di Gualtiero Becchetti
“C’era una volta…”. Sì, c’era una volta in cui nei palasport, negli stadi e nelle piazze grandi folle di appassionati s’accalcavano attorno ai ring per assistere alle imprese dei campioni (o presunti tali) di un’epoca ormai ingiallita nella memoria.
La gente accorreva perché “sapeva” cosa andava a vedere, perché era preparata “in materia”, competente. Conosceva i pugili, le loro storie dentro e fuori dalle sedici corde; era in grado di soppesare gli avversari, i rischi, le prospettive dei propri beniamini e acquistava il biglietto solo se si sentiva garantita da match “veri”, incerti, in grado d’aumentare i battiti cardiaci e azzerare la salivazione, altrimenti mandava “a quel paese” tutti e preferiva la briscola al bar.
Nelle gradinate a buon prezzo si sedevano gli sportivi semplici, quelli che strillavano nei fumosi caffè per stabilire se fosse migliore Cavicchi o Bozzano, se Loi avrebbe battuto Visintin o se Benvenuti sarebbe riuscito a domare la furia di Mazzinghi…I tifosi “ruspanti” e rumorosi, l’“anima popolare” della Noble Art.
Nel parterre, i vip…Politici, attori, registi, scrittori e giornalisti, cantanti, campionissimi di altre discipline sportive a fungere da ciliegina su una torta che era attraente sia sotto l’aspetto agonistico che quello mondano.
Poi il mondo è cambiato.
Il predominio televisivo, il declino qualitativo dei pugili, la scomparsa di tanti promoter e manager, la moltiplicazione dei titoli e delle sigle, il crescente disinteresse dei media e la modestissima competenza di parecchi giornalisti chiamati ad occuparsi di boxe per "tappare buchi" hanno progressivamente allontanato gli spettatori, da quelli tutta passione e sudore sulle gradinate sino a quelli elegantissimi in prima fila.
E forse il pugilato, quello italiano più degli altri, ha cominciato a declinare nel momento in cui noi, ragazzini d’allora, non siamo più stati in grado di elencare con facilità i nomi dei campioni d’Italia, d’Europa e del Mondo come avevamo sempre fatto, educati alla “scuola” dei giornali sportivi, delle figurine Panini, dei nostri padri e delle rare dirette televisive e radiofoniche. Ci siamo resi conto di non sapere più ciò che sapevamo “prima”, di non ricordare i nomi dei campioni e di non capire perché mai un campione d’Italia fosse confuso con il campione del Mediterraneo, del condominio o del dopolavoro.
Adeguarsi ai tempi non è mai facile; bisogna farlo un po’ per volta come quando si scende nell’acqua fredda e all’altezza del bacino diventa un dramma…Tanti non se la sono sentita e li abbiamo persi. Altri, lo zoccolo duro, si sono alla fine rassegnati al nuovo e sono ancora tutti lì, a vagheggiare ciò che è stato e non sarà più..
Certamente nessuno rivedrà mai lo stadio di Bologna ribollire di 50.000 spettatori come successe per l’Europeo Cavicchi-Neuhaus, né Villa Borghese esplodere per l’enorme folla accorsa per Carnera-Uzcudun e nemmeno riassaporerà l’urlo di S.Siro per Loi-Ortiz, Loi-Perkins, Benvenuti-Mazzinghi e Mazzinghi-Kim Ki Soo e nemmeno gli spettatori resteranno senza biglietto, come a Torino per Duran-Folledo o a Napoli per Duran-Lamagna…
Però è sufficiente riflettere un attimo e ci si rende conto che qualsiasi mediocre incontro trasmesso in televisione in realtà viene visto da molte più persone di quanto non accadesse allora per match di altissimo livello, quando solo coloro che aprivano il portafoglio ai botteghini potevano godere dello spettacolo.
Infatti, la TV è stata nello stesso tempo una meritevole divulgatrice di pugilato internazionale, ma pure la responsabiler di innumerevoli disastri che hanno sputtanato la boxe “urbi et orbi”…
Non occorre essere dei Leonardo da Vinci per capire che lo sport contemporaneo, il pugilato per primo, affonda le radici negli introiti televisivi e pubblicitari.
Però, tutto ciò accade solo ad una condizione: che lo spettatore sia attirato dallo spettacolo e reclami quindi il “prodotto”, altrimenti a nessun direttore di giornale, a nessuna rete televisiva importerà un “fico secco” del pugilato.
Ben vengano i numeri importanti davanti ai teleschermi, ma sono indispensabili anche gli spettatori attorno al quadrato, la prova concreta di una passione radicata nel popolo. Tralasciando l'attuale emergenza sanitaria, stringe comunque il cuore constatare quanti spazi vuoti ci siano attorno a ring dove si disputano combattimenti pur di dignitoso livello. E’ questo il tributo che il pugilato oggi deve pagare per le innumerevoli “fregature” somministrate agli spettatori in lunghi anni di allegro business fondato su match scontati e senza senso, dirette televisive concesse a “cani e porci” e a programmazioni dal naso più lungo di quello di Pinocchio.
Lo spettatore va tutelato! E’ quasi un appello in concorrenza a quello del WWF a riguardo dei panda…Deve ritornare a divertirsi e ad emozionarsi! E’ l’unica medicina utile a far sì che quel pugilato che abbiamo adorato da bambini e pianto da adulti guarisca con tutti i crismi dei tempi nuovi e incorniciato in una società diversa.
Riportare la gente ai botteghini in ordinata fila è la condizione per mettere in moto il resto, perché ogni pagante non pentito diventerà un convinto divulgatore porta-a-porta della boxe italiana del Terzo Millennio.
Lo spettatore che compra il biglietto va cercato e incentivato affinché si riproduca, proprio come il panda, altrimenti di lui non resterà che un reperto al Museo e allora sì che la battaglia sarà definitivamente persa!



