
di Gualtiero Becchetti
La vita è una e non ritorna.
Non ritorna mai. Al massimo si possono inchiodare i ricordi alla fragilità della memoria perché un giorno qualcuno riviva ciò che è stato...Se ne varrà la pena, se sarà stato meritato, se non avrà niente di più importante o di meglio da fare.
Il guerriero del ring che tale fu e per sempre sarà, percorre l’esistenza come un lampo che abbaglia per un attimo.
Eppoi scompare.
E dopo una vittoria ardente come il fuoco o una sconfitta gelida come le notti d’inverno o nel tepore di un tramonto che prepara il buio salutando il giorno con i propri colori più belli, il guerriero del ring deve decidere cosa puntare sul tavolo verde del tempo, sperando d’indovinare il rosso o il nero.
Tante volte non sa che fare e mille voci gli indicano strade diverse perché è facile indirizzare verso una via quando a mettersi sulle spalle il fardello e a contare i passi nella solitudine sono gli altri.
La vita è una e non ritorna.
Allora il guerriero del ring deve scegliere, non importa se con il sorriso sulle labbra o il pianto in gola. Qualsiasi inesplorato viottolo che s’inerpica verso la montagna egli deciderà di prendere, ignaro di cosa l’attenda domani, se ne infischi di tutto e di tutti.
La vita è una e non ritorna.
La vera colpa sono i rimpianti. La pena sono i rimorsi.
Chi è libero e dentro di sé ha il respiro inquieto del guerriero ha un privilegio sugli altri: sia che s’appresti ad alzare la definitiva bandiera bianca o ancora un volta l’insegna di battaglia non cambierà molto.
Ha dato. Ha dato quanto doveva e onorevolmente.
E’ vero.
Chi lassù ci è salito non deve più dimostrare nulla. Faccia ciò che vuole.
Il resto è solo un sussurro che si perde nel vento.



