
di Gualtiero Becchetti
Caro Sandro,
solo adesso ti scrivo...
Avrei voluto farlo subito dopo che te ne sei andato ma il tuo viaggio era già avvolto da un'immenso coro di parole ben più importanti e appropriate di quanto avrei potuto fare io.
Per questo ho atteso e solo ora, con ancora negli occhi le immagini di Nino che ti bacia in fronte a si accomiata toccandoti le mani con il pugno, proprio "alla pugile" come avevate fatto oltre mezzo secolo fa, batto sui tasti del computer per dirti qualcosa.
Nulla di particolarmente importante, nulla di nuovo. Ma mi fa piacere farlo e lo faccio altrimenti è come se lasciassi un dovere incompiuto.
Tantissime ore della mia vita sono collegate alle tue imprese, ai tuoi trionfi, alle tue tragedie.
Ho cominciato a vederti combattere "dal vero" che eri ancora un giovanissimo professionista dal "ciuffo" biondo eppoi ti ho conosciuto di persona tramite mio cognato Carlos Duran e mi sei rimasto impresso per sempre. Non credo che tu ti possa ricordare di me, prima un ragazzino eppoi un uomo qualsiasi in mezzo all'immenso stuolo di coloro che in quegli anni ti stringevano la mano e ti chiedevano l'autografo.
Mi ha soprattutto colpito un tuo aspetto che rende "speciali" le rare persone a cui é concesso il privilegio di possederlo: il perfetto e armonioso amalgama tra l'uomo mite, allegro ma riservato, compagno di tavola e di canzoni, affettuosissimo padre di famiglia e l'irriducibile, indomito guerriero capace di valicare con il proprio ardore senza pari i limiti dell'umana comprensione.
Mi sembrava impossibile che il Mazzinghi sorridente e pronto a tenere banco con gli amici esibendo la sua parlata da "toscanaccio" meravigliosamente elegante e musicale anche quando gli usciva dalla bocca rude e cruda, fosse lo stesso Mazzinghi che vedevo tra le corde del ring masticare e distribuire a piene mani sofferenza, fatica e dolore.
Ho ancora dentro di me non solo le vivide immagini dei tuoi incontri più importanti, ma di altri ingiustamente quasi svaniti nel tempo per la troppo fragile memoria della gente. Di incontri in cui ti ho visto in bilico sul buio dell'abisso (Logart, Rolland, Austin, Manca, Brennan, Scott...) eppure capace di ritrartene e, non so neppure in che maniera, di raggiungere alla fine vittorioso la vetta mentre noi comuni mortali temevamo che l'abisso ti avrebbe inghiottito.
Che lezione di vita e di sport!
In un certo senso morivi e risorgevi nel volgere di pochi istanti perché non la forza dei tuoi pugni, non la tua tecnica, non il sostegno del pubblico, ma il tuo cuore compiva il miracolo. Sì, il cuore. Quel simbolico scrigno più duro del più duro degli acciai da cui riuscivi a trarre fuori, quando tutto pareva perduto, fantastiche dosi di coraggio, orgoglio, resistenza al dolore e noncuranza per ciò che avrebbe potuto accadere.
Ora non ci sei più. Sei andato altrove ma non troppo lontano, altrimenti tutti avremmo voltato pagina e invece la tua é aperta e resterà per sempre aperta.
Sai che ti dico, Sandro?
Per onorarti, per mantenere umido e fertile il campo in cui tanto hai seminato, vorrei che il pugilato a strisce verdi-bianche-rosse ti assomigliasse. Almeno un po'. E oggi, che é come mai nella sua secolare storia in bilico su quel buio dell'abisso nel quale tu tante volte hai guardato, vorrei che trovasse alcune briciole dei tuoi valori, del tuo essere orgogliosamente Mazzinghi. per rimettersi in piedi e riprendere la tribolata, pericolosa, lunga scalata verso quelle cime dove tante volte in passato ha respirato l'aria della vittoria a pieni polmoni.
Sono sicuro che sarebbe forse il monumento celebrativo che preferiresti e fra le strade e le piazze che mi auguro porteranno prima o poi il tuo nome almeno tra le colline della dolce Toscana, da lassù potresti dire, indicandolo ai tanti pugili e ammiratori con cui ora ti trovi: "Vedete laggiù quanti ragazzi combattono? Quante vittorie conquistano? Quanto onore si fanno? Essi sono il pugilato italiano, il monumento che mi hanno voluto innalzare per diventare come me!".
Sogno o realtà? Non so, ma almeno tu mettici una buona parola...
Ciao, Sandro! E grazie d'esserci stato.
Gualtiero



