
Match intenso, senza attimi di pausa, senza possibilità di tirare il fiato per recuperare.
I colpi migliori sono stati quelli di Katie Taylor, ma Delfine Persoon ne ha portati in quantità industriale.
Nel giudizio (non nella sua sostanza, ma nella differenza di punteggi) bisognerebbe intendersi su quali siano i colpi efficaci. Dovrebbero essere quelli che provocano danni, altrimenti staremmo facendo un discorso di estetica, di bellezza di traiettorie.
Ma se così fosse, sorge spontanea la domanda: come ha fatto la belga a tenere un ritmo pazzesco per tutti e dieci i round pur avendone subiti non pochi?
L’irlandese è indubbiamente migliore sul piano tattico, sulla pulizia delle traiettorie, sull’abilità nel gestire le situazioni. Più forte complessivamente. Porta diretti e soprattutto ganci di grande bellezza.
La Persoon è una di quelle che non vorresti mai trovarti davanti. È una macchinetta che non va mai in folle. Conosce un solo modo di procedere, avanzare, fare pressione, mulinare le braccia.
Ha pagato dazio perché in questa confusione tattica si è esposta alla scelta di tempo e alla velocità della campionessa. È andata spesso a vuoto, ma altrettanto spesso ha centrato la rivale.
La vittoria di Katie è stata chiara, profondamente giusta. Anche se la Taylor ha mostrato qualche momento di incertezza nella forza di gambe, quando le è toccato andare via per evitare quella furia della sfidante.
È stato un match di grande concretezza, in cui non è stata risparmiata neppure una stilla di energia.
Katie e Delfine sono state due ragazze che hanno onorato questo sport. Doppio applauso e tanta curiosità per il futuro della Taylor.
Leggeri femminile (mondiale unificato Wbc, Wba, Ibf, Wbo) Katie Taylor (16-0, 6 ko, 60,800 kg) b Delfine Persoon (44-3-0, 18 ko, 60 kg) p. 10 (98-93, 96-94, 96-94).



