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Davide Bianchi : Storia di un cutman italiano premiato dal Wbc

 

di Sergio Arcobelli

Nella vita di un pugile, le ferite sono all'ordine del giorno. Ci sono quelle che si possono rimarginare. Ce ne sono altre, invece, che non si possono guarire. Nel primo caso, vengono chiamati in causa i cutman.

Di solito, questa figura viene spesso sottovalutata nel mondo della boxe.

Per i non addetti ai lavori, il cutman è colui che si occupa dei bendaggi prima degli incontri e di intervenire su eventuali tagli, gonfiori o sanguinamenti riportati dal pugile tra un round e l'altro.Sono dunque loro a prendersi cura dei pugili nel loro momento di fragilità. Sono loro che, in 45-50 secondi, questo il tempo effettivo che resta a disposizione tra un gong e l’altro della campana, entrano in gioco e diventano pure loro protagonisti del match.

Può sembrare scontato il loro lavoro, ma non lo è affatto.

Anzi, alle volte il loro lavoro di compressione e tamponamento di una ferita può rivelarsi decisivo: come quando per esempio un incontro sta per essere fermato per ferita o per un ematoma, ecco che un bravo cutman può far allungare il match di un pugile di uno, due o anche tre round in più. Senza dimenticare, però, che la prima missione rimane quella di garantire la sicurezza professionale del pugile. Per questo il cutman, assistendo il pugile durante il match, è di quel pugile una sorta di angelo custode. Insomma, parliamo di una figura indispensabile.

Chi incarna alla perfezione uno spirito altruista è Davide Bianchi, 39enne medico nato a Pisa e cresciuto a Livorno, che svolge appunto la professione di cutman. Chi meglio di lui può raccontarci questo mestiere, che richiede una preparazione teorica ma anche molta manualità nonché una precisione certosina.

“Fare questo lavoro a certi livelli – spiega - richiede una certa personalità e bisogna essere abbastanza spartani. Non è un mestiere per tutti: ci sono persone più predisposte, quelle più abituate a lavorare in situazioni di emergenza. Io per esempio ho lavorato al pronto soccorso e mi occupo anche di medicina di emergenza. Di ferite brutte ne vedo 30-40 a settimana. Ma questo non mi spaventa”.

Le ore e i turni di lavoro in corsia cominciavano a sovrapporsi con l’attività da cutman, per questo Davide per questo Davide lavora come indipendente in una clinica privata(“è dura far conciliare le due cose…a volte bisogna fare delle scelte” dice) e ha potuto così dare una svolta alla sua carriera.

Una carriera di cutman che, tra l’altro, ci racconta:

Bianchi Cutman Due larga

"Ha avuto inizio così, un po' per caso. Quando mi sono stabilito a Ginevra, in Svizzera, ho cercato una palestra di pugilato, perché da giovane ero stato un modesto dilettante ma volevo fare qualcosa in maniera attiva, semplicemente dare una mano. Succede che una sera un allenatore-manager incontrato nella palestra si avvicina a me e mi dice: ho visto su facebook che sei medico, volevo invitarti a cena per parlarti di un po’ di cose…Fatto sta, mi fa una proposta: vuoi fare il medico da bordo ring? C’è una serata senza titoli,un dual match tra Svizzera e Bosnia. Accettai. Succede che proprio quella sera una ragazzina pugilessa collassa durante il match, perde conoscenza all’esordio. C’era la televisione, un macello…metà del pubblico se ne va, scandalizzato. Un bell’esordio, penso…Il fatto di rianimare questa ragazzina, cosa che non tutti i cutman riescono a fare, mi fece avere una buona fama”.

