di Gualtiero Becchetti
Nel lungo periodo di pandemia, di isolamento forzato, d'inattività, di lontananza dalla palestra e dagli amici, ho pensato e ripensato...
Ringrazio la natura di avermi fatto dono di qualche talento: muscoli elastici, cuore solido e sopportazione al dolore.
Ma non basta per diventare un pugile vero.
Ho bisogno di te, mestro, affinché mi insegni tutto; a colpire e soprattutto a non essere colpito; a gestire il fuoco del coraggio con la freddezza della ragione; a non temere troppo l’avversario ma a diffidarne sempre e a rispettarlo pur nell’asprezza dello scontro; a non contare le ore d’allenamento; ad evitare le notti senza fine per potere così abbracciare le albe; a non essere mai soddisfatto di me per tendere costantemente al meglio; a sopportare talvolta gli insulti e i rimproveri con cui mi dimostri affetto; a trovare da te consolazione anche se non la chiedo e incitamento quando tutti credono che non ce ne sia necessità; a restare solo quando sono circondato dalla gente e a volerti accanto quando vicino a me non c’é nessuno; a spegnere i miei sogni quando si trasformano in utopia e a riaccenderli quando impallidiscono nella disillusione; ad indicarmi con lo sguardo la strada sul ring e a fermarmi se la sofferenza prima o poi dovesse andare oltre…
Ma ho bisogno anche di voi, manager e orgoanizzatore, perché tracciate una mappa del mio complicato domani. Dovrete farmi combattere non solo per i soldi, ma almeno per compensarmi di uno spettacolo meritevole del giusto premio; decidere gli ostacoli che dovrò superare e quelli che dovrò evitare; ringraziarmi nei momenti felici e difendermi in quelli bui; rischiare denaro, come io rischierò me stesso, perché insieme si possa godere di buoni frutti; ricordare che io non sono soltanto un nome e un peso, ma un uomo che a casa ha qualcuno che l’aspetta; ricordarmi nella vittoria, rispettarmi nella sconfitta e soprattutto nel momento dell’addio; regalarmi la tranquillità che concima i successi, ponendovi come miei compagni di viaggio e non come controparti; sigillare con il marchio dell’onore un rapporto in cui talvolta voi rischiate tanto, ma io rischio tutto…
Se io, il maestro, il manager e l’organizzatore non saremo chiusi solo in noi stessi ma formeremo una piccola falange in cui ognuno sarà fondamentale per l’altro, allora forse ce la farò a diventare un pugile vero.
In caso contrario, rimarrò uno dei tanti destinati alla frustrazione e ai rimpianti, buono solo per raccontare un giorno le mie avventure giovanili agli attempati e distratti amici del bar.
Se la dea bendata non mi sarà nemica e voi mi aiuterete, sì, ne sono convinto: ce la farò…



