Mark Breland, medaglia d’oro ai giochi olimpici di Los Angeles 84 ed ex campione mondiale dei pesi welter, non sarà più l’allenatore di Deontay Wilder (42-1-1), ex detentore della cintura WBC dei pesi massimi, in vista del terzo incontro che “The Bronze Bomber” andrà a disputare contro l’inglese Tyson Fury, attuale campione in carica.

Si viene così ad interrompere un sodalizio professionale durato dodici anni ovvero da quando il manager Shelly Finkel portó Breland, (foto a sx) che guidó nel corso di tutta la sua carriera professionistica, nel campo di allenamento di Wilder, con l’obiettivo di perfezionare la sua tecnica di combattimento grazie alla sua esperienza in materia.
A prendere il posto del campione olimpico sarà Jay Deas, che ha allenato Wilder din da quando era un dilettante, portandolo alla conquista della medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Pechino 2008, dove venne battuto in semifinale da Clemente Russo.
A Breland viene rimproverato il getto della spugna nel corso della settima ripresa nel match di rivincita dello scorso 22 febbraio a Las Vegas che costrinse l'arbitro ad interrompere l’incontro che sino a quel momento Fury stava dominando su di un Wilder provato e praticamente inerme.
Decisione questa non condivisa ne da Deas, durante la conferenza stampa del dopo match, ne dallo stesso Wilder che, parole sue, avrebbe preferito morire piuttosto che perdere perché qualcuno ha gettato la spugna.
“Mark conosceva il mio modo di pensare” Ha dichiarato Wilder. “L’ho sempre detto a tutti i miei allenatori. Non importa come possiate vedermi da bordo ring; non importa quanto mi vogliate bene; ma per nessun motivo dovete farvi prendere dall’emotività e gettare la spugna in segno di resa, perché per me è una questione d’orgoglio.
Quando sei in possesso di una potenza nelle mani come la mia, non sarai mai fuori combattimento.
Non mi importano quali siano state le circostanze ne le possibili conseguenze. Nessuno deve permettersi di contravvenire alle mie disposizioni”.
Pur comprendendo le ragioni di Wilder, personalmente siamo dalla parte di Breland che ha responsabilmente interrotto un match divenuto oramai impari dove Wilder stava subendo la più grande punizione della sua vita sportiva e che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.
Max