In sostanza, quasi dal nulla la carriera di Davide decollò. Continua:

BIANCHI CUTMAN 3

“Pochi giorni dopo, mi richiama sempre lo stesso manager-allenatore. Mi propone un secondo match. Era una sfida mondiale! Io che il cutman non l’avevo mai fatto…Era un Mondiale Wbc in Polonia. E’ stato il mio vero esordio da cutman. Quel match è stata la mia fortuna, perché quel match fu seguitissimo, d’altronde saliva sul ring un idolo nazionale, la prima donna svizzera a disputare un mondiale Wbc. E’ stata la mia fortuna perché sono apparso in diretta mondiale, avevo la telecamera a cinque centimetri...insomma ho iniziato a farmi riconoscere nell’ambiente pugilistico. Da lì la mia carriera, iniziata solo nel settembre 2017, è svoltata. Tra il 2018 e 2019 sono stati due anni vincenti, in un anno e mezzo ho fatto qualcosa comequattro-cinque mondiali, uno wbc, tre wbo e uno wbf, non è poco”.

Gli chiediamo, incuriositi: qual è il segreto di un bravo cutman?

“Se ho scelto di fare i match di un certo livello – svela Davide -, è perché sono abituatoa certe pressioni. Il cutman deve essere una persona sveglia, deve sapere cosa fare in ogni situazione. Perché se un pugile si sta giocando un mondiale ai punti e mancano, che ne so, 4 riprese e si apre una ferita, inizia a sanguinare troppo, con il rischio che l’arbitro fermil’incontro e di conseguenza il pugile perda il match,bisogna trovare il modo difar andare avanti di uno, due o anche tre round, ovviamente se possibile. Ma non è affatto semplice tutto ciò: in meno di 60 secondi, all’incirca 55 secondi, forse 45-50 secondi effettivi, quindi non stiamo parlando di 20 minuti, per il cutmani mezzi a disposizione sono pochi: ghiaccio, vaselina e adrenalina. Hai tre frecce e queste tre frecce li scagli. Chiaro, non si possono fare miracoli e ci sono ferite su cui non si può fare niente. Non c’è cutman, medico o stregone che si salvi. Ma è anche vero cheil cutman di problemi te ne risolve tanti”.

C’è una cosa che, però, ancora manca nella breve ma fin qui luminosa carriera di Davide: un match a bordo ring in Italia.

“Già, ho sempre lavorato all’estero, non c’è mai stata l’occasione. C’era qualcosa in programma, ma poi il Covid ha fatto saltare tutto. Aspetto ancora l’esordio italiano: più che volentieri”.

Se Davide ha affinato la sua tecnica, merito  anche di gente come Federico Capizzoni, un infermiere professionale con alle spalle esperienze a bordo ring in grandi palcoscenici e per questo fonte di ispirazione. E pensare che in Italia, di solito, il cutman è il secondo stesso o addirittura il manager del pugile, quasi sempre senza professionalità specifica.

“Il lavoro da cutman  poco considerato in Italia fino a quando non è tornato alla ribalta grazie a Federico Catizone, che mi ha insegnato il mestiere. E’ importante che i pugili riescano a capire l’importanza del nostro lavoro. Qualcuno sta iniziando a capirlo”.

Bianchi CUTMAN Uno

Nei giorni del coronavirus, vista l'impennata del numero dei contagiati al Covid-19, anche Davide ha dovuto fermarsi e scendere dal ring. C’era bisogno di lui da un’altra parte:

“Sì, anche se qui in Svizzera non c’è stato un vero e proprio lockdown, negli ultimi 6-7 mesi ho dovuto dare una mano in corsia. Ho visto tanti pazienti, da fine febbraio ad ora, ne avrò visto più di 800 di persone positive, e faccio una stima al ribasso. Per aver dato una mano in questo lungo periodo, mi hanno segnalato alla Wbc e ho ricevuto un premio come "Hero of the world" per l’impegno contro il Covid, un premio voluto da Suleiman, il presidente Wbc, che ha deciso di premiare tutti quegli addetti ai lavori della boxe che si sono contraddistinti in questi mesi. Sì, posso dire che questo riconoscimento è il titolo più importante della carriera. Posso andarne fiero”.

 

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