di Sergio Arcobelli
C'è un nemico, subdolo e invisibile, che è entrato nelle nostre vite.Un nemico da affrontare sempre con la guardia alta.
Si sta parlando, ovviamente, del Covid-19. Un nemico che Ammar Merie, pugile e medico siriano, conosce bene visto che ogni giorno è sempre in prima linea nelle corsie degli ospedali. Come se non bastasse già la guerra in Siria, ora c'è pure un virus a dilagare e a rendere un inferno la sua vita e quella del suo popolo.
Mentre era in sala operatoria dell'ospedale in cui lavora a Damasco, la capitale, Ammar si è reso protagonista di un gesto innocuo ma che ha suscitato l'ammirazione dei follower: durante una pausa di lavoro, questo pugile-medico ha iniziato a fare boxe a vuoto.
Immagini che potete vedere anche voi e che stanno facendo il giro del mondo, perché nell'immaginario del pubblico, rappresentano quelle di un uomo che combatte e che può sconfiggere pure un nemico subdolo e invisibile come il coronavirus. Abbiamo deciso di contattare Ammar Merie, il quale ci ha risposto gentilmente tra una giornata estenuante di lavoro e l'altra. Ci ha raccontato questo: "Ho 22 anni e sono un pugile della squadra nazionale di boxe siriana, nonché un medico che lavora in alcuni ambulatori e sale chirurgiche della mia città. Pratico pugilato agonistico da ormai 9 anni. Ho partecipato ai campionati giovanili asiatici in Kazakistan, nella categoria di peso dei 60 kg".

La sua carriera pugilistica, sfortunatamente, non è ancora decollata pur essendo lui ancora molto giovane. E' colpa della guerra che ha reso tutto insostenibile. "Già - conferma Ammar - purtroppo a causa della guerra qui in Siria non ho potuto allenarmi al meglio per riuscire a partecipare ai campionati del mondo e ai Giochi Olimpici, il sogno di qualsiasi pugile. Ci sono le sanzioni internazionali che impediscono ai cittadini siriani di viaggiare: per questo, non possiamo allenarci o prendere parte a training camp all'estero"



