Professionisti e no

La morale è che ci vuole anche una certa "arte" nel copiare. Non so se nella scuola di giornalismo si insegni a copiare ma credo, e spero, di no. Forse qualcuno però ha passato gli esami copiando e, visto il successo, ha deciso di continuare. Nei concorsi di composizione musicale se un plagio viene scoperto il reo viene sbattuto fuori con ignominia e si porta dietro il marchio tutta la vita, sono così state stroncate anche carriere promettenti. Nel giornalismo evidentemente no.
Vi domanderete il perché di cotanto "pistolotto" e soddisfo subito la vostra curiosità. Capita a un "giornalista" dilettante come me, e quindi non pagato, ma appassionato, di scrivere quello che i giornalisti veri, chiamano "coccodrillo". E' capitato anche ieri. E capita anche che un giornalista "vero", o forse meglio dire pagato, si immedesimi nel mio vecchio compagno di classe e riscriva il mio pezzo in forma di riassunto e lo faccia guarda caso su un quotidiano colorato che vende una montagna di copie da oltre un secolo e senza cambiare statua in simulacro. Per essere sicuro ho sottoposto la copiatura a tre lettori, oltre a colui che ce lo ha segnalato, e il giudizio è stato unanime e severo.
Si tratta dello stesso quotidiano a cui una volta demmo in pasto una notizia completamente inventata e anche in quella occasione ritrovammo la nostra notizia su quel quotidiano. Che ci volete fare, non c'è nulla che ci possa difendere se non la stima dei nostri lettori. All'autore del "coccodrillo" copiato rimane la figura del peracottaro, con tanto di firma.



