per il quale si era confrontato o accalorato con qualche estraneo.
Ora però la questione sta diventando sconcertante e un po' preoccupante perché i "Fantasy Match" sembano prendere forma come fantasmi evocati in una seduta spiritica o i miraggi di chi vaga per il deserto assetato e vede laghi e fiumi vittima dei miraggi.
Mike Tyson, Roy Jones, Bernard Hopkins, Shane Mosley, Floyd Mayweather, "Maravilla" Martinez, Omar Narvaez, Jorge Barrios (l'elenco completo sarebbe lunghissimo) già da tempo sono pronti a rientrare (o rientrati) sul ring per "match veri" o nostalgiche esibizioni spacciate per "match veri" (...rendono assai di più in dollari...) e ora s'aggiunge pure Oscar De La Hoya, il 47enne Golden oggi poco-Boy inattivo da 12 anni, immenso protagonista del pugilato stellare a cavallo del secondo e terzo millennio.
In queste settimane sono tornato sovente a scrivere e a ragionare dell'argomento e non voglio rompere ulteriormente le scatole a chi ha la pazienza di leggermi. Ribadisco soltanto quanto sia (almeno secondo me) insensata e malinconica l'ipotesi di rivedere tra le sedici corde viso-a-viso stupendi protagonisti di un'epoca passata e sepolta. Sono comunque disponibile a rimangiarmi ogni parola, a cospargermi il capo di cenere e ad ammettere la mia totale incompetenza, però ad una condizione: che mi venga dimostrato come il cinquantenne di oggi sia almeno pari al trentenne che era ieri in termini di efficienza fisica, psicologica e padronanza tecnico-atletica del ring. Ecco. Quel giorno sarò il più felice del mondo e il primo a sedermi sotto al ring o dinanzi al televisore per ammirare i miei beniamini del tempo che fu.
Impossibile? Infatti...Impossibile!
Altrimenti nel Calcio per ché non presentare la Nazionale azzurra di Madrid o Berlino al posto dell'attuale modesta formazione? Perché nel Ciclismo non applaudire ancora Bugno lungo i tornanti dello Stelvio e nell'Atletica Leggera Sara Simeoni che vola oltre l'asticella dei due metri?...
C'è un tempo per essere campioni e un tempo per riposarsi e ricordare.
Purtroppo.
Le motivazioni non contano! Anzi, intristiscono maggiormente.
Bisogno di denaro? Incapacità d'accettare la sentenza di non essere più i protagonisti?
In ogni caso non é ciò che si vorrebbe per gli dei del ring, delle strade, delle piste, delle piscine e dei campi...
Come se a sfilare per il concorso di Miss Italia fossero le vincitrici di una volta, attempate signore con i segni più o meno marcati di una mezza età incombente.
Accontentiamoci dei "Fantasy match" a chiacchiere o a colpi di tasto su Facebook...Non fanno male a nessuno se non al fegato di qualche esagitato capace d'infuriarsi sull'esito di inesistenti, impossibili, immaginati confronti come Marciano-Joshua, Benvenuti-"Canelo" Alvarez o Leonard- Crawford.
Assecondare la comprensibile però insensata debolezza umana di sognare il "ritorno al passato" dei tanti campioni pronti a mettersi in fila nell'attesa d'indossare di nuovo la tenuta da combattimento non é una buona cosa. Principalmente per i campioni stessi ma pure per noi.
I "Reality Match" fanno male...
Una stella cadente non avrà mai il fulgore scoppiettante e multicolore di un fuoco artificiale in una festosa notte d'estate. Non c'é alcunché di allegro ed esaltante nel guardare le macerie dello splendore di un tempo. Almeno così é per me. Certe immagini mi stringono il cuore... Le "mie" leggende del ring, dall'infanzia in poi, voglio ricordarle per sempre al di fuori del tempo, quando erano inarrivabili e perfette. Non ritrovarle come brutte copie o caricature di se stesse.
Hanno già dato.
Adesso basta, per favore.



