di Sergio Arcobelli
Nel 1920 le Olimpiadi estive si disputarono ad Anversa, città situata nella regione delle Fiandre, dunque nel Belgio settentrionale. Il nome "Antwerpen" (Anversa in olandese) deriva dalla frase handwerpen, ossia "lanciare la mano". Secondo la leggenda,questa frase è riferita all'uccisione da parte del soldato romano Silvio Brabone del gigante Druon Antigoon che regnava nella zona: il soldato tagliò la mano al gigante in combattimento e la gettò nel fiume Schelda. Così facendo Anversa fu liberata dalla minaccia. In piazza Grote Markt, la piazza principale della città, alla leggenda di Brabone è inoltre dedicata e intitolata la statua della fontana.
Tutto questo preamboloa cosa è servito? Per mettere in rilievo il fatto che gli italiani ad Anversa hanno già combattuto, vinto e sono entrati nella storia. Ma se quella del milite romano è solo una leggenda popolare, questa che vi stiamo per raccontare è una vicenda realmente accaduta. Che ha dato inizio ad un romanzo glorioso: quello del pugilato azzurro ai Giochi olimpici.

Oggi si parlerà di colui che ha dato inizio all’epopea della boxe italiana, ossia di un pugile e ragazzo piemontese di nome Edoardo Garzena (Torino, 1900-1982). Ovvero la prima medaglia olimpica italiana nella boxe. L’allora ventenne Garzena salì sul terzo gradino del podio nella categoria dei pesi piuma. Fu una medaglia di bronzo storica, quanto sudata. Dopo aver battuto all’esordio tale Vincken, il boxeur piemontese ai quarti di finale riuscì a far valere la propria tecnica sul britannico Cater. Poi arrivò lo scoglio della semifinale: in quell’occasione il francese Paul Fritsch, però, ebbe la meglio sul nostro pugile. Fritsch che poi nella finale per l’oro sconfisse il connazionale Jean Gachet. A quei tempi, però, per salire sul terzo gradino del podio non bastava approdare alle semifinali. Serviva vincere il duello per il 3° e 4° posto. Duello che Garzena si aggiudicò il 24 agosto del 1920, giorno in cui batté lo statunitense Zivic e poté fregiarsi del riconoscimento di primo pugile italiano sul podio alle Olimpiadi. Sono trascorsi cent’anni esatti da quella medaglia. La prima di una lunga serie. Del resto la boxe è la disciplina in cui l’Italia ha raccolto più podi a cinque cerchi: 48. Nonostante la disfatta di Rio, siamo ancora al quarto posto nel medagliere olimpico con 15 ori, 16 argenti e 17 bronzi, dietro soltanto agli Usa (113, 54 ori, 25 argenti e 38 bronzi), a Cuba (73, 37 ori, 19 argenti e 17 bronzi) e al Regno Unito (56 medaglie, 18 ori, 14 argenti e 24 bronzi).
Per quanto riguarda il nostro pugile, dopo quel bronzo olimpico Garzena passò tra i professionisti. Ma non riuscì a lasciare il segno come nei dilettanti. Si laureò campione italiano dei leggeri, grazie al successo ai punti contro il romano Edoardo Piacentino, titolo che difese per quattro volte (l’ultima si svolse a Milano il 22 novembre 1925). Garzena conservòil titolo fino al 19 giugno del 1926, quando sul suo cammino incrociò Mario Farabullini. Chiuse la carriera con il record di 60 incontri: 42-12-6. Il suo ultimo match lo disputò nel novembre del ‘29 a Ginevra, guarda caso stessa località dove aveva esordito tra i pro sette anni prima.
Da tecnico della Nazionale, invece, partecipò alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932, rassegna olimpica che vide l’Italia conquistare due medaglie d’argento con Gino Rossi (mediomassimi) e Luigi Rovati (massimi).
Appesi i guantoni di boxe al chiodo, Garzena alla fine degli anni venti iniziò la sua attività di insegnante presso alcune palestre come l’Accademia Gallaratese. Nel 1946 creò a Torino una propria società con il nome di APT – Accademia Pugilistica Torinese. Nel 1953 a Garzena furono concessi dei locali presso lo Stadio Comunale di Torino. Attorno a lui si formò una vera e propria scuola di “maestri” quali Saverio Taverna che nel 1963 fondò il Boxing Club Torino. Tra i suoi insegnanti ci fu anche Angelo Carlucci. Nel 1971 Garzena lasciò la direzione dell'APT al maestro Saverio Taverna che la unificherà sotto il nome di Boxing Club Torino (la cui sede attualmente è in via Modigliani 21) e la gestirà fino al 2001, anno della sua prematura scomparsa. Il Boxing Club passerà sotto la direzione di Angelo Carlucci, che tutti oggi chiamano con rispetto “maestro”. Tra i pionieri della professione di personal trainer, Garzena ebbe esperienze presso importanti famiglie torinesi, compresa la famiglia Agnelli. Restò attivo fino agli ultimi anni di vita conclusasi nel 1982 all'età di 82 anni.

Ma non è finita qui. Perché lo stesso giorno in cui Garzena mise al collo il bronzo,un altro paisà fu in grado di entrare nella storia delle olimpiadi: il suo nome è Frankie Genaro. In realtà Frankie (1901-1966 -foto) si chiamava Frankie Di Gennara ed era nato a New York da genitori italiani. Pensate a cosa sarebbe successo se avesse scelto di vestire i colori azzurri…Più avanti, per giunta, Frankie tra i professionisti riuscirà a conquistare pure il mondiale NBA dei pesi mosca.

Non c’è due senza tre! Di quel meraviglioso 24 agosto si ricorda un’altragrandissima storia: quella dell’americano Edward “Eddie” Eagan. Pochissimi si ricorderanno di questo fuoriclasse, forse il termine più appropriato, o più semplicemente un eclettico come se ne sono visti pochissimi. Già perché Eagan (1989-1967), brillante avvocato grazie agli studi in giurisprudenza ad Harvard, Oxford e Yale, è stato il primo atleta di sempre a vincere una medaglia d’oro sia ai Giochi estivi sia a quelli invernali. Ad Anversa, nel 1920, si prese l’alloro nei mediomassimi superando nella finale il norvegese Sverre Sørdal; poi, nel 1932, prese parte ai Giochi della neve e del ghiaccio di Lake Placid dove conquistò l’oro nella gara di bob a quattro.
La dimostrazione – semmai ce ne fosse bisogno - che la nobile arte, oltre ad essere uno degli sport più antichi del mondo, è anche uno dei più completi.



